Ricordate il capello nella pizza? Elegante metafora della legge del contrappasso per cui agli schizzinosi capita di trovare, appunto, dei resti umani (altrui) nel cibo e della sbavature di rossetto nel bicchiere al bar, e alla vostra Reginella decaduta capitano invece episodi collegati all’altrettanto bizzarro (oggi sono in vena di eufemismi) fenomeno dell’ “accozzolandia”, della raccomandazione, cooptazione, sì, insomma, il calcio nel culo, tanto per capirci. Non è più un evento singolo, una notizia casuale, è un susseguirsi di segnali, non soltanto una fredda statistica come quelle che ci dicono l’ovvio, e cioè che la maggior parte delle persone in Italia trova lavoro tramite le conoscenze: nel settore privato mi pare anche ovvio, l’impresa è mia e assumo chi voglio, e ci mancherebbe, poi sono fatti miei.

Diverso è il discorso della Pubblica amministrazione preoccupata, giustamente, del precariato: soltanto di quello pubblico già esistente, dunque in qualche modo “istituzionalizzato” però, gli altri non esistono. Si sta manifestando infatti un pericoloso atteggiamento, a livello sociale, che provoca disparità fra le persone e un pericoloso senso di abbandono negli altri disoccupati e precari (che spesso nella sostanza coincidono, a prescindere dalla loro posizione nei confronti dei Centri per il lavoro, della Gestione Separata dell’Inps, delle ritenute d’acconto o della partita IVA e via dando libero sfogo alla disinvoltura di una legislazione che è ormai all’anno zero della tutela del diritto fondamentale del lavoro).
E’ quella linea di pensiero per cui la stabilizzazione (quindi, nella concretezza, un lavoro con uno stipendio) è innanzitutto quella della galassia di precari che ruota intorno alla Pubblica amministrazione.
Come spiegare, altrimenti, gli ultimi concorsi per collaboratori amministrativi di una “agenzia regionale dotata di personalità giuridica di diritto pubblico” (cito dal sito) che richiede, per 1 (uno…) posto di Collaboratore amministrativo professionale esperto in comunicazione, la Laurea in “in scienze politiche indirizzo della comunicazione pubblica ed istituzionale ovvero diploma di laurea ad essi equipollente”, con una precisione che definirei chirurgica nella scelta del principale requisito d’accesso?
Ma il bello deve ancora venire: qualche riga più sotto, il bando precisa che “I concorrenti dipendenti XXX, a parità di punteggio, hanno la precedenza nella graduatoria di merito”.
Così, senza spiegazioni ulteriori. E a bene vedere, non sono necessarie. La singolare caratteristica che si ripete anche per le altre selezioni per 3 posti per laureati e 16 posti per diplomati: se sei già un dipendente XXX, ha un senso partecipare, altrimenti il consiglio è di risparmiarsi i soldi della raccomandata.
Un solo posto, una strana laurea, la precedenza garantita….L’unica domanda è la seguente: come si è fatto per altre branche dell’amministrazione regionale, non sarebbe stato più onesto manifestare apertamente l’intenzione di bandire un concorso riservato al personale interno o la (legittima) necessità/giustezza di stabilizzare i precari dell’ente? Così, scusate, lo so che è sgradevole utilizzare queste espressioni, oltretutto nei confronti di una parte politica che io sostengo (e dunque il capello nella pizza è ancora più indigesto) e che si è beccata una badilata in faccia alle elezioni, però, insomma, ho la vaga impressione di essere presa per il culotto.

Quindi, in definitiva, rimango a casa a fare la casalinga, attività rispettabile nella quale mi sto impratichendo anche se confesso di non avere mai fatto il “vero” brodo di carne né la sbrinatura periodica del frigorifero, e nel frattempo attendo consigli: su quale taglio di carne farmi dare dal macellaio, ma soprattutto sul santo al quale votarmi per uscire da questo impasse che nonostante sia un male tragicamente comune non mi consola con alcun gaudio.

Inoltre vi consiglio di leggere...

2 comments

Rispondi

E per essere pinnicosa, è richiesta la conoscenza di “elementi di diritto ambientale” più consona ad un laureato in giurisprudenza ma, guarda caso, codesti figuri giurisprudenti sono esclusi dal concorso. Che meraviglia. Ormai non trovo più capelli nella pizza, non guardo nemmeno, figuriamoci se guardo un bando per un concorso pubblico;-)

Rispondi

…e fatti allora un “concorso” per docenti universitari dove vince chi non ha alcun titolo nella materia che dovrebbe insegnare, ma ha indicato il voto di diploma, titolo di preferenza deciso – dopo la pubblicazione del bando – dall’amorevole commissione giudicatrice. Naturalmente tutti appartenenti al “cambiamento senza compromessi”, of course…

No Blogger

Rispondi