Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le abitudini: i nostri risvegli, la colazione, il dentifricio che usiamo, fino al modo in cui gestiamo i sentimenti, vero? Chi li manifesta e chi no, chi si fida e chi meno. Chi parla e chi sta zitto, c’è spazio per tutti e tutti si abituano a tutto.
Poi arriva l’eccezione: e tranquilli che ognuno di noi l’ha incontrata o la incontrerà, è statistico. La persona che “fa eccezione” nel nostro flusso ordinato di colazioni, risvegli e modalità comportamentali è apparentemente come tutte le altre, pecca spesso di ingenuità e assolutamente inconsapevole della nostra personale Fortezza Bastiani si lancia addosso e contro e dentro le nostre convinzioni.
Che tanto granitiche non devono poi essere, visto che trova uno spiraglio che poi diventa breccia e spesso spalanca un portone: ed ecco che improvvisamente capiamo che forse un’altra vita sarebbe stata o è ancora possibile.
Intanto lei, l’eccezione, prosegue imperterrita la sua opera di distruzione e creazione, ma dolcemente: killing me softly, insomma, mentre sviluppiamo una pericolosa felicità che non conoscevamo.
Due possibilità di risoluzione in questo duello in cui nessuno muore ma al massimo torna più o meno confortevolmente a casa sua senza conoscerne altre: o si ricaccia l’eccezione da dove è venuta- il passato, il presente, perfino un angolo vicino che credevamo non nascondesse questa sorpresa- , o le si dà retta e si cambia, dalla marca del dentifricio in su. Magari scoprendo che l’eccezione è una regola che ci piace molto e anche di più.

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