A : Attivismo. Mai come in questa occasione gli attivisti, i militanti, e anche la gente comune che si sta appassionando a questa politica orrenda, sono emersi in tutta la loro evidenza. Ed esistenza: perché chi pensava che l’antipolitica la facesse da padrona, deve ricredersi. I sit in pro-Rodotà, con la gente infuriata, e gli appelli sui social network, i commenti, le discussioni politiche, il movimento “Occupy PD” e insomma la passione che si è accesa intorno a questa elezione dimostrano che gli italiani sono molto più vivi – e consapevoli- della gente che hanno mandato a rappresentarli.

B: Berlusconi, Silvio e Bersani, Pierluigi: sprezzantemente chiamati B&B sul web, tacciati di inciucio (ma solo dai militanti di sinistra), prevedibilmente sono le due facce della stessa medaglia, quella di un’Italia che non riesce a trovare la spinta vera, popolare e poi istituzionale, per svoltare. Il primo – Silvio- ha sobriamente taciuto per giorni, aspettando di veder passare il cadavere del nemico sul fiume. Che infatti è passato. Insomma, ha vinto tacendo: imbattibile, perché profondamente incistato del carattere degli italiani.
Il secondo- Bersani- ha invece perso dicendo. Cazzate. Per tacere di temerarie esternazioni quali “mai con il Pdl”, che lette a posteriori sgomentano per la complessità della strategia diretta al governissimo PD-PDL, resta memorabile il tronfio “Dal Quirinale una bella sorpresa”, cioè Prodi, impallinato poi dai franchi tiratori del Pd.

C: Cinque Stelle. Il Movimento di Grillo, che molti davano in calo dopo le imbarazzanti performances dei suoi eletti, è il vincitore morale di questo dramma quirinalizio. In fortissimo aumento la quantità di non-grillini che afferma “epperò, aveva ragione Grillo” oppure “bastava dare retta al M5S per evitare il disastro”. Il fatto che sia stato il Movimento a sostenere Stefano Rodotà, poi, nelle ultime ore ha fatto sì che venisse percepito come l’unica formazione politica che vuole davvero cambiare (e il concetto di cambiamento- anche vago, fumoso, purchè lo si proponga- è l’unico vincente).  Quando Grillo ha definito “colpo di stato” il tentativo di rieleggere Napolitano per la seconda volta, è probabile che per la schiena di qualunque elettore perbene di sinistra sia corso un brivido. Perché è abbastanza vero.

D: dimissioni: prima la presidente del Pd Rosi Bindi, poi il segretario Bersani, ora l’intera segreteria: a parte il fatto che non ci crediamo finchè non le vediamo, arrivano comunque troppo tardi e danno poca soddisfazione.

E: esternazioni. Temerarie (vedi l’esultanza di Bersani che annunciava l’asso nella manica, cioè Prodi), forti e populiste (Grillo che parla di golpe  e annuncia una sorta di “marcia su Roma”, pur senza mai menzionarla direttamente), sbalorditive (quelle dei vari dirigenti Pd che si arrampicavano sugli specchi in diretta Tv), e poche (quelle di Berlusconi e in generale dei Pdl-lini, ritornati alla vita quando hanno capito che ce la stavano facendo).

F: franchi tiratori. All’inizio non si era nemmeno ventilata la loro esistenza, ma con l’incredibile voltafaccia in occasione della votazione che avrebbe dovuto eleggere Franco Marini prima e Romano Prodi poi, ad occhi chiusi, si è capito che esistono e lottano –talvolta insieme, talvolta contro di noi. Dopo l’increscioso “tradimento”- uno su quattro dei grandi elettori del Pd ha fatto mancare il proprio voto, provocando tra l’altro la catena di dimissioni nel partito- son però diventati la speranza di molti, pur di evitare la rielezione di Napolitano. Ci sono state numerose invocazioni e appelli alla disubbidienza su Facebook, nella beata speranza che anche l’ultraottuagenario ex presidente venisse “impallinato”. Niente: abbiamo visto anche l’applauso finale (di quasi tutti).

G: giovani del Pd.  Quelli veri, eh, non i finti giovani più vecchi dei loro padrini. Visti sui social network, nelle sedi di partito con il movimento “Occupy Pd”, che protestano contro le scelte discutibili del loro partito, dal “giaguaro da smacchiare” all’indecente voltafaccia dei franchi tiratori. Da segnalare anche il timido imbarazzo manifestato per i primi nomi, per quanto più accettabili. Da evidenziare il modo indecente in cui sono stati trattati in alcune sedi, come quella di Cagliari, dove i dirigenti si sono barricati dentro per non farli entrare (!!).

H: ho visto cose che voi umani…
ho visto la fine della politica come l’abbiamo conosciuta. C’è una morte prolungata in atto, ma non siamo noi a morire. Al limite,lo sono “quegli altri”: cioè quelli che percepiamo ormai distanti e alieni da noi. Le votazioni per il Quirinale hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio La divisione del nostro Paese, l’astio per l’accanimento illogico in accordi e scelte che sembravano troppo assurdi per essere veri. Semplicemente,il moribondo non vuole morire, e spara le ultime tragiche cartucce.

I: italiani. Sono quelli che hanno i problemi maggiori, perché la scelta del Presidente è, ovviamente, una scelta che ne prefigura molte altre, come la composizione del governo e quella del premier. Attualmente il principale problema per loro è rappresentato non da Berlusconi, non da Grillo, ma dal Pd: il Problema Drammatico.

L: lotte intestine, o regolamenti di conti. Sulla pelle degli italiani si è consumata la guerra fratricida nel partito cosiddetto di sinistra, che ha mostrato con tutta evidenza la parcellizzazione del Partito Democratico: bersaniani contro renziani, vecchi contro giovani, giovani turchi contro boh. Mentre giocavano a Risiko, il consenso calava a picco, e gli italiani (vedi alla I) cominciavano a capire, dopo anni, di aver sbagliato nella valutazione del loro vero problema. 

M: Mussolini, Alessandra. Una garanzia: sembra messa lì per evidenziare la classe della presidente della Camera Laura Boldrini. Immortalate insieme in una foto che mostra la nipote del Duce in Aula con una t-shirt che recita “il diavolo veste Prodi” e l’elegantissima Boldrini perplessa. Vedi anche alla voce “Bar dello sport”. 

N: Napolitano, Giorgio. Il nuovo presidente della Repubblica Italiana. Su di lui convergono il Pdl, la Lega, Scelta civica, Renzi, i vescovi e il Pd. 88 anni, è la prima volta nella storia della Repubblica che un presidente viene eletto due volte. Stavolta ha totalizzato 738 voti contro i  217 di Rodotà. Aveva detto che una sua rielezione Napolitano la considerava una “non soluzione”, perché “tutto quello che avevo da dare l’ho già dato”. E invitava i partiti a non tirarlo per giacca con “soluzioni pasticciate”, “all’italiana”.  Oggi ha accettato perchè “non si poteva sottrarre alle responsabilità”.

O: ommioddio. Esclamazione udita frequentemente in questi ultimi due giorni.

P: Pertini, Sandro. Figura mitologica evocata sempre più frequentemente, come reazione disperata alla pochezza delle prime candidature proposte e poi allo psicodramma del Pd. Purtroppo è morto da tempo. E ci manca.

Q: quando. Quando questo paese diventerà normale? 

R: Rodotà, Stefano. Molti, probabilmente, non lo conoscevano prima del dramma Quirinale, ma ora è diventato un simbolo della presentabilità, un giurista stimato e poco propenso a soluzioni compromissorie, e di fronte allo spettacolo desolante dei principali partiti anche la gente comune l’ha adottato come una possibilità di cambiamento, rispetto a nomi agghiaccianti come D’Alema e simili. Risultato: dopo un sordo ostruzionismo, è stato segato dal Pd. 

S: Sport, bar dello: ovvero il clima goliardico, disperato erotico stomp a tratti (vedi la lettura del nome di Rocco Siffredi), calcistico (Trapattoni) e insomma da supercazzola alla Tognazzi che ha regnato in Parlamento nella prime votazioni. Alcuni grandi elettori hanno infatti scritto questi nomi sulla scheda, perché sò ragazzi e ai ragazzi, si sa, piace cazzeggiare. 

T: Teatro Capranica. Scenario dello psicodramma che si è consumato in questi giorni tra i grandi elettori del Pd, soprattutto dopo che dalle riunione di altissime menti è stato partorito il primo nome possibile: Franco Marini. Transennato dalla polizia, cartelli e slogan per contestare la candidatura e i grandi elettori democratici rinchiusi dentro a leccarsi le ferite. L’ultimo fotogramma è quello del segretario Pierluigi Bersani che sceglie di andar via dall’uscita secondaria, mentre la folla urla “traditori, traditori”.

U: inversione. Quella del Pd, che dopo giorni di resistenza alle sirene del Pdl ha capito che probabilmente l’unico modo per rimanere in sella era quella di un governo di “larghe intese”. Tu chiamalo se vuoi “governissimo”, o “inciucione”: le incredibili supercazzole degli esponenti Pd che fuori da Montecitorio filosofeggiano sul fatto che Rodotà non lo si può votare perché “il presidente dovrebbe rappresentare tutti o almeno una larga maggioranza del Paese” , ignorando il larghissimo consenso popolare che va addensandosi su di lui (vedi alla voce “attivismo”), sono evidentemente in malafede. Di più: fuori dal mondo reale. Gli altri schieramenti, va detto, hanno mantenuto una certa coerenza: almeno lì, sai chi hai votato.

V: Vendola, Nichi. Dopo la batosta alle elezioni politiche SEL sembrava destinato a scomparire o quantomeno ad essere assorbito nel Pd. Invece, probabilmente, accadrà il contrario o quasi: per maggio è già stata convocata una assemblea a Roma per costruire un altro “percorso di sinistra” aperto a tutti. Cioè anche ai delusi del Pd, a chi, persona perbene, non si aspettava l’inciucione e ci aveva creduto. Ha pagato la tempistica: Vendola si è svicolato per tempo dall’abbraccio mortale del Pd sulle candidature di “larga intesa” e si è affiancato al M5S su quella di Rodotà.

Z: Zanzibar: mi sono già arrivati alcuni messaggi che lo indicano come destinazione possibile per espatriare.

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Australia.

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