The times- they- are a changin’, e non solo perché il poeta ha preso il Nobel,
ma perché le cose cambiano in un attimo, spesso per una nostra scelta. Cambiano continuamente, in base a tante microscelte che facciamo, di cui magari non capiamo l’importanza in quel momento. Il film Sliding Doors è stato la rappresentazione plastica del momento che cambia il corso di un’esistenza, e anche della fatale domanda: cosa sarebbe successo se…?

Spesso il momento non è drammatico né particolarmente “topico”, come spiega bene questo articolo di Annamaria Testa: non è, magari, qualcosa di preciso che ci accade, ma una luce di conoscenza che si accende dentro di noi (perché i tempi che cambiano sono soprattutto i nostri, interiori). Che ci illumina, ci spaventa, quasi sempre in qualche modo ci libera.

Nei momenti più impensati: mentre beviamo un caffè o camminiamo per strada, oppure semplicemente ci alziamo, in una mattina qualunque, e abbiamo capito che.
Il resto mettetecelo voi, può essere l’idea imprenditoriale della nostra vita, ma anche la consapevolezza di non amare più qualcuno, o di amarlo. Ricordo bene una particolare colazione, al sole autunnale. E anche un gesto visto cento volte: alla cento e uno, quello scatto: clic.

Clic: a volte funziona così, e naturalmente non è che abbiamo sbattuto la testa durante la notte, ma come scriveva Calvino “…come stabilire il momento esatto in cui comincia una storia? Tutto è sempre cominciato già da prima, la prima riga della prima pagina d’ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori dal libro”.

Prima, cioè, del momento iniziale. Talvolta è qualcosa o qualcuno che ritorna e ci mostra improvvisamente come sarebbe potuto essere “se”: in questo caso dobbiamo solo sperare che ci sia andata bene, che la scelta fatta prima sia ancora quella giusta. Che insomma rifaremmo le stesse scelte, o simili. Addirittura può succedere, ed è bellissimo, che si tiri un sospiro di sollievo all’idea di aver scelto in un modo piuttosto che in un altro. Ci è andata di gran culo, insomma.

Altre volte non ci chiediamo nemmeno perché è andata così: è stato tutto naturale, niente impediva lo scorrere delle cose, e nei casi più felici non ci siamo nemmeno chiesti come sarebbe potuto essere diverso, e non ce lo chiediamo ancora. Succede con i lavori che si amano, le strade definite, la volontà precoce e chiarissima.

Oppure ce lo chiediamo, qualche volta: alla fine del giorno quando finalmente c’è silenzio, mentre nuotiamo nel mare freddo di inizio stagione, se leggiamo qualcosa che risuona da qualche parte dentro di noi. Qualcosa potrebbe cambiare o sta cambiando -the times- they- are a changin’, – oppure no?
E in caso, cosa accadrebbe?

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