Il Ferragosto è una ricorrenza temibile, pari soltanto al Capodanno in termini di ansia da prestazione. 
cosa fai, dove vai, con chi?”: sono le domande esistenziali che ci angosciano a ogni età, ma specialmente a cinque anni. I gemelli Diegoarmando e Giggirriva me le rivolgono ogni mattina della mia vita, quindi io ormai sono piuttosto ferrata in merito. E so abilmente glissare.

Quest’anno noi che decresciamo serenamente rimaniamo più o meno in città. Adoro Cagliari a Ferragosto, anche se ormai non è più il deserto degli anni scorsi.


Proviamo, quest’anno, l’esperienza dello stabilimento storico, di quelli che entri e precipiti in un altro mondo. 
Se finora hai conosciuto, come noi, solo l’esperienza della casa al mare e della spiaggia libera, questa ordinata fila di cabine, il bar, la “rotondina in cui suonano il “limbo rock” alle quattro del pomeriggio, i costumi stesi ad asciugare con le mollette, i tavolini in cui si giocano feroci tornei di pinella, le bancarelle dei bambini per terra, palloni che volano sulla testa, le altalene, i profumi di salsiccia e di fritto di pesce, insomma tutto questo un po’ ti dà alla testa.

Un’amica che non vedo da tempo commenta serafica: “beh, coi bambini hai resistito pure troppo…”, facendomi balenare in un lampo la visione di me stessa che trascino un passeggino gemellare sulla sabbia alla ricerca di un punto libero in cui piazzare l’ombrellone, mentre l’ingegnere teorizza l’allontanamento dalla pazza folla che osa “antropizzare” troppo le coste.

Qui è tutto casalingo, familiare, pronto. Fuori dalle cabine cominciano ad apparecchiare per la cena di Ferragosto, io ho portato soltanto pasta fredda e polpette e anguria, insomma il solito menu macrobiotico per i bambini.


Mi rilasso, perfino l’ingegnere cattocomunista non sembra avere nulla da dire. Forse perché l’hanno coinvolto in una partita di beach volley, disciplina in cui non si cimentava da vent’anni almeno. Roba ad alto rischio legamenti, ma anche equilibri familiari.


Diegormando è un po’ contrariato, perché il padre l’ha momentaneamente abbandonato. “Ma perché è andato? Ma quanto dura? Papy….”, pigola attraverso la recinzione. Si rassegna a tornare con gli altri con un muso lungo un chilometro, mentre io rifletto sul fatto che davvero Edipo, in questa famiglia, manifesta un orientamento piuttosto insolito. Il ragazzino mi guarda: potevi andare a tu a giocare però!”. Eh? “Così papy rimaneva qui.

Il vento soffia forte, mi sembra di aver voglia di lacrimare ma forse è soltanto una raffica di sabbia negli occhi. Nel frattempo Giggirriva ha giocato a pallone, fatto braccialetti con gli elastici, mostrato a tutti il vuoto lasciato dal dentino caduto ieri. Dopo un po’ l’ingegnere torna, e anche Diegormando si rasserena. 

I bambini sono così, fanno in fretta ad essere felici. Basta che si stia con loro veramente: in qualità e in quantità.

E’ quasi ora di apparecchiare per la cena in riva al mare, anche lui tipicamente cagliaritano oggi: spazzato dal maestrale, limpidissimo, caldo e argentato.


Mentre tiro fuori le polpette alle verdure, rifletto sul fatto che mi  piace il Ferragosto a chilometri zero, mi piacciono le piccole cose soprattutto se diverse dal solito, a cui poi mi viene voglia di tornare: forse sto invecchiando, e non malissimo.

Stasera andremo a vedere la processione a mare dell’Assunta a Nora, meravigliosa località di mare nella costa di S.Margherita di Pula. Ancora panino in spiaggia, signore in vestaglietta, bambini insabbiati e fuochi artificiali da commentare e confrontare con quelli degli anni scorsi. La grande pace del mare alla fine della giornata e, per chi ci crede, qualche ringraziamento e/o richiesta alla madonnina sulla barca.

Ciao 🙂

E in ogni caso…

Ferragosto

“Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato
”.

(Gianni Rodari)

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