Nella giornata della Memoria per le vittime dell’Olocausto, Silvio Berlusconi esterna, solo apparentemente a sorpresa, il suo pensiero: Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene“. 

Perché non è una sorpresa? Perché il problema non è Silvio, ma gli altri. Cioè il suo elettorato di riferimento, quello per cui anche oggi lui si è lanciato in dichiarazioni che a prima vista potrebbero sembrare temerarie.
La sua gente– molta gente, giova ricordarlo- pensa ancora in termini di “lobby ebraica”, di “becero frociame” (cit.), di nostalgia per i treni che arrivavano in orario, per le bonifiche, ha il busto del Duce in salotto, invoca l’ordine, Dio, la Patria e la famiglia (“normale”). 

Poi, nelle versioni moderne, proclama anche che i giornali “di regime” (…) devono chiudere, che i sindacati non servono e che hanno rovinato l’Italia, e via rimpiangendo, sognando, annuendo alle dichiarazioni che tanto scandalo provocano in noi benpensanti. Che, troppo occupati a cercare di “pensare bene” e comportarci di conseguenza, rifiutano l’esistenza degli elettori berlusconiani o li riducono a dei semplici idioti.Non è così: tutti ne conosciamo almeno uno o più, e pensare che sono soltanto degli imbecilli non è solo falso, ma è anche auto assolutorio.

Dopo vent’anni di berlusconismo della porta accanto (nel senso che è ovunque, ancora),  mi pare sia impossibile derubricare il fenomeno (non la persona: quella ha un fine e una fine, come tutti: ma il suo stile di pensiero no) a macchietta, clowneria, demenza senile, o rapacità e culto della furbizia.   
Mi sembra sia un errore non riconoscere che il punto è ancora e sempre culturale, della cultura povera di un Paese in cui chiunque può essere un “grande statista” (cit.). Un Paese in cui si parla molto, ci si scandalizza altrettanto, ma al momento del voto ci si disintegra. 

Spero di sbagliarmi: d’altronde è noto che la tendenza alla critica è definita (dal pensiero dominante degli ultimi vent’anni) anche nichilismo, e io, modestamente, criticona lo nacqui!

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