La vendetta più dolce è quella letteraria, pare: da qui numerosi (e raramente azzeccati) esperimenti di “sesso sul comodino”, ovvero di scrittura (in alcuni casi definirla letteratura è davvero avventato) erotica.

Negli anni mi sono accorta di come anche i grandi classici mi annoiassero un po’, perché gira e rigira, sopra e sotto, di lato e di traverso, appesi all’altalena o lanciati con paracadute o chiusi in una toilette dell’aereo (questa me la dovete spiegare, cari estimatori del genere e del gemere), sempre di quello si tratta.

Ora però c’è la versione per così dire “ministeriale: e la signora (?) che ha scritto il libriccino in cui racconta la sua relazione con un ministro del governo Berlusconi, fatta di accappatoi bianchi e pochissima soddisfazione di lei causa predilezione masturbatoria di lui, beh non mi pare certo il prodotto del sacro fuoco dell’arte ma neanche della delusione dell’amante abbandonata, quanto come al solito della trombatura elettorale, l’unica praticata, pare.



Il giornale “Il Riformista”, in un articolo riportato dal sito Dagospia (ormai fonte primaria delle notizie alternative), dedica un articolo a Maria Gabriella Genisi, una signora barese che ha dato alle stampe un romanzo di poca fantasia e molto di probabile realtà, in cui viene raccontata la relazione fra una cassiera e un ministro italiano in carica. Le perplessità nascono non solo dalla constatazione che in Italia tutti vogliono scrivere, perdipiù qualunque cosa, azzardo che porta dritti ad abissi di ignominia, ma anche da una evoluzione del costume che è sotto gli occhi di tutti, anche se molti la considerano “nornale” e anzi non se ne accorgono proprio. La causa scatenante di tutto è la mancata candidatura alla Camera dei Deputati dell’autrice (al “Riformista” dice chiaramente: «Questo è capitato a me, mi hanno negato la candidatura»), probabilmente in favore di un’altra protetta del ministro (che ovviamente nel libro “Il pesce rosso non abita più qui”, sic!, è rappresentato sotto pseudonimo, ma alla cui identità si può arrivare, se interessa questo tipo di gossip andrologico).

Dunque è assodato che nell’era moderna tutto è lecito in politica, d’altro canto dal “divano del produttore” in poi il sesso è sempre stato merce di scambio di ogni colore e bandiera e quindi non c’è granchè di nuovo e scandalizzarsi è inutile: escort, accompagnatrici, amanti, doppie famiglie, orge e transessuali sono assolutamente trasversali e fa un po’ sorridere sentir parlare di “questione morale”, dove la moralità vorremmo vederla in azioni politiche di una qualche civiltà e non certo nelle camere da letto dei politici vari ed eventuali.




La novità rispetto al passato pare essere la normalità dell’equazione “sesso uguale un posto in Parlamento”: come se fosse ovvio, quasi dovuto, cioè come se dopo un colloquio di lavoro che ci sembra sia andato bene ci aspettassimo di essere assunti, e dunque ci sentissimo umiliati e offesi se questo non avviene.

Il punto è che però qui si parla delle istituzioni pubbliche, ovvero di rappresentanza dei cittadini e tutti gli annessi e connessi che gli ultimi moralisti come me ricollegano alle funzioni del Parlamento.

Di “sex-gate” non c’è l’ombra, perchè non siamo in un paese anglosassone ma in Italia, dove alcuni rappresentanti politici super votati vanno al Family Day e contemporaneamente divorziano tre volte, mentre agli elettori basiti non resta che rimpiangere i bei tempi andati e constatare ancora una volta che il problema dell’Italia sono proprio gli italiani (oltre che gli editori che pubblicano qualsiasi cosa, s’intende).


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