Dal medico, l’infermiera prende i miei dati: nome, cognome, età, luogo di nascita, professione.
Per i primi, nessun problema; alla voce lavoro, il solito impasse: casalinga (come c’è scritto sulla mia carta d’identità per un eccesso di realismo) o giornalista? Opto per la seconda che ho detto: e la ragazza sorride, contenta di averci azzeccato: “Eh, ce l’ha proprio, la faccia da giornalista!”.

Una faccia una razza, dunque, e mi rassegnerei pure, se non fosse che la storiella educativa che vi racconto di seguito mi fa venire voglia di farmi una plastica facciale.

Voi non lo sapete, e anche a noi sembra incredibile, ma l’Unione Sarda è il maggiore quotidiano regionale, con un numero di circa 60mila copie vendute. A queste aggiungete i lettori dei bar e degli esercizi commerciali, e i componenti della famiglie in cui presumibilmente ne viene acquistata una copia che però poi passa di mano in mano. Insomma, un gran numero di sardi legge il quotidiano, che ha anche recentemente brillato per la falsa notizia (inventata di sana pianta) del pensionato sorpreso a rubare un pacco di pasta per fame. Ve lo ricordate?

Fatto gravissimo per la già moribonda completezza e soprattutto veridicità di quello che viene scritto e letto, ma dai più non percepito come tale: E cosa vuoi che sia, e non hanno fatto male a nessuno, epperò un errore può capitare…

Non c’è, comunque, fine al peggio: lunedì 10 novembre l’Unione titolava in prima pagina: Cagliari, strage di neonati – allarme in città per un batterio che ha ucciso dieci piccoli prematuri, e a seguire l’apocalittica storia di un batterio killer che avrebbe ucciso DIECI bimbi nati prematuri, da settembre a oggi. Neanche la peste bubbonica, forse, ma tant’è.

Mercoledì 12 novembre il giornale, a pagina 18 (dunque non in prima), velocemente spiega in un trafiletto che i bimbi deceduti, ecco, non sono proprio dieci: La polemica su dieci piccoli morti – la guerra delle cifre dopo la pubblicazione della notizia.
A prescindere dal fatto che espressioni come “guerra delle cifre” hanno un senso per una manifestazione di piazza per stabilire la quantità di persone presenti (nel range che va da 200mila a due milioni e mezzo, e vabbè…), sarebbe bello, come dire, stare attenti alle parole che si usano, indipendentemente da chi le dice (e ognuno, ovviamente, darà la sua versione: ma quella è un’altra storia).
Insomma, sembra che i bambini morti siano due, spiega la ASL, mentre dieci sono quelli “colonizzati” dal batterio purtroppo manifestatosi nella clinica pediatrica cagliaritana.

Peccato che l’informazione fosse stata data al giornalista, che ha trasformato un numero due in un numero dieci. Ma non gli hanno insegnato che la matematica non è un’opinione? La cronaca di un fatto, evidentemente, sì.

(la foto è di G.Antoni)

1 Commento

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la notizia è un prodotto commerciale. molto vendibile ma con una scadenza brevissima. in qulache modo paragonabile agli hambuerger dei fast-food. tutto il rumore che vi si crea attorno, è solo uno spot pubblicitario.

un conto è la notizia in sé, un conto è il marketing che la attornia. entrando in questa ottica, si può meglio scindere ciò che c’è di vero e ciò che è scritto solo per fare del sensazionalismo, ovvero quella sorta di cosa che attira e che, per altri prodotti, chiamano “packaging”.

Eppoi, detto tra di noi, avere la faccia da giornalista non è un dramma. Conosco altre facce ben peggiori che vanno in giro sorridendo e a testa alta…

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