[attenzione: questo post contiene parole come femminismo, amore, vagina, mascolinità, benealtrismo, pene, ecc.]

1. Il femminismo è sexy.
Cominciamo subito con le cose importanti, ovviamente. Il femminismo è soprattutto libertà, e egualitarismo (che, ehm, non significa che le donne diventano uomini, eh, coff coff. Significa che sono pari nei diritti e opportunità, conservando la biologica diversità di genere. Cioè io mi tengo la mia vagina e mio marito si tiene il pene. Ma nella relazione e nella vita quotidiana ci riteniamo vicendevolmente pari.)
La donna femminista è solitamente brillante e ironica, irresistibilmente sicura di sé e della propria femminilità, poco giudicante, flessibile, e contrariamente alle scemenze che ci hanno inculcato nei decenni precedenti va dal parrucchiere, dall’estetista, fa shopping (ehm), mette il bikini maculato (doppio ehm), va a letto come, quanto e con chi vuole (di solito con i suoi pari). Oppure no, e se vuole è femminista lo stesso.
L’uomo femminista è solitamente brillante e ironico, irresistibilmente sicuro della propria mascolinità, poco giudicante, flessibile, e contrariamente alle scemenze che ci hanno inculcato nei decenni precedenti sa parlare dei propri sentimenti, sta volentieri con i figli, svolge i lavori domestici, trova attraenti le sue pari.

Il risultato è molto attraente, è garantito. Quindi conviene provarci (o rivelarsi al mondo, vedi punto 2)

2. Sei probabilmente femminista a tua insaputa, fai un piccolo sforzo per dirlo.
I meccanismi di emulazione non funzionano solo con i bambini, ma anche tra adulti. E’ tempo di chiamare le cose con il loro nome, conoscendone il significato esatto. Dalla Treccani (e non Ziu Peppineddu o Peppinedda al bar):
Femminismo”: movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne; in senso più generale, insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una diversa collocazione sociale in quella pubblica.

Capito? Non odio, ma molto amore. Non guerra, ma confronto vivo e vivificante tra i generi. Dai per scontato e consideri ovvio che tua sorella/la tua amica/tua figlia possa studiare, lavorare, guadagnare come un uomo a parità di lavoro, essere padrona del proprio corpo, che possa scegliere con chi stare o lasciarlo/a senza per questo essere stigmatizzata o peggio, vestirsi come vuole, perfino fare politica se lo desidera?
Wow, fantastico: sei femminista anche tu! Ora dillo, coraggio. Migliora la tua vita. Basta nascondersi!

3. Uccidi la (il) benealtrista che è in te.
“Ci sono ben altri problemi”: no, zuccherino. Stiamo parlando di uguaglianza salariale, discriminazione sui luoghi di lavoro e studio, politica, educazione di genere, libertà personale e collettiva, padronanza della sessualità, convivenza civile. Parliamo di presente e di futuro. Mi rivolgo soprattutto alle donne, che dovrebbero essere le principali portatrici di interesse nella questione, e volere fortemente condizioni di vita migliore. Come afferma la scrittrice statunitense Caitlin Moran:
«Quindi, ecco un modo veloce per capire se sei una femminista.Mettiti una mano dentro le mutande. 
a) Hai una vagina? e
b) Vuoi esserne al comando?
Se hai risposto ‘si’ a entrambe, congratulazioni! Sei una femminista.»
Quindi non è questione di “ben altri problemi”: per il solo fatto che esistono le discriminazioni tra i generi e una insufficiente (chiamiamola così per carità di patria) sensibilità delle donne al tema dopo decenni di anestesia culturale e educativa, il femminismo è ancora una necessità per tutti (donne e uomini, che rimando ai punti 1 e 2).

4. Riconosci, stronca e isola il misogino/a
Punto assai delicato, ma che può dare grandissime soddisfazioni e bonificare gli ambienti.
Il misogino/a (nelle sue varie sfumature, lievi o gravissime) lo riconosci, parafrasando De Gregori, dall’egoismo e dalla (scarsa) fantasia: utilizza un linguaggio stereotipato a metà fra il porno e l’osteria (in ordine crescente, da “burricca” a “zoccola, troia” ecc), si spaventa davanti a eventi minacciosi come un bambino che vuole una bambola o una bambina che vuole giocare a calcio, teorizza il complotto pluto-giudaico-massonico-rettiliano del femminicidio, considerato un’invenzione. Per il misogino le donne sono tutte potenzialmente delle puttane, tranne sua madre (anche se forse, si sa che sono creature infide…), per la misogina uguale; attentissimi all’abbigliamento altrui, alla condotta manco fossero l’Inquisizione, puntano tutto sui soldi. Quelli da investire in un ottimo psichiatra? Ma no, quelli che, si sa, tutte le donne vogliono!
Occhio a come parlano: il primo segnale è quello. E quel punto potete scatenare l’inferno e domandare: “Ma tu che ne pensi delle femministe?”

5. Abbi il coraggio di essere antipatica/o [tanto, se hai seguito il punto 1., sei già supersexy e questo è abbastanza]
Alla fine dei piccoli cinque punti, il rischio è appunto questo. La vita è una battaglia, ma mica possiamo evangelizzare tutti in ogni momento, eh. Dobbiamo quindi imparare a dosare le forze nello svelare (a meno che una non ce l’abbia scritto già nei suoi account social) la nostra vera natura orgogliosamente femminista. Diventeremo, probabilmente, antipatici e pedanti a momenti: succede con tutti i grandi valori esistenziali, in un periodo storico in cui le preoccupazioni sono numerose e il benealtrismo è sempre in agguato. Essere femminist* è fighissimo, sexy, divertente e molto interessante, e vale la pena spiegarlo a tutti e tutte, anche se a volte potremmo apparire strane/i o ricevere reazioni ironiche o peggio. Ma l’altra caratteristica tipica, forse non l’avevano ancora detto, è la testardaggine.

Enjoy!

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