Leggo degli operai Alcoa che lottano, nonostante la disperazione. vorrei che non mollassero, vorrei che raggiungessero il risultato, che non venissero insultati con contentini offensivi, trattati come merce da stoccare o eccedenze da dismettere. sono semplicemente persone che vogliono lavorare: mentre lo scrivo, la semplicità del concetto mi sgomenta, perchè questi non sono tempi per riuscire a svolgere una delle attività essenziali per l’uomo, lavorare appunto. Qualcuno mi giudicherà eccessiva, indubbiamente influenzata dalle esperienze personali, ma credo ancora che lavorare, bastando così a se stessi (e, ancora oggi più importante, a se stesse) e agli altri (la famiglia, i figli, i genitori ecc.), contribuisca a creare e “solidificare” la nostra identità. Oltre, ovviamente, ad altri elementi anche più importanti, come gli affetti, l’equilibrio interiore, un tetto sopra la testa e un “tenore” di vita dignitoso. Alcune di queste cose dipendono, disgraziatamente, da un reddito più o meno stabile (scusate la parolaccia), ecco cosa cerco di spiegare a quelli che (in verità raramente) attaccano con la filosofia del “ci sono cose ben più importanti”. Grazie al cazzvolo, rispondo, citando l’evergreen “quando c’è la salute c’è tutto” (poi, vedi il caso Ilva, in alcuni casi di studio del nostro tempo non c’è nè l’una nè lìaltro, o c’è uno e lo paghi salato con l’altra).
Non credo che gli operai Alcoa si consolino così; nè altri possono mettere in atto compiutamente questa strategia antistress, perchè pensano (a ragione) di aver diritto (diritto, scelta, possibilità, non incartiamoci sui concetti) a stare bene e anche a fare altre cose. Credo che fosse per loro, e sia per quasi tutti noi, un fatto di natura: che poi si parli di fare l’operaio, l’insegnante, il giornalista o il parrucchiere, perfino la casalinga per scelta, è evidente che l’uomo è fatto per fare.
Tutto questo per dire cosa, se non che la ferita del lavoro è sempre aperta per moltissimi di noi, disoccupati secchi o “diversamente occupati”, consci dei nostri errori strategici (come persone singole, come cittadini votanti,come poveri ingenui, o come passivi spettatori, chè tanto essere stati attivi non è che abbia fatto la differenza), e quindi? Dovremo forse espiare per sempre? 
 [brutti effetti collaterali dell’approssimarsi del Capodanno; perchè la vera fine, e il vero inizio, è a settembre, no?]

4 comments

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Onestamente io non so cosa pensare della protesta Alcoa. Conosco bene quel territorio, lo adoro profondamente, e penso che alla fin fine non ci si debba battere tanto per continuare a produrre qualcosa che non fa altro che danneggiare quelle meravigliose zone, penso che si debbano battere per far sì che siano proprio loro a effettuare la bonifica totale, sempre a spese dell'Alcoa, sia chiaro. Così da avere lavoro garantito ancora per tanti e tanti anni. Ma forse è un discorso troppo complesso.

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"L'uomo è fatto per fare": con questo hai detto tutto.

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lavoro, salute. ma anche casa,famiglia. gli operai, gli inquilini sfrattati e i malati non protestano per l'importanza di ciò che difendono, ma per difendere un diritto fondamentale.

storicamente calpestare i diritti non porta nulla di buono. e la situazione peggiora quando la pubblica opinione percepisce queste violazioni come "normali".

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*Pesa, anche io credo che il territorio possa e debba essere "riconvertito". non vedo altra possibilità per mantenere l'occupazione…e anche una riflessione seria su chi, come e cosa ha portato al collasso non guasterebbe 🙁

* Jane: sono profondamente convinta che siamo fatti per fare (ma anche disfare, e ricostruire meglio di prima).

* Digito, è vero che queste cose sembrano ormai "normali": infatti l'altro aspetto preoccupante è la nostra abitudine alle ingiustizie. speriamo di avere memoria almeno al momento del prossimo voto ….

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