[Ognuno ha i suoi problemi: io, per esempio, ho una specie di jukebox nella testa che molto spesso, in diversi momenti della giornata, suona una canzone. Non c’è sempre un collegamento chiaro con qualcosa che ho sentito, letto, visto, pensato. Ma va così: il juke box parte, spesso si incanta e va in loop. Oggi, per dire, la canzone è quella di Samuele Bersani]

L’importante è provarci, no? A far andare bene le cose, almeno per un po’.

Provare anche a crederci, facendo magari “sogni tridimensionali” e adattandoli alla realtà. In quel verso bellissimo “… i sogni che farai / o prenderai a noleggio/ quando ti addormenterai/ con le scarpe sul letto” c’è tutto: la volontà strenua di sognare ancora, o di ricominciare a farlo se non siamo più abituati.
L’intimità di chi si addormenta esausto, e di chi lo guarda, magari togliendogli le scarpe e coprendolo perché non prenda freddo.

L’amore nell’abitudine può essere un traguardo, anche, soprattutto se finora non abbiamo trovato qualcuno che capisca e sopporti la solitudine. La nostra, intendo, quando ci lasciamo tentare dalla sua comodità. Forse, fermandoci un attimo e guardando meglio, potremmo scoprire di non essere poi così diversi dagli altri, né migliori, né peggiori, ma solo portatori di “guasti nucleari” tutto sommato nella media.

E che vedere qualcuno “dappertutto”, anche dentro di noi, non è la cosa peggiore che possa capitare, no.

Dentro al replay
fra miliardi di altri ci sei
e non hai scia
luminosa d’auto
anche di periferia
come i sogni che farai
o prenderai a noleggio
quando ti addormenterai
con le scarpe sul letto
Dentro al replay
con la testa girata un po’ in su
da fotografia
ci sei anche tu prima di andare via
“se rimango ancora qui
è come se morissi
e guardandomi allo specchio
ad un tratto sparissi”
Cadono le stelle e sono cieco
e dove cadono non so
cercherò, proverò, davvero
ad avere sempre su di me il profumo delle mani
riuscire a fare sogni tridimensionali
non chiedere mai niente al mondo
solo te
come una cosa che non c’è
cercando dappertutto anche in me
ti vedo
Dentro al replay
per un attimo c’ero e anche lei
ma in quel momento
qualcosa ho cancellato
si è fermato il tempo, la sua regolarità
e come se morissi
è sparita anche la luna,
è cominciata l’eclissi
Cadono le stelle
allora è vero
e io non so se ci sarò
dove andrò
non lo so se lo merito o no
se correggerò gli effetti dei miei guasti nucleari
se troverò il coraggio ti telefono domani
e più sarò lontano e più sarò da te
dimenticato e muto
come uno che non c’è
tornerò, tornerò davvero
a sentire su di me profumo delle mani
di notte io farò sogni tridimensionali
senza chiedere mai niente al mondo
neanche a te
senza chiedermi perché
ti vedo dappertutto
anche in me
ti vedo

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