Uomini. Da sempre li osservo con un senso di tenerezza e curiosità, anche se qualche volta mi spazientiscono. Non ho mai pensato di chiedere a un uomo di spiegarmi i suoi simili, come talvolta fanno loro con le amiche, che spesso non sanno cosa rispondere – perché gli standard non esistono, ragazzi. Sono più semplici, i maschi, e non sprecano tempo ed energie. I loro sentimenti mi sembrano forti e nascosti, sotto uno strato protettivo che non è finzione, ma tentativo di capire per primi l’interlocutrice, e precederla. Uomini diffidenti e un po’ perplessi, che però, quando i resistenti argini della loro riservatezza un po’ sbrigativa si rompono, diventano fiumi in piena. Sembra, a volte, che non aspettino altro che una donna con cui potersi confidare, e rilassare, perché tra loro non funziona allo stesso modo. Dovrebbero stare più tranquilli, e fidarsi, e rassegnarsi al fatto che la vita è comunque sempre una discussione, una polemica, un compromesso, insomma: una battaglia.

Donne. Le vedo in giro, ne guardo una nello specchio ogni mattina, parlo con loro ogni giorno. Tutte accomunate dal desiderio legittimo di essere, più che belle, “a posto”, in ordine, in armonia con il piccolo mondo che le circonda. La sensualità delle donne è un fatto innato, naturale, quindi sempre innocente: il costume striminzito anche in piscina, le unghie smaltate, il trucco o la scollatura, sono semplicemente parte di loro, accessori “esterni” che prescindono dalla loro essenza interiore. Si fanno belle fuori, perchè spesso dentro lo sono già, o almeno interessanti, complicate, impossibili. Lo fanno più per se stesse che per gli altri, gli uomini non si illudano più di tanto; e gli sguardi delle loro simili – non sempre indulgenti- sono importanti come quelli dell’altra metà del cielo.

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