Ma come, un post sull’amore nel giorno di San Valentino? Che banalità. Ma sei impazzita? E le tue solite “pesantezze” sul lavoro, le questioni di genere, le donne, ultimamente la politica?

Vabbeh, quelli sono sempre lì: oggi non ne ho voglia, preferisco parlare d’amore. Un lungo periodo di cose interessanti – che occupano molta memoria in quel piccolissimo computer che è il mio cervellino- mi fa venire voglia di disintossicarmi, di parlare d’altro. Di pensare ad altro.  
E quindi, come la mettiamo con l’amore? Tutto a posto?

C’è chi è felicemente impegnato con qualcuno e manco si pone il problema di esserlo; poi ci sono quelli che improvvisamente hanno capito, o deciso a tavolino, che era ora di fermarsi da qualche parte. Poi c’è chi è innamorato da poco: sono quelli che preferisco. Li riconosci dall’energia che sprizzano da tutti i pori, dal mondo parallelo in cui stanno vivendo. Se non sono metanfetamine, poco ci manca. 

Il primo momentodell’innamoramento è una roba epidermica, violentissima, qualcosa che taglia e che siamo felici di lasciar tagliare; manco ci pensiamo, giustamente, a mettere un cerotto. Ci piace così, sanguinare un pochino, e solo di felicità. 

Poi, se è quello giusto per noi, diventiamo una coppia di pigiami, la bellissima “quiete accesa” di Ungaretti. La verità è che soltanto sulla lunga distanza capiamo se quell’uomo o quella donna fanno per noi e noi per loro; la reciprocità è condizione naturale e istintiva, non credo praticabile a tavolino o con le migliori intenzioni. 
Solo con il tempo- abbastanza, non troppo- improvvisamente, in una serata come le altre, guardiamo la nostra persona e pensiamo che siamo a casa. Pensiamo, insomma, che non ci potrebbe essere in tutto il pianeta qualcun altro/a per noi (e sperabilmente, anche per lui/lei). 
Ovviamente non è vero: è pieno in giro di persone per noi, e noi non le conosciamo perché non è necessario.

Sta qui il fascino dell’ignoto che prima o poi colpisce quasi tutti (sì, ho scritto tutti: nessuno è al sicuro, mai).

Occhio che l’amore, che “per alcuni è un bambino o un uccello o un salame dove non c’è da bere”, colpisce a tradimento quando non ce l’aspettiamo. Mica mentre siamo qui a leggere o a scriverne, no. Proprio quando siamo bei tranquilli e organizzati (e riusciamo a riconoscerlo) o quando siamo confusi e un po’ infelici (e magari non riusciamo e perdiamo una delle nostre occasioni).

Il simpatico amore, che non abbiamo ancora capito bene come funziona, a volte se ne va o non lo incontriamo proprio, ma per fortuna non c’è mica soltanto una forma. Ci sono gli amici, i figli, ci sono gli altri; ci sono i luoghi, il proprio lavoro. Soprattutto, ci siamo noi stessi.

Amare se stessi deve essere “l’idillio che dura tutta la vita”, come scriveva Wilde, ed è ovvio. Perché solo se ci piacciamo molto, poi l’amore ci individua senza dubbio, fra milioni di altre persone.
Buona giornata.

 
PS:
Leggendo Auden, non si può fare a meno di sorridere:  vi sfido a non amare questa poesia.

* La verità, vi prego,  sull’amore.

Dicono alcuni che amore è un bambino
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo
e alcuni che è un’assurdità
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.


Assomiglia a una coppia di pigiami
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un prugno
o è lieve come morbido piumino?
È tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.


I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità grave, vi prego, sull’amore.


Sono andato a guardare nel bersò
lì non c’era mai stato;
ho esportato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.


Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accedrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore.

Wystan Hugh Auden
(il dipinto nella foto è “Gli amanti” di Renè Magritte)

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