È l’urlo del marinaio quando avvista la terraferma dopo mesi di navigazione in acque agitate, è la materia che ci si sbriciola in mano per poi ricompattarsi con il lavoro e l’impegno.
La terra è la solidità e la rappresentazione plastica della vita: esistiamo perché vi poggiamo i piedi sopra, ci nutriamo da lei, e da lei vogliamo sempre tornare. Come alla vita, appunto, come all’amore se appena ne intravvediamo la possibilità.

È anche le persone amate, che dovunque siano rappresentano appunto la base su cui ci appoggiamo: poi vengono l’est e l’ovest, l’Oriente e l’Occidente, ma prima c’è la terra, un orizzonte fermo che però permette a noi di muoverci.
Non conterei molto sulle terre promesse sentimentali, quelle che non sai se le raggiungerai mai e intanto l’orizzonte si allontana e i marinai muoiono di fame: se io fossi il capitano consiglierei di invertire la rotta, e anche velocemente.

‪#‎LetteraT‬

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