Bisogna essere duri senza perdere la tenerezza”: la celebre e illuminante frase di Che Guevara ci spalanca mondi di domande, se solo troviamo il tempo di rifletterci sopra. A parte le circostanze contingenti alle quali lui si riferiva, il concetto può essere trasposto nella nostra vita di tutti i giorni: e quello che ho constatato è che non c’è più spazio per la tenerezza. Sentimento che ha bisogno di disponibilità e soprattutto di tempo, quello che non abbiamo più, impegnati come siamo in una lotta per la sopravvivenza che è più mentale che fisica, che nell’Occidente del benessere certo non riguarda la tazza di riso con cui alimentarci ma piuttosto l’inseguimento dei nostri sogni. Spesso infranti, o sul punto di andare in pezzi, con la nostra consapevolezza che ciò sta avvenendo senza poter far nulla per impedirlo. E allora la durezza è necessaria, con gli altri che anche senza volerlo, ma abituati a loro volta al meccanismo compulsivo del pretendere, vogliono sempre qualcosa da noi, con quelli che invece sanno benissimo cosa stanno facendo e ci scavalcano, ci ignorano, in qualche caso ci ostacolano di proposito. Ci siamo fatti una gran bella corazza, sfrondando tutto ciò che non è necessario allo scopo, puntando all’obiettivo senza nemmeno riuscire compiutamente a raggiungerlo e perdendo per strada, probabilmente, molte cose che non si recuperano in tutta fretta nell’arco di un mezzo weekend. Come riuscire ad essere efficienti, efficaci e duri senza perdere la tenerezza, quel nucleo di sentimento che fa di ognuno di noi una persona unica ai nostri occhi e quelli degli altri? La tenerezza, l’umanità, praticata dando magari il beneficio del dubbio alla persona appena conosciuta, superando la diffidenza a prescindere, conservando la capacità di dedicare un po’ del proprio tempo ad un amico, a un genitore, al proprio compagno, per ascoltarlo veramente.

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