E’ un paese misterioso, scriveva Saint-Exupéry. Quello degli altri, perlomeno: il nostro lo conosciamo (o dovremmo conoscerlo) molto bene. Parlo delle lacrime, ovviamente. Che come tutti i Paesi del mondo non sono sempre uguali, ma anzi costruiscono ogni volta un paesaggio diverso dentro e fuori di noi.

Bisogna saper piangere, e soprattutto volerlo fare: permetterci di farlo, prenderci il tempo necessario, non aver paura del buco che si apre nel torace, tanto poi si richiuderà. Il caso raro del piangere di gioia, di felicità, per sé o altri io l’ho visto accadere: e ho un debito di gratitudine e riconoscenza infinito per chi mi vuole talmente bene da essersi commosso per me, o con me.

Piangono i bambini, quando non sanno parlare ancora, e anche dopo: di rabbia, di dispiacere per gli altri anche, per la confusione o per la frustrazione. I piccoli maestri ci indicano la strada: e se noi abbiamo imparato le regole della convivenza civile e sappiamo che il nostro pianto è cosa privata, a volte succede che è bello – è giusto- condividerlo con altri.

Il pianto è come il silenzio: lo si vive con pochissimi.

Le lacrime rendono gli occhi belli, ho letto da qualche parte: posso confermare che è vero. Puliscono, si portano via i pensieri annodati, li riducono all’osso. Stancano anche molto, e forse dopo sarebbe bene prendere un caffè o una cioccolata. Sempre siano benedette, queste lacrime: che aiutano a superare il lutto, ci mostrano a noi stessi e al mondo in un momento di intensa verità, spesso ci rivelano qualcosa di chi abbiamo davanti.
La profondità di un amore, l’intensità di una paura, la durezza anche, l’orgoglio che brucia. La nostalgia e la solitudine che cerchiamo di allontanare, la rabbia di una rinuncia.

Si può piangere “a zampillo” come ho visto fare a un certo bambino, oppure poco ma accartocciando la faccia come fa un uomo che conosco, oppure c’è chi piange moltissimo, per intere mezz’ore, finché non finisce il dolore. E poi ricomincia. A volte il naso diventa subito rosso, altre volte no; si scavano delle misteriose occhiaie che poi spariscono, una volta finito. E gli occhi tornano appunto belli, più limpidi, e vedono molto meglio, in un orizzonte chiarificato.

[siccome bisogna pure essere utili sempre, noi nerd, qui un articolo di Focus sulle lacrime. Oh, se poi mi dovesse leggere Alberto Angela e volesse approfondire, sappia che io ho sempre nobilmente voluto donare il mio corpo alla scienza! ;-P ]

[l’immagine è la celebre fotografia di Man Ray]

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