Conoscete certamente i Peanuts, l’immortale striscia di fumetti di Charles Schultz che ha come protagonisti Charlie Brown, Snoopy, Lucy e Linus. Quest’ultimo, noto soprattutto per la sua “copertina di sicurezza”, ogni anno per Halloween attende l’arrivo del Grande Cocomero,  che dovrebbe apparire nell’orto di cocomeri al più sincero e distribuire dolciumi ai bambini del mondo. 
Linus ovviamente spera ogni anno che il suo orto sarà il prescelto ma ciò non avviene mai. Anche per questo Linus rimane l’unico a credere al Grande Cocomero; i suoi tentativi di convertire di volta in volta gli altri personaggi falliscono per l’evidente insuccesso della lunga e vana attesa notturna nell’orto.

Ecco, l’elettore di sinistra è così. Aspetta il suo Grande Cocomero da anni, e ogni volta -di solito in questo periodo, come ci faceva notare oggi il buon Civati: “A Natale si fanno tre cose: l’albero, il presepe e le primarie”- spera che sia quella buona.  Per cosa? Per essere convintamente e non qualunquemente (cioè in qualunque modo basta che “non vincano le destre”) portatore sano di valori progressisti. Per riconoscersi in qualcosa, talvolta anche in qualcuno.

Per farla breve: oggi sono andata a sentire Giuseppe “Pippo” Civati all’incontro finale della campagna elettorale per le Primarie del Pd, e ho visto tanti Linus che sperano sinceramente in “the Great Pumpink”.
Ancora?! Ma non ti eri già fatta abbastanza male? Questo si domandano gli amici dall’anno scorso. E’ che sono curiosa e mi piace vederli dal vivo, questi cercatori di cocomeri. La sala stasera era piena, con un pubblico piuttosto vario (i giovani e giovanissimi me li aspettavo, i numerosi quasi anziani no), una nutrita rappresentanza di SEL, che infatti poi Civati affermerà di “voler tirare dentro”. 
 La serata si apre con il delizioso episodio del tenero Pippo che rimane senza benzina adOristano (tecnicamente “sbroda”) e viene raccattato da due automobilisti compassionevoli (casualmente, pare, suoi sostenitori).  La sensazione di essere in una striscia dei Peanuts aumenta pericolosamente, ma essendo io una devota di Schultz la cosa non disturba. Era stato diverso, per dire, andare a sentire Renzi e ritrovarmi assordata da “We are young” sparata a massimo volume. Per dire.
Comunque la battuta più bella della serata non è di Pippo, che pure è un uomo ironico che sa fare le battute (talvolta troppe), ma della mia amica: appena entrate in sala abbiamo avvertito un pesante odore di cocomeri e umanità varia, forse anche di soffritto, aglio, cose così. E lei ha commentato: “Forse è per tenere lontano il conte Cuperlo!”, confermando la mia impressione che l’elegante candidato istituzionale del Pd abbia forse delle ascendenze vampiresche (sarà forse la stanchezza da campagna elettorale).
Prima di Giuseppe Civati parlano i sei candidati regionali, scelta piuttosto temeraria a fronte di un pubblico motivato – perché è così che immaginiamo i cercatori di cocomeri che sinceramente credono che qualcosa, stavolta, possa cambiare- che aspetta il suo beniamino. Gli interventi, corredati ognuno da una foto simbolo, saranno anche necessari ma sono troppo lunghi, talvolta rischiosi (paragonare il crollo del “muro” del Pd a quello del muro di Berlino, insomma…ho capito che soffrite, ma…). 
Al terzo finalmente Pippo arriva, si accomoda sul divanetto, annuisce pensieroso e poi comincia il suo comizio.
E’ un ottimo comunicatore, come Renzi, ma meno aggressivo e spavaldo, meno competitivo e ugualmente trasversale: sono certa che piace alle signore come me e alle ragazzine, alle nonne e ai militanti che in lui vedono la possibilità di un Grande Cocomero dopo anni di delusioni e malcelati tentativi di annacquare l’identità “di sinistra”, anche quella tradizionale. Civati infatti parla di disuguaglianze, di salario minimo, di giovani e di matrimoni egualitari (matrimonio, non pagliacciate sostitutive). Accenna perfino ad una grave “questione maschile” riferendosi ad un commento di D’Alema nei confronti di una assessora regionale, accontentando così anche i fissati come me.
Nessuno ha una parola gentile per chi perde”: eccolo, il candidato dalla faccia umana, quello che interpreta e comunica (bene) l’insofferenza per il linguaggio greve, violento, inutile che spesso la politica adotta, e da cui, elettoralmente, è bene prendere le distanze.
Tutto l’intervento di Civati non si è basato, se non marginalmente, sugli aspetti tecnici della sua proposta, ma sulla impostazione forte di un approccio diverso, perché quello di domani “sarà un referendum fra uno schema di accordi e una politica più chiara senza ribaltoni”. Considerato un eretico, una “testa calda” come nel video cult de Il Terzo Segreto di Satira, dice delle cose che dovrebbero essere ovvie per un elettore di sinistra e che invece vengono accolte da un applauso caloroso, quasi catartico.   
In effetti, per citare lui, “la realtà è radicale”, e forse per questo ci vorrebbe un cambiamento forte, anche se non è detto che chi funziona bene tra i suoi elettori “garantiti” (come nel caso delle primarie) poi “funzioni” anche alle politiche (lo so, questa è una obiezione tipicamente filo-renziana, ma allora tanto vale non provarci nemmeno). 
Mi sembra, insomma, che un conto sia la politica che si vorrebbe, un altro il tipo di elettorato che si deve conquistare, cioè, in Italia, il mare magnum dei moderati, dei cattolici, dei nativi berlusconiani.
“Abbiamo perso quattro milioni di voti, dobbiamo essere meno snob”. Questa è una delle cose che ho apprezzato particolarmente, insieme alla barbetta incolta (confesso) e alla storia della benzina, che è geniale. 
Per il resto, domani vedremo. Vedremo se il Grande Cocomero si manifesterà in qualche forma 🙂

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