A come Arrivi (e partenze)

Primo giorno d’estate, ce l’abbiamo fatta anche stavolta. E’ arrivato il caldo, le gonne svolazzanti, l’asfalto rovente su cui planano i gabbiani di città. Ci aspettano tre mesi di quello che vogliamo o possiamo – i bambini l’anarchia, gli altri i musi lunghi, ma tanto di tutto quel tempo non saprebbero che farsene. Che caldo, che barba, che noia: intanto il sole se ne frega e piega la città, la terra, perfino questo cielo di un azzurro ferocissimo.
Arrivano gli amici, qualche volta, o andiamo noi da loro, come se fosse questa l’unica occasione in dodici mesi: speriamo almeno di aver detto abbastanza, nel frattempo, che vogliamo loro bene, ci sono mancati, ma insomma eccoli, eccoci.
Arrivano gli amori, tutti sudati e con i vestiti appiccicosi, il trucco che si scioglie, le facce perplesse che volevano essere splendide ma a quaranta gradi è difficile, anche se si sa che l’amore vince su tutto e comunque il loro tempo è anche questo, braccia scoperte e camicie bianche, schiene che si spellano e nasi rossi.
Insieme agli arrivi ci sono le partenze: finalmente prendiamo il volo, letteralmente o anche no, l’importante è andare. In vacanza (“vacuum”, vuoto appunto), oppure verso un semplice divano pomeridiano, una spiaggia affollata della domenica, la liberazione da qualcosa o qualcuno, il tempo che ci serve.
Arriviamo e partiamo,un po’ accaldati e dotati di ottime intenzioni e una pessima attrezzatura, oggi è il primo giorno, ma ci abitueremo presto.

B come baciare, bere, ballare 

In ordine sparso, a seconda della situazione.
Se siamo confusi o un po’ annoiati forse potremmo prima ballare e poi baciare e bere; lo diceva anche il poeta, che “non devo bere per dirti ti amo/ma devo bere dopo averti detto ti amo”*. Insomma occorre riprendersi, non solo reintegrare i liquidi.
Oppure possiamo prima baciare e poi ballare, per la felicità o il pericolo scampato; a volte, in certe belle serate estive di splendida solitudine, anche bere un buon vino solitario aiuta a rimettersi in asse con se stessi, il caldo e le zanzare.

“In vino veritas”, certo, ma anche incidenti diplomatici e casini evitabili: ecco perché mai bere ‘prima’, sennò poi di pastiglioni di ibuprofene dovete prenderne due.

L’importante è ricordarsi che non si è mai troppo vecchi per almeno due di queste attività, combinabili o praticabili singolarmente in ogni stagione ma chissà perché in estate vengono meglio: baciare e ballare. Entrambe tonificano fuori e dentro, perfezionano l’allenamento, spostano i limiti degli amori e delle articolazioni.
Buon divertimento!

C come complice 

Serve sempre, certo, è uno di quegli accessori per tutte le stagioni, ma d’estate ancora di più: contro il logorio della vita moderna e dei 40° C all’ombra serve un/una complice. Qualcuno come noi, o almeno poco poco simile, che sbuffi per il caldo e si tappi in casa oppure voglia rosolarsi al sole di mezzogiorno gonfiando un’assurda poltrona gonfiabile rosa.
Insomma dipende da noi, da lui/lei, dalle congiunzioni astrali e da una gran botta di culo.

Può essere chi ci regala una serata di libertà tenendoci i bambini, o che ci accompagna a fare i tatuaggi o la visita medica di cui abbiamo paura; chi divide con noi il suo panino o l’inestimabile capacità di chiacchierare in leggerezza. “La vita non è facile, a volte basta un complice/e tutto è già più semplice”, cantava quel vecchio rocker ormai imborghesito; e se lo/la troviamo teniamocelo stretto, è più prezioso/a perfino dell’aver azzeccato il costume giusto dell’estate 2017, più del gelato di metà pomeriggio, e a volte perfino più forte delle nostre abitudini.

D come distanza 

D’estate sembrano tutti lontanissimi, a distanze grandi e forse siderali, i luoghi del riposo, della pace, del piacere; e ancora di più le persone che ci riposano, ci riappacificano, ci piacciono. Siamo disposti ad aspettare i giorni giusti, a fare ore di coda in strada, a inserire tutti in un Google Calendar fatto al millimetro per goderne un po’.

Tutto bello e giusto; mentre aspettiamo di colmare queste distanze col miracolo delle ferie, prendiamone magari altre: scappiamo a gambe levate da chi ci annoia con il suo pessimismo, ci scoraggia col cinismo, ci avvilisce con la pedanteria.

“…Guarda che fatica che mi tocca fare/per riuscire a galleggiare in questo pazzo mare”, cantava quello: figuriamoci se abbiamo bisogno di stitichezza sentimentale, difficoltà nelle piccole cose che neanche scalando l’Everest, pesantezza che toglie il fiato come lo scirocco a 40 gradi.

Colmare le distanze quindi e poi prendere quelle giuste dai negazionisti della fantasia, i ragionieri delle parole e i contabili degli affetti, i pignoli degli schemini e i permalosi, che uccidono più della zanzara tigre e della scarpa chiusa in estate.
Fare le valigie, e andare: buon viaggio!

E come esagerato

Tutto sembra esagerato, d’estate. Temperatura percepita VS temperatura reale, come se comunque dopo i 33 gradi non avessimo tutti quella sconcertante eppure piacevole sensazione delle testa piena d’acqua (saponata).

Ecco, forse è questo che ci fa perdere il senso delle proporzioni, facendoci diventare esageratamente suscettibili: perchè visualizza e non risponde? perchè ha tolto la spunta blu? (sopravvivenza? attacco di stoicismo? disintossicazione digitale?), e perfino perchè non scrive/chiama/perchè non dice quello che bisognerebbe dire, fare, baciare, lettera o testamento?

Domande esagerate, ci hanno insegnato negli anni e con ben altre temperature, sia esterne che interne. Eravamo giovani e malleabili, disponibili a tollerare ore di sole esagerato e di prudenza, adattamento alle circostanze, di cose che non si devono fare o dire, perchè altrimenti…
…altrimenti nulla, di solito. Se non che qualche volta abbiamo perso tempo con una esagerata diplomazia che manco l’ONU, con supercazzole come fosse Antani, e qualche volta ci ritroviamo con una affamata e parecchio eversiva voglia di libertà.
Rovesceremo il sistema? Non lo so.

Intanto ci accontentiamo invece di piccole rivoluzioni quotidiane: un bikini leopardato, gli orecchini molto grandi, a volte un trucco pirotecnico o una camicia a fiorellini o la solita polo lisa di cent’anni fa, qualche piccola incursione nel politicamente scorretto, un gesto o una parola che gli altri non si aspettavano da noi.
Perfino qualche sentimento indomabile, appunto “esagerato” per la nostra età, lo status, le condizioni, il caldo, il freddo e le farfalle che sbattono le ali in Cina e chissà cosa accadrà.

Esagerata anche quella sciocchezza che “si nasce incendiari e si muore pompieri“: chi l’ha detto non aveva considerato il riscaldamento globale degli ultimi quarant’anni, ma soprattutto che da un certo punto in poi accade l’esatto contrario, sarà una questione di libertà o solo di ottimizzazione del proprio tempo.

Guardiamo con indulgenza e simpatia, senza spocchia inutile, alle esagerazioni quotidiane: il nostro vicino di ombrellone tatuato fino agli occhi, la ragazza con la zeppa 12 anche in spiaggia, le unghione rifatte, le disperate con le occhiaie i e i Birkenstock come una seconda pelle (ehm): combattono tutti una battaglia di resistenza di cui noi non sappiamo nulla, e spesso nemmeno loro.

[continua]

 

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