Bertolt Brecht – “Tempi brutti per la poesia

Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.

L’albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.

Le barche verdi e le vele allegre della baia
Io non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.

Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.

Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.

In me si combattono
L’entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell’imbianchino*.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.

* (Con “l’imbianchino” Brecht si riferisce a Hitler)

E’ il terrore per l’approssimarsi del Male, più che l’entusiasmo per il melo in fiore, che spinge il poeta a impugnare la penna; anche lui non riesce a coltivare le sue “rose” dell’anima.
Ma soprattutto mi colpisce la saggezza di quel primo passo, in cui si afferma-crudelmente, ma con verità- che “solo il felice è amato”. Non c’è speranza per l’albero che cresce deforme, non per sua colpa, nel cortile?

5 comments

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“Il poeta è un fingitore, finge così completamente da credere che sia doloro il dolore che davvero sente”
F. Pessoa

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Fatti non foste a viver come bruti..per fortuna, qualche essere umano si è evoluto e pur riconoscendo la deformità dell’albero, lo cura, lo ama e lo accetta per com’è. Capita raramente, ma capita:-)

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Grazie per avermela fatta leggere regina. Grazie.

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La poesia è sempre necessaria…perchè condensa in poche parole interi mondi e “moltitudini”…

* …come diceva Whitman, ma anche e soprattutto il multi-identitario Pessoa 🙂

* E’ vero, Giraffina, capita e anche più spesso di quanto pensiamo. Altrimenti, come faremmo noi stessi ad amarci con tutti i nostri orrendi difetti? 😉

* Prego, Antonio, per me è sempre un piacere (oltre che una necessità)

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Posso rispondere all’interrogativo finale, terribile?
Io credo che la felicità sia nelle cose e la bruttezza nei nostri occhi, a volte.

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