Chiamare le cose con il proprio nome, oppure parlarne senza menzionarle, girandoci intorno.
Non credo che una cosa sia meglio dell’altra. O forse sì, che muoia tra le fiamme il politicamente corretto e la relatività estrema quando si tratta di “onorare ciò che è vero”. Compito impegnativo, proprio dei romantici totali, dei fiduciosi, dei testardi, tutta bella gente che ho conosciuto e conosco.

Osservo da tempo il silenzio, mio e degli altri, mi chiedo se abbia un significato o se sia, appunto, “solo silenzio”, qualcosa di neutro. E’ senz’altro una scelta, a volte una costrizione, a volte è il meglio che si riesca a fare.
A volte invidio chi sa praticarlo: meno seccature. Ma da qualche giorno sento una fastidiosa inquietudine, ho capito oggi che è perché non pronuncio da troppo tempo quella precisa parola. Faccio come il poeta, cambio nome alle cose e le guardo senza dare loro un riconoscimento, ma lo faccio senza la sua bellezza e grazia, senza arte né vocabolario.
Va bene per fuggire, non per restare (cioè per vivere la vita piena).

Onorare ciò che è vero, come mi hanno spiegato – ed è una lezione che non è possibile dimenticare- è anche impegnarsi per chiamare le cose e soprattutto le persone con il loro nome. Per farli esistere, o per ricordarli se ci hanno lasciati. Superare la pigrizia, l’incertezza, il desiderio di piacere a tutti e di essere sempre bellini e gentili, di usare parole sempre caute e interpretabili in molti modi, e riconoscere le cose nella loro verità e bellezza.
Oggi pronuncerò molte volte quel nome, per cominciare.

CAMBI DI NOME
Agli amanti delle belle lettere
Faccio giungere i miei migliori auguri
Cambierò nome ad alcune cose.
La mia posizione è questa:
Il poeta non adempie alla sua parola
Se non cambia i nomi delle cose.
Perché il sole
Deve continuare a chiamarsi sole?
Chiedo che si chiami Gatto
Quello con gli stivali delle quaranta leghe!
Le mie scarpe sembrano bare?
Sappiano che d’ora in poi
Le scarpe si chiamano bare.
Si comunichi, si annoti e si pubblichi
Che le scarpe hanno cambiato nome:
Da adesso si chiamano bare.
Bene, la notte è lunga.
Ogni poeta che stimi se stesso
Deve avere il suo dizionario.
E prima che mi dimentichi
Bisogna cambiare nome al proprio dio:
Che ognuno lo chiami come vuole:
È un problema personale.

Nicanor Parra
(da Versos de salón, 1962)

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