E’ un mese dolce, settembre. Anche senza i filtri degli smartphone la luce è questa, chiara chiara ma non più feroce come quella di agosto. Insoddisfatti e un pò lagnosi come siamo, in fondo ci dispiace di non dover affrontare più il caldo che toglie il respiro, come se soffrire fosse un pegno necessario, quasi orgoglioso, per godere della nostra bella estate.

Anche un caffè al chioschetto è più facile, meno impegnativo, meno disturbato dalle infinite diatribe  infantili sui gelati o dalle seconde colazioni dei cagliaritani “alfa”. Intorno, soprattutto bambini affaccendati, mamme stremate, qualche signora anziana.

Come quella che vicino a me protesta dolcemente perchè non le è ancora arrivato il caffè. Una delle ragazze del chiosco, ancora più dolcemente, le mostra la sua tazzina appena svuotata. “L’ha appena bevuto, signora Carla! lo vede? ecco la tazzina!“. La signora, avrà 75 anni almeno, è piccola e curata. Ha un copricostume a fiori, un piccolo borsello a tracolla. Si mette la mano sulla fronte: “oh! non mi ricordo nulla, però…eh…“. Un pò le trema la voce, sorride incerta. Il suo fondo di caffè la mette davanti a una crudele evidenza, che però dimenticherà presto. Forse la luce forte, così chiara, così pacifica e azzurra di questa giornata potrà aiutarla.

Si allontana con l’andatura traballante di certi vecchi, scende le scale del chiosco appoggiandosi e tendendo l’altro braccio teso, per salvaguardare quel poco di equilibrio. La ragazza del caffè spiega: “Viene qui tutti i giorni, da sola. Abita dall’altra parte della città, prende due autobus per arrivare, con qualsiasi tempo. Ieri c’era un maestrale tremendo, credevamo la portasse via. L’abbiamo vista tutti i giorni e ogni giorno abbiamo notato un piccolo peggioramento“.

La signora Carla è già sparita nella grande spiaggia. Per un momento provo una grande tenerezza, subito dopo un ancor più grande stupore: quanto dev’essere viva una persona per fare questo? Avere quella quantità di anni, aver visto e vissuto, e avere tutti i giorni il desiderio e la volontà di andare al mare, cambiando due autobus, con i capelli in ordine e anche col maestrale forte? 

Che importa, forse pensa la signora, se non mi ricordo bene del caffè appena bevuto? E’ più importante, forse, andare e fare, vedere l’acqua, sentire il sole battere sulla faccia o fare due chiacchiere con queste ragazze simpatiche.
Chissà se lo faceva anche da ragazza, o se magari avrebbe voluto farlo ma non aveva il tempo o la libertà. Viene sempre al mare da sola: a casa ha lasciato un marito brontolone o soltanto le tapparelle abbassate in una casa vuota? I suoi – se ci sono- lo sapranno che ogni giorno peggiora un pochino di più e talvolta dice cose senza senso?

Senza un motivo particolare mi torna in mente una cosa che penso da un pò, nei momenti di malumore: bisogna prestare attenzione, come si farebbe mentre si beve un buon caffè, a quando rispondiamo, spesso in automatico, che “va tutto bene”. 
La maggior parte delle volte è vero.

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