Anche una disillusa come me, un pò cinica nonostante gli sforzi di non diventarlo troppo, si impressiona leggendo e vedendo le immagini di questi signori (?) della nuove BR, che teorizzano il diritto (!) alla violenza, alla lotta armata, allo “sbarazzarsi” dei sistemi e delle persone.  A costoro vorrei semplicemente dire – brevemente perchè non ho tempo da sprecare- che la “lotta di classe” è quella che facciamo io e altri, ogni giorno
Cercando di vivere onestamente, resistendo alle difficoltà materiali, coltivando speranze improbabili, anche sorridendo, mai pensando di fare del male a qualcuno.  La lotta di classe oggi – mi perdoneranno i filologi della politica e della storia- è quella di chi si inventa un lavoro, di chi si tiene quello che ha anche se non gli si addice, quella di chi fa figli nonostante le difficoltà e anche quella di chi ci rinuncia, perchè magari non se li può permettere e non per questo odia il resto del mondo. Fare la spesa, comprare le scarpe per tutta la famiglia, magari regalando o scambiando le cose, coltivare l’orto o iscriversi nuovamente a scuola: tutto è lotta.
I lottatori moderni combattono per sopravvivere alle tasse, all’accanimento di uno Stato lontano, e tuttavia ci rimangono dentro, insieme ai loro simili, non sentendosi sopra o diversi da loro, perchè gli altri non hanno l’anello al naso e non hanno bisogno di lezioni di saper vivere: ci penserà la Storia, vivaddio, non certi mentecatti.

Quindi niente lezioni, sermoni, prediche o minacce, grazie, piuttosto dei sani esercizi nell’arte di arrabattarsi, far quadrare i conti, non evadere le tasse, rispettare il pianeta, trovare un lavoro perfino senza accozzo e via così. Il sistema cambierà, per forza, anche senza le sceneggiate dalle gabbie e quelle insopportabili minacce a chi chiede che venga riconosciuto il “diritto all’incolumità fisica, e a non essere aggrediti (cos’e maccusu!). Tutto il resto, mi pare, sono chiacchiere e distintivo, oltre che banale gusto della violenza.

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