È una piccola apnea improvvisa, oppure un rumore sordo in fondo allo stomaco, e ci ricorda qual è il motore di ogni cosa: desiderare. È molto diverso da volere, pretendere, ricambiare.
Il desiderio è improvviso e sfacciato, se facciamo molta resistenza e non sappiamo argomentare bene provoca danni immensi e spesso un invincibile ritorno alla vita per chi se l’era dimenticato. 
Come una freccia può dirigersi verso cose e persone, insieme al suo migliore amico, il senso del possesso. E come una freccia colpisce, punge, taglia, accartoccia. Finché non lo saziamo o lo addomestichiamo.
È il bisogno di un abbraccio specifico, di parlare ma solo con quella persona lì e nessun altro, di raggiungere/stare in quel luogo nel quale ci sentiamo al nostro posto.
Il desiderio è pensiero, talvolta parole, sicuramente riconoscimento di se stessi in un altro; e siccome non sopportiamo di stare divisi o sentirci a pezzetti, cerchiamo di ricomporci come possiamo, come quegli odiosi puzzle da 1000 pezzi in cui non sai se partire dal bordo o dal centro e in cui manca sempre, sempre una tessera.
* (D anche come distanza, difetto, dono, dopo)

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