La cosiddetta “regola delle 5 W” è un pilastro dello stile giornalistico anglosassone, ma è utilissima anche per noi italiani. Per chi deve scrivere? Ma no, ovviamente (anche se tutti, ehm, proprio tutti gli italiani vogliono farlo, chissà perché).
E’ una sfilza di domande cosmiche, impegnative, proprio quelle robe lì, che nessuno ne ha voglia: perché è troppo presto, troppo tardi, non c’è tempo, c’è troppo caldo, troppo freddo, “…ero rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette!” (cit. <3)

Insomma tutte le scuse sono buone, per quanto riguarda la materia incandescente dei sentimenti, per non farsi domande. E invece è un atto di coraggio chiedere e soprattutto chiedersi cosettine così, in leggerezza: tipo chi è che amiamo veramente e magari “come”, che ci sta bene come la spolverata di parmigiano sul ragù.
E domandare anche “cosa”: cosa sta succedendo, cosa è accaduto, perché stai così, e “quando” è successo? Ieri, dieci anni fa, adesso: con il caldo feroce che deforma gli orizzonti o il malinconico sfiorire delle giornate, forse.

“Dove” eri quando un amico ti ha raccontato la sua storia d’amore, mentre qualcuno si disperava per una malattia, o quando un’amica si è commossa per te?
Se cerchi bene, e chiedi bene, ti ricorderai di quella volta in cui qualcuno ti ha detto “ti amo” all’improvviso, e anche cosa hai risposto. Forse mentre guidavi l’automobile e ti ricordi anche il punto preciso, o forse eri sotto un albero, o al ristorante?

“Perchè” eri lì, o perché non c’eri?

La memoria è una cosa bizzarra, e le domande sono in fondo dei piccoli appunti che prendiamo per ricordarci degli altri, delle loro risposte, ma anche di noi e della nostra capacità di porle, nonostante la stanchezza, la poca voglia, l’egocentrismo, il caldo e il freddo, le cavallette e insomma tutto ciò che è molto umano e quindi può capitare a tutti.

E sono, spesso, anche un atto d’amore e cura verso chi abbiamo davanti, che magari non se lo aspetta. Basta fare quel piccolissimo esperimento: chiedere “come stai?” e ascoltare davvero la risposta.

#LetteraW

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