Qualche settimana fa ho letto sull’edizione cartacea de La Repubblica un articolo molto interessante, sulla rivalità tra i grandi artisti del passato (anche recente). Lo trovate in versione integrale anche su Minima et Moralia: “L’arte della rivalità”, il titolo del libro di Sebastian Smee (critico d’arte del Boston Globe, e Premio Pulitzer nel 2011).
La competizione intesa come rapporto di rispetto e feconda ammirazione, spesso amicizia, fra artisti immensi come Lucian Freud e Francis Bacon, Édouard Manet e Edgar Degas, Henry Matisse e Pablo Picasso e infine Jackson Pollock e Willem De Kooning.

L’autore chiarisce che la rivalità per lui «non ha nulla a che fare con il cliché macho dei nemici giurati, degli acerrimi competitori, o dei rancorosi testardi che si contendono senza quartiere la supremazia artistica, o anzi la supremazia tout court. Al contrario, è un libro sulla duttilità, sull’intimità, sull’apertura all’influenza altrui. Sulla suscettibilità. … È un libro sulla seduzione, e dunque in certa misura anche sulle rotture e i tradimenti».

Fare lo stesso lavoro, che nel caso di alcuni coincide con la passione e la scelta di vita, è dunque una occasione di miglioramento, competizione positiva, ma soprattutto riconoscimento del valore altrui, talvolta, forse, anche il sollievo di trovare un proprio simile. Una sensazione, appunto, di intimità e apertura allo sguardo altrui.

Il bisogno di stare fra i propri “pari” non ha nulla a che vedere con la supponenza o la mitomania, o la convinzione di essere migliori degli altri, in nessun caso o ambito dell’esistenza.
E’ piuttosto una lampadina che si accende in una stanza in penombra, la scoperta di un volto amico tra la folla, l’impareggiabile sensazione di stupore e sollievo nel constatare che, oltre la teoria, esistono persone fatte come noi. Con la stessa sensibilità per le stesse cose, la curiosità per gli stessi argomenti o una visione della realtà molto somigliante alla nostra.

Che si tratti di arte, giornalismo, agricoltura, sport, libri o musica, cibo o educazione dei figli, l’elemento fondamentale è l’approccio insieme intellettivo e istintivo alla comune passione.
La buona notizia è che il o i nostri “pari” esistono, da qualche parte, e sono più d’uno; la cattiva è che non è semplicissimo individuarli. Ci vuole fortuna, e pazienza nel frattempo; ma se accade, possono nascere straordinari sodalizi artistici, professionali, umani, e quel fecondo confronto- a volte anche contrasto- dato dal fare la stessa cosa, ma con un alter ego che ci osserva, se necessario giudica, sicuramente sprona a fare ancora di più e meglio.

Meccanismo difficile, se non impossibile, in questi nostri tempi che sono estremamente individualisti e frammentati, in cui stentiamo a sfruttare le opportunità immense che la tecnologia pure offrirebbe per stare in contatto in maniera proficua e non solamente ludica e dispersiva.
Come alla mia generazione sono spesso mancati i “maestri” (un mio vecchio pallino, ne scrivevo anche qui, e ne parlavamo in radio qui), così sembrano mancare, almeno per quanto riguarda i mestieri e le professioni “non convenzionali”, le occasioni di fare “comunità”.
Che non garantiscono certo la scarica elettrica che si prova quando si incontra un proprio “pari”, quel senso di riconoscimento piuttosto raro, ma certo aiutano.
La forza del legame fra simili, è bene esemplificato dall’episodio avvenuto nel 2001, quando Lucian Freud cercò di recuperare il ritratto che aveva eseguito a Francis Bacon, e che era stato rubato in una mostra berlinese nel 1988: una grande scritta «Wanted» sovrasta la riproduzione del ritratto, e dunque del volto, di Bacon. Con un doppio effetto: ironizzare sulla ‘criminalità’ artistica del rivale, ma anche dichiarare – mettendo a nudo il fondo del proprio animo – quanto gli mancasse (letteralmente quanto ‘voleva’) l’amico, morto nel 1992.

Perchè se è vero che il “pari” è anche rivale, è ancora più vero che è soprattutto amico, inteso nel senso che Platone ci indica là dove dice: «Se uno, con la parte migliore del suo occhio guarda la parte migliore dell’ occhio dell’ amico, vede se stesso» (un articolo meraviglioso di Umberto Galimberti, qui).

[nella foto, Lucien Freud e Francis Bacon]

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