A settembre 2014, l’iniziativa di un sindaco sardo diretta a fornire un sostegno a chi volesse emigrare per lavoro ha fatto divampare le polemiche. Molte abbastanza ipocrite, anche, vista la situazione occupazionale. Ma chi ne ha usufruito? qual era il principio ispiratore? ne parliamo col sindaco di Elmas  Piscedda, con la presidentessa del Circolo Sardo di Berlino Alexandra Porcu e con Fabrizio Palazzari, emigrante “di ritorno” e interessato ai temi dell’identità sarda. Mercoledi 26 novembre, h.20 su Radio X, anche streaming e podcast. state con noi! 🙂
 
qui sotto il post originale:
 
Ha fatto bene? ha fatto male? L’iniziativa del Comune di Elmas e del sindaco Valter Piscedda (PD) di stanziare ben 12 mila euro per il progetto “AdessoParto” è finita anche sul Guardian. Di cosa si tratta? In sintesi, l’amministrazione aiuterà chi vuole emigrare all’estero (al massimo dieci persone, le domande verranno prese in considerazione in ordine di arrivo, manco fosse un bando “a sportello”, quelli di chi arriva prima meglio alloggia!) con un piccolo contributo economico.


Corso di lingua, biglietto di sola andata, prime spese. La polemica infuria: ma come, la risposta alla disoccupazione deve essere l’invito ad emigrare? Ma come, tu, sindaco, invece di spiegare ai tuoi concittadini le mirabolanti promesse della Garanzia giovani proponi loro un biglietto di sola andata? Il sindaco ci mette una improbabile pezza: è un progetto europeo, per l’acquisizione di competenze che magari potranno essere spendibili al ritorno in Sardegna. Ehm.
Ma soprattutto: improvvisamente tutti hanno la soluzione alla disoccupazione in Sardegna, e questa soluzione è rimanere ad ogni costo?


Non conosco Piscedda, non frequento il suo partito. Nemmeno mi stupisco delle reazioni alla notizia, soprattutto se politicizzate: l’idea del sindaco è fortemente strumentalizzabile, e questo ogni professionista della politica dovrebbe saperlo. Accorati appelli e scandalizzate reazioni si susseguono, e raramente contengono due elementi che mi sembrano interessanti e realistici (la realtà, la quotidianità, la disoccupazione in Sardegna…queste sconosciute ai più). Tipo:

1.   La proposta di “Adesso Parto” è rivolta ai cittadini di Elmas fra i 18 e i 50 anni. La Garanzia Giovani riguarda la fascia 15- 29 anni. Dopo i 30 i disoccupati di Elmas (e dell’intera Italia) hanno uno strumento in meno, di solito un tirocinio o un corso professionalizzante ancora tutto da definire, poi un lavoro che durerà finchè dura l’incentivo. Gli over 35, come sempre, non sono pervenuti.


2.    Sarebbe interessante sapere quale è l’età media dei disoccupati a Elmas. Quanti, cioè, hanno cercato o cercano tuttora attivamente un lavoro o si sono rivolti, per vie istituzionali o no, al Comune per avere un aiuto?
E’ evidente che più alta è la loro età, più difficile è collocarsi o peggio “ricollocarsi”.


Altrettanto evidente è che coloro che decidono quali politiche per il lavoro adottare , cioè la classe politica ad ogni livello, devono conoscere la realtà: cioè le persone alle quali le politiche sono rivolte. Chi sono, cosa fanno prima, se e cosa hanno studiato, che età hanno, quanti sono e come vivono. Difficile?

Qualunque esperienza, anche minima, di ricerca lavoro o di conoscenza della realtà sarda porta alla luce un mondo fatto di offerte di lavoro che riguardano quasi esclusivamente i call center outbound, talvolta la vendita e le mansioni di cura della persona (non solo badanti, anche babysitter a 6 euro lordi l’ora e disponibilità nei festivi). Nei forum, spesso, ci sono richieste di partecipazione per dividere le spese di viaggio, perchè da soli non ce la fanno coi soldi. I soldi, eh, non i dibattiti e i princìpi.


Se chi cerca lavoro a Elmas- e nel resto della Sardegna- non sa più dove sbattere la testa, è davvero così assurdo pensare che possa o debba provare altrove? E’ moralmente deprecabile? Forse, in effetti, è meglio rimanere comunque.


E allora perché siamo così orgogliosi dei nostri conterranei che hanno fatto fortuna da qualche altra parte, esprimendo il loro talento o semplicemente lavorando? Gli esempi della Sardegna nel mondo sono numerosi e sempre ci inorgogliscono, no? Sono un argomento di conversazione e di marketing notevole.
 
Chi si scandalizza molto molto, tuonando contro la realpolitik del sindaco Piscedda – che ha fatto uno scivolone, anche mediatico, e senza dubbio manda un messaggio pessimista con questa iniziativa che è più simbolica che concreta, non solo per l’entità del finanziamento ma anche perché non è neanche lontanamente auspicabile – conosce l’età media dei disoccupati sardi? 

Quanti sanno, e dicono,  che la disoccupazione di lunga durata – cioè una ricerca infruttuosa che dura da più di un anno- è prevalente? E visto che dobbiamo non solo porre problemi, ma pensare alle alternative (“soluzioni” mi sembra francamente eccessivo), che cosa propone per una persona anche giovane che ha capito l’aria che tira, oppure non più giovane (cioè oltre i 29 anni, secondo gli attuali standard) che cerca lavoro da più di un anno? 


Di rimanere a casa, di stazionare in Comune sperando in un “cantiere comunale” o simili in una guerra senza quartiere a colpi dell’ ISEE più basso?


Oh, poi c’è sempre il bar.

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