Ce l’ha spiegato benissimo Calvino: “leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto“. È un’arte difficilissima, che come l’ironia (a cui sempre si accompagna) o ce l’hai o non te la puoi dare.
La leggerezza permette di maneggiare il materiale incandescente dei sentimenti più forti con la consapevolezza che sopravviverai, perchè qualche milione di persone prima di te ce l’ha fatta. È soprattutto la capacità invincibile e impertinente di ridere di se stessi, uno spiccatissimo senso del ridicolo che salva dai trombonismi e dalle convinzioni granitiche.

Talvolta è scambiata per ferocia, ma è l’esatto contrario: la leggerezza è uno sguardo misericordioso e compassionevole sul mondo, sulle debolezze di tutti, un abbraccio inaspettato al posto di due freddi bacetti sulle guance.

Spesso passiamo sulla terra pesanti, parafrasando quello scrittore che tanto ci aiuta nei momenti difficili, perché in fondo siamo carichi di pesi e pensieri e convinzioni e condizioni.

Una bella tabella di allenamento alla leggerezza ci aiuterà a tornare in forma, con molti esercizi di sottrazione e potatura del superfluo. Che per quanto sia importante non si alza, non vola. E nasconde il vero e il bello.

Alleggeriamoci: è un gioco a levare che ci mostrerà l’essenziale, le cose importanti, il nocciolo duro della questione.

E una volta mostrato in tutta la sua verità (quindi bellezza), potremo decidere meglio come gestirlo. In fondo ci sono ancora moltissime lettere dell’alfabeto!

‪#‎LetteraL‬

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