La scuola materna non è scuola dell’obbligo, d’accordo. Può anche essere “normale” che i genitori contribuiscano con carta igienica, scottex, sapone, acqua minerale eccetera. ma che il dirigente scolastico sembri un sarto che taglia di qua e cuce di là, togliendo 20 minuti a una scuola, mettendo una persona in un’altra, ma solo per un determinato tempo, studiando progetti alternativi, destreggiandosi con il personale “in deroga” a quello assegnato, no, non è normale. Soprattutto a scuola iniziata.
Atterrata nel magnifico mondo della scuola pubblica (chè l’asilo nido è un’altra cosa, per i fortunelli che ci entrano), comincio a capire il perchè di molte lamentele (che però, attenzione, nascondono anche dei clamorosi luoghi comuni). 

Le conversazioni con il dirigente scolastico, con il direttore amministrativo, con le segretarie e i collaboratori scolastici (ebbene sì: li ho intervistati tutti) è stata illuminante: e aldilà dell’immagine di una copertina troppo corta per tutti, il senso è proprio quello di un taglia e cuci per raccattare una risorsa di qua e una di là. Guardavo questo gentile signore che fronteggiava un gruppetto di mamme inferocite per la minaccia di una riduzione d’orario (che tradotto significa più soldi in babysitter, precettazione dei nonni quando presenti, scapicollamenti da una parte all’altra della città e in definitiva uno stress micidiale per i genitori e i ragazzini) e capivo, sgomenta, come sta funzionando e quale è l’importanza che in Italia si dà all’infanzia prima e alla scuola poi. il messaggio del Ministero dell’Istruzione è uno solo: “arrangiatevi, anzi ringraziate che c’è l’asilo”. Il signore ci ha spiegato che nella sua attività sartoriale gli hanno fatto sapere ieri (ieri) che una prima elementare del suo plesso verrà soppressa. Questi sono i tempi, per cui se alla materna, ad inserimento già fatto, ti tagliano un’ora, il tutto può anche starci. 
Non ci sono abbastanza collaboratori scolastici,non ci sono i soldi per assumerli, è necessario sacrificare il sacrificabile, in una specie di griglia in cui ci entrano i bimbi disabili, la popolosità delle classi (a questo proposito: se 28 per classe vi sembran pochi….), il contratto collettivo nazionale, fino all’ultimo euro e all’ultimo minuto disponibile. 

Questa è l’importanza che nel nostro paese diamo all’Istruzione: pochi soldi da dividere in molti, fin dalla prima infanzia. Poche strutture, di solito vecchiotte, che dentro hanno magari persone gentili e appassionate (non si spiega altrimenti come possano andare ancora avanti). anche una profana come me  ne capisce il potenziale, se solo ci fossero i denari, molti di più. E quando penso al nido privato in cui nemmeno facevano riposare i bimbi dopo pranzo, o quello che invece mi avrebbero fatto anche la lavatrice ai vestitini per la modica cifra (scontata) di 600 euro al mese, e quell’altro in cui la suora, davanti alla statua della Madonna a grandezza naturale che incombeva in aula, non sembrava capire il senso della frase “attività didattica” rispondendomi che cantavano canzoncine, e penso che dei soldi pubblici vengono dirottati in queste direzioni, beh….allora, scuola pubblica per sempre! Ma sarà dura, lo sento.

4 comments

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Senza aria condizionata, senza tende, senza carta, colori, pennarelli, senza giochi, senz'acqua. La scuola pubblica oggi è così. Dici bene Regina Madry. E' triste e sconsolante. Perché un Paese che non investe sull'infanzia è un Paese cieco. E non pretendo i corsi di lingua alla scuola materna, per carità, o le lavagne digitali, figuriamoci. Mi piacerebbe che la scuola fornisse stimoli veri, costruttivi e duraturi. Per far questo, oltre alla grande e indiscussa buona volontà degli insegnanti, occorrono strutture e programmi innovativi e investimenti cospicui.
Fatti due calcoli, tuo figlio trascorre più della metà della sua vita da sveglio dai 3 ai 24 anni dentro un edificio scolastico (prima) e universitario (poi). E se (continuando a calcolare) ricordi che l'Italia investe in Istruzione il 4,8 % del Pil (sopra di noi 20 Paesi, con in testa la Danimarca – 8 % – sotto di noi 5 Paesi con Romania fanalino di coda – 4 %), ecco la risposta ai nostri interrogativi: tiriamo a campare. Come tira a campare l'Università, come tirano a campare i Comuni, come tirano a campare molti ospedali. In attesa che passi "a nuttata". Ma, nel frattempo, tuo figlio non ha nessuna intenzione di dormire. Auguri a tutti. Walter Falgio
Fonte: http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-per-1/La-spesa-pubblica-in-Europa/La_spesa_pubblica_in_Europa.pdf

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caro Walter,grazie per le informazioni. anche a me non interessano le lavagne digitali o i corsi di ogni tipo, quanto piuttosto la certezza e la continuità della presenza e degli insegnamenti. L'esiguità degli investimenti è una vergogna per una Paese che vuole essere civile (ma io mi chiedo già da parecchio tempo se l'Italia lo è ancora). Il "tirare a campare", alla lunga, frustra le capacità dei figli e anche dei genitori. Il fatto è che non riusciamo in alcun modo ad invertire questa rotta, mi sembra che il settore "Istruzione" sia quello in cui è più ampia la differenza fra le esigenze dei cittadini e le capacità dei decisori politici 🙁

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Ciao Regina, anch'io quest'anno sono entrata nel mondo della scuola materna, e sono senza parole: classi piccole, letti che non bastano per tutti, turni in mensa e nel salone (meglio saletta) per giocare. La festa di Natale si fa in giardino perchè nella scuola non ci stiamo tutti. Una scuola progettata per 110 bambini e riadatta a 163… 163
Mi chiedo cosa possiamo fare noi? Io voglio io devo fare qualcosa, non possiamo accettarlo.
Ciao
Angela

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Ciao Angela,stiamo sperimentando le cosiddette classi-pollaio…e anche se i bimbi si adattano a tutto,la sensazione e"sempre quella che sarebbe possibile fare infinitamente meglio. Intanto possiamo partecipare attivamente alla vita della scuola (quanto menefreghismo sto vedendo!),poi ricordarcene al momento del voto…

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