E poi dicono che siamo dei copioni, che Halloween è solo una strategia commerciale, che siamo i soliti filo americani (per quello che va bene a noi, eh, mica per tutto). Questa è talmente bella che siamo finiti anche su Repubblica: un articolo del nostro conterraneo (peraltro bravissimo) Giovanni Maria Bellu racconta che forse, probabilmente, anzi sicuramente, perfino Halloween l’abbiamo inventata noi sardi. Ovviamente si chiama in un altro modo, e altrettanto ovviamente ha significati ben più profondi di un carnevale con maschere un pò lugubri. Non so ancora bene perchè, ma la cosa un pò mi fa sorridere e un pò mi sconcerta: si parla tanto (troppo?) di identità, del sentirsi sardi prima che italiani, e poi però le contaminazioni e l’incontro con altre comunità e culture (come avviene nel caso di questo Ichnusa Film Festival) danno risultati meravigliosi (Nanneddu Meu con i gospel, gli indiani d’America che adottano un nuraghe come monumento sacro!). Dedico questo pensiero di fine mattinata ai duri e puri, quelli che mi parlano solo in limba anche se io, che la capisco ma non la parlo, non posso rispondere -con dispiacere- nella stessa lingua. Dedico il pensiero a tutti coloro che mi guardano con sospetto perchè non porto un cognome sardo, che mi chiedono da dove vengono i miei genitori, che mi parlano di sangue sardo e mi interrogano sospettosi: “sai cos’è Procurade ‘e moderare, vero?” , come se l’istruzione, il lavoro che faccio e i miei sentimenti di sardità non fossero sufficienti a garantire il minimo sindacale di conoscenza della nostra storia.

Forse per tutti loro l’inevitabile contaminazione di culture sarà, alla fine, un bello scherzetto.

(foto di G.Antoni)

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79 comments

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Cara Madrigata, in realtá io ho poi aggiunto un commento ulteriore alla precedente dissertazione, ma non é apparso. Mi è capitato altre volte, ma risulta che i commenti “antipatici” non li si pubblica!
In ogni caso, a proposito della festa di “Halloween” e alla sua paternitá (o copyright che dir si voglia) volevo far notare che essa esisteva giá in diverse parti d’Europa giá oltre 4000 anni prima di Cristo. Era legata a questioni materiali, di transumanza del bestiame, di arrivo dell’inverno, di impoverimento dei pascoli, ecc. In quell’epoca, tale “festa” (o rituale) apparteneva alla specie umana, la stessa specie che doveva per forza di cose fare i conti con la continuitá e con la natura, contesto nel quale era immersa e tenuta a vivere, senza mettersi troppi problemi su chi avesse inventato tale festa o ricorrenza. Frazer ne da giusto qualche cenno. Quello del Ramo d’oro. Ma oggi, lo sappiamo bene, il mercato l’ha ricoperta con una nauseabonda coltre di escrementi commerciali, e bla bla bla bla bla…
Altro che paternitá dell’isola. In quel tempo non vi erano né confini geografici né brevetti o altre fesserie di questo genere. Che dire? L’idealismo é imperante! Squlli impetuosa, anche in questa occasione, la tromba dantesca del Barbariccia.
Besitos madrileni
J.

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Caro Janscky, giusto per spaccare il capello in quattro ti confermo (ma so che non ne hai bisogno, perchè mi dovresti conoscere abbastanza ormai) che in questo blog non si applica censura,e quindi se i commenti “antipatici” (tua definizione)non sono stati pubblicati è per un errore della diabolica tecnologia, che congiura per far apparire me come una despota oscurantista e te come un perseguitato del pensiero ;-))
ovviamente scherzo, come scherzavano i ragazzi di Sorgono e Tonara, ma la facezia può essere l’occasione per un dibattito diverso: noi ci sentiamo sardi e come? e se ci sentiamo altro, vogliamo spiegare come? attendo impaziente il tuo contributo, se la movida madrilena non ti ha risucchiato nelle sue affascinanti spire :-))

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Secondo me hai perfettamente ragione. E’ dalla contaminazione delle culture, dall’incontro di esperienze diverse che nascono cose meravigliose! 🙂

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Bè, in Sardegna è passata tanta di quella gente, che ha influenzato la nostra lingua, i nostri dolci, le nostre feste, che la contaminazione, il miscuglio mi paiono quasi obbligatori:-)
P.S. ho qualche problemuccio a visualizzare il blog, scompare la barra di destra…mah..

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Sono anni che vado dicendo che questa americanata di halloween è una sottomarca con un involucro carnevalesco. Grave e che nelle scuole si stia diffondendo al pari del martedi grasso, complice un corpo docente uscito dalla scuola di Maria de Filippi. In molte aree dell’interno, questa ricorrenza dei defunti esiste da secoli: nel Goceano, Bono, Bottida, Anela, la chiamano “su morti morti”, i bambini si vestono con una tunica bianca col cappuccio a celare il viso, e una lanterna, ooh, sorpresa, si tratta di una zucca. Da secoli. Così nel logudoro, “sos mortos”, e in alcune zone della Barbagia. L’America, non quella dei Nativi, ha trecento anni, in sostanza non ha storia,ma un insieme di culture sbarcate con gli immigrati. Persino il cavallo vi giunse nel XVII secolo. La cultura è contaminazione, ciò che disturba è, invece, il nostro analfabetismo di ritorno.

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I miei figli a scuola (uno prima elementare l’altro materna) hanno imparato una canzoncina dedicata a Halloween. Per disintossicarli domani li porterò a Tonara. 😉
Andrea

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Gentile Regina, ti confermo che la questua per i Morti esiste anche in Toscana (forse dovrei dire meglio: esisteva). Mi inchino ai dotti riferimenti di J. al Ramo d’oro ed aggiungo a mezza voce che nel mondo celtico la festa corrispondente al nostro 1-2 novembre era Samaìn, quando si riteneva si aprisse un varco tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti: l’origine nobile di Halloween è questa. Quanto poi al festeggiare con riti di questua, è noto che si tratta di modalità diffuse in tutto il mondo euromediterraneo, per fermarci a quello: sos Tres Res o le varie questue natalizie, per fare un esempio isolano.
Anche io porto un cognome continentale, in continente sono nato (quello che nei condaghi si chiamava Terramanna) e quel pezzo di identità me lo tengo stretto quanto quello isolano. A chi mi pone esami di sardo o vuol farmi l’analisi genetica (della quale peraltro non ho alcuna paura) per misurarmi i quarti di sardità, generalmente ruggisco che la gente come lui ha fatto abbastanza danni in Jugoslavia. Dopodichè penso che quella che sbrigativamente vine chiamata identità sia una delle grandi ricchezze di questa terra, a patto di saperla usare per crescere e non per coltivare nostaglie poco fondate. Ti omaggio repubblicanamente, o regina.
Aldo

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Ovviamente, riguardo alla censura si trattava di una battutaccia. Non scherzavo invece riguardo alla paternitá del rituale. Ho verificato anche su Cattabiani, Calendario, e dice cose interessantissime. In lingua sarda, ovviamente. Fra un po’ inizierete a votare per Bainzu Sale. Porca miseria…
Janscky

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Forse la giovane America ha bisogno di trovare, da qualche parte, i rituali di una identità di cui appropriarsi….non c’è nulla di particolarmente scandaloso,basterebbe conoscerne la vera storia come molti di voi. In realtà il tema è più complesso e riguarda il rapporto con la terra in cui siamo vissuti: chi vuole scappare, chi tornare ad ogni costo, chi rivendica con orgoglio il proprio legame e chi non ha paura di guardare anche in altre direzioni…l'”identità”: questo indefinibile sentimento, il più personale e soggettivo di tutti -dopo l’amore, ovviamente ;-))
Sono d’accordo con il commensale sul pericolo dell’analfabetismo di ritorno, ma attenzione a non volersi “istruire” troppo: si rischia lo scivolamento verso iper-campaninilismi francamente inutili (caro J., non voto certo IRS,anche se li conosco e mi sono pure simpatici…).

* Andrea, immagino lo sconcerto dei genitori “thirty-something” davanti ad Halloween nella scuola: ai nostri tempi queste cose mica esistevano! ;-)) buona gita!

* Aldo, pure io talvolta ruggisco e sfanculo pure (sarà la mia metà toscanaccia??)…in alcuni casi sorrido e passo oltre (sono pur sempre una ragazza), in altri passo oltre senza sorridere (è il quarto sardo, predominante) :-))

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questi riti legati al contatto fra mondo dei morti e mondo dei vivi sono sempre esistiti. Non credo poi che per essere sardi si debba avere un cognome che finisca per “u”, vero ? Quanti sardi amano davvero la propria Terra e quanti, invece, vogliono solo approfittarne per quel che possono ? ‘sta menata del sardo da parlare a tutti i costi la trovo proprio assurda.
Np Blogger

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Vostra Maestà siete stata nominata..

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Mia Sovrana, devo dire che sono d’accordo con te e con molti commenti. Ci sono delle usanze quasi universali che risalgono ad antichissime culture contadine. Anche in Sicilia un tempo (oggi non so) si festeggiavano i morti e si regalavano ai bambini dei dolci che raffiguravano varie figure umane (i pupi) ed anche figure scheletriche. Come per la befana, i doni venivano trovati dai bimbi al loro risveglio e, se erano stati cattivi, i “pupi” erano particolarmente brutti e i genitori canticchiavano: ‘U bbì ca ti misero i muorti? ‘a pupa cu l’anche tuorti (vedi cosa ti portarono i morti? la bambola con le gambe storte.)
Baciamo le mani
Sergio

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Ma tu rispondigli in rutiglianese e vedrai che figurone che farai 😉

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Oddio potrei venire fregiato da vossìa del titolo di visconte?? Magari.. visto l’appetito.. visconte dimezzato, o dimezzatore che è meglio!!
Gentilmente avrebbe uno stecchino d’oro? Ho ancora un pezzo di blogger tra i denti

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A proposito: di morti sardi, pabassinos ecc. si parla anche su un sito fichissimo 😉 http://www.subarralliccu.wordpress.com

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Avete trascorso un buon Ognissanti cari amici, diletti sudditi, sgranocchiatori di pardulette e ossicini (Toniuzzo, sei tremendo) ? 😉
* Giraffella, la contaminazione è bella, certo…magari * Baol vorrà tradurci qualche cosa in rutiglianese? 😉
Grazie a Sergio per la segnalazione delle usanze siciliane, che trovo bellissime perchè vere; e ad Adaspina per il link, sul quale ho già sconchiato (dato uno sguardo, N.d.R= nota della Regina)e last but not least, caro No-B, ovviamente no, non è ncessario che il proprio cognome finisca in U, vanno bene anche quelli in S, o in A, ma soprattutto quelli in “i” :-)))

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…chiedete i diritti! 😉

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Ieri ho avuto la fortuna di recarmi a Tonara e ho cercato tracce della tradizione. Purtroppo sono arrivato tardi: i ragazzini avevano già fatto tutto. Tranne i miei due figli, i quali (autonomamente) hanno colto al volo l’occasione e sono andati a chiedere “dolcetto o scherzetto” (!) facendo incetta di caramelle e dolci sardi. Sono rimasto basito…
Interessanti in ogni caso gli eventi culturali organizzati a Tonara e Sorgono.

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Certo che traduco…se te mi traduci il tuo dialetto in italiano 😀

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..quei copioni degli ammmericcani

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