Vieni più vicino, ho pensato spesso. Mentre ti guardavo parlare ho staccato l’audio, ti guardavo e basta e capivo ugualmente cosa dicevi. Eppure da quando mi sono innamorata di te faccio più attenzione alle voci, ai suoni, perfino la visuale delle cose è più nitida. Quando vado in giro, o sono in un bar, osservo ancora più di prima le persone, mi sembra di immaginare le loro storie, penso che magari soffrono come me, e mi sento più vicina a tutti gli altri, a ogni essere umano sulla faccia della terra.
Mi piace la tua voce, eppure adesso, mentre ti guardo seduto su questo divano che parli di noi, un po’ contratto e ancora diffidente, non la sento.

Sei troppo vicina. Così non va bene. Quando mi fai quelle tue domande assurde, cose che nessuno ha mai osato chiedermi, ho voglia di rispondere. Ho risposto troppo. Non va bene. Ma come può una essere così spaccona, come fa a non avere vergogna? Da quando mi sono innamorato di te sento forte, sento le cose, guardo le facce degli altri, vedo i segni. Prima non lo facevo, ora li guardo. Mi chiedo se sono felici o fingono, o non lo sanno più.
Guardo anche te, soprattutto quando non te ne accorgi. Ricordo tutto quello che dici, e poi faccio finta di niente, sto zitto. Lo so che ti addolora, ma per me è troppo e non ho voglia di cambiarlo.

Ci siamo: siamo a un passo dal cominciare. Quando discutiamo è bello, anche se brucia molto, brucia dentro. E’ bello perchè finalmente trovo delle crepe in questa tua corazza assurda – dopo tutto questo tempo ancora ti proteggi da me, e questo mi affatica. Sono stanca, te l’ho detto tante volte. Gli altri si stancavano di te o tu di loro, io sono stanca del rumore di fondo invece. Mentre ti guardo immagino di entrarti dentro per vedere cosa c’è, è una sensazione fisica: penso alle radiografie, alle mani nude, agli organi vitali, a qualcosa che è nascosto bene e non capisco. Non mi piace il mistero, odio non capire. Odio dubitare.
Il rumore di fondo mi stordisce, le parole mi confondono, soprattutto dimentico. Dimentico il miracolo, che rimane sullo sfondo di questo tuo discorso che sento, in lontananza, mentre ti guardo seduto un po’ rigido su questo divano.

Il dubbio è bello, è la prova che mi ami. Anche io ti amo, ma meglio non dirlo troppo, sarebbe troppo facile, semplice. Perchè mi guardi così? Oggi stai parlando poco, e questo mi mette in allarme. Parli molto quando sei felice, allegra: io non ero abituato all’allegria e mi sembra una cosa strana, pure un po’ pericolosa. Non parlavo così con qualcuno da non mi ricordo quanto. Non sapevo mettere in parole la mia solitudine, il mio calore che resiste, l’amore che ho provato. Non ero capace, o l’avevo dimenticato, e tu mi hai ricordato che so farlo, quando voglio. Ma perchè oggi non lo stai facendo? E’ più comodo se lo fai tu e io ti vengo dietro. Ma perché mi guardi e non parli? Cosa devi dirmi? Lo so che pensi cose che poi non mi dici.

Mi piace parlare, ma adesso non ne ho voglia. Non è servito a nulla con te e poi distoglie la mia attenzione, le mie energie, dalla cosa veramente importante. Il miracolo di essersi trovati e riconosciuti. Tu pensavi di essere storto, io credevo di essere dritta. Forse è il contrario, o una delle tue convinzioni di cui io dubito sempre. Ma so cosa stai pensando, adesso: hai visto che ho ragione, sta per dirmi qualcosa di brutto. Invece sono concentrata sul miracolo, il miracolo sullo sfondo di questo divano, di questa stanza, di questa storia, di questa conversazione e anche sullo sfondo di noi, lontano. Lo vedi? Forse no, se non ti avvicini abbastanza.

Ti sento. Tu non mi credi quando te lo dico, ma sento cosa pensi. Anche quando sono solo, e tu non ci sei, so cosa stai provando. Lo provo anche io, perché siamo uguali, ma spesso non te lo dico. Non voglio altri problemi da risolvere, domande a cui rispondere. Non voglio capire, non voglio guardare troppo in quella direzione. La luce che sento e le parole che vedo quando siamo insieme non le avevo mai incontrate così nitide, sono troppo. Troppo vicine, così come sei troppo vicina tu. Se ti allontani lo vedremo meglio, questa specie di miracolo di parlarti e sentirmi parlare, di riposarmi, di non lavorare come faccio sempre, con tutti. Perchè è un miracolo, lo sai? Mica succede sempre.
Ma stai un po’ più lontana, adesso, per favore.

 

 

** [questo post si intende riferito a entrambi i generi e non contiene riferimenti a fatti o persone realmente esistiti o esistenti, per il semplice fatto che si tratta di sentimenti universali che tutt* conosciamo o aspettiamo di conoscere. Nessun* delle mie fonti è stato maltrattato/a per scrivere questo post, che difficilmente si trasferirà mai sulla carta stampata, salvaguardando così le foreste dell’Amazzonia]**

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