La sindrome del rientro continua: ancora un po’ e mi mettevo a piangere, stamattina, davanti alle palle di lanetta che rotolano in casa tipo pampa argentina, sospinte non dal vento ma dalle correnti d’aria che per crearle, oggi che tutto è fermo in città, ci metti mezz’ora di complicati incastri di porte aperte ma non troppo, finestre socchiuse ad arte, insomma una complicata opera di architettura per ottenere comunque un effetto “phon acceso”. E vabè. Per tirarmi su ho pensato ai bei ricordi dell’estate, alle cose carine che mi sono state dette negli anni e che conservo gelosamente da parte per tirare su la mia autostima nei momenti di grigiore psicologico ed epidermico (perché il bel colorino bronzeo, ottenuto a prezzo di sole in faccia per due-mesi-due con conseguente prevedibile caduta della faccia fra qualche anno, sfuma rapidamente in un color Taralluccio, in Fetta Biscottata e infine in Pan Carrè). Qualche esempio di “ipse dixit” indimenticabile:

Ma no, sta bene, è fatta così, con i fianchi larghi, un po’ grossa di cosce…” (l’amica di un amico, in spiaggia, mentre discutevano come se io non fossi stata presente della mia forma fisica)

Ah, stasera ti sei messa le ciabattine per uscire?” (un’amica, guardandomi distrattamente mentre ci preparavamo per l’uscitona del sabato: peccato che avessi le mie zeppe da 7 cm.).

Ah, ma allora è una macchia, quella…?” (un’altra amica, dopo la spiegazione sulla mia macchia solare sopra le labbra, che effettivamente fa un po’ “baffo di Zorro”)

Certo, sono sempre le donne che notano queste, diciamo, piccolezze. Dai, ora sapete che la Regina Madry è orrendamente fuori forma, baffuta e nana. Ma d’altronde, sappiamo bene che quello che conta è la bellezza interiore…. ;-PP

(la foto è di G.Antoni)

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