E se non puoi la vita che desideri

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente

con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

(Costantinos Kavafis)

Ma la vita che desideriamo, qual’è? per i più fortunati,quella di ogni giorno, che ad altri magari sembrerebbe di banalità orribile; per i tormentati, è sempre un’altra rispetto alla propria. La vita, forse, è come un vestito che a volte ci sta benissimo, ma qualche mese dopo siamo magari ingrassati e non ci piace più come cade; lo lasciamo lì un pò insofferenti salvo ripescarlo dall’armadio e constatare con stupore che è sempre di moda e ci piace ancora da impazzire.

(Foto di Pheb)

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11 comments

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Sei sempre di più il mio mito !! Anche io adoro Kavafis !! 🙂

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Tutto sommato non è poi un male che la vita che desideriamo siamo smpre un pò diversa da ciò che abbiamo, è il motore che ci spinge ad andare avanti, a lottare ancora un pò, un altro pò… basta sia energia e non sia ossessione… tutto qui..
I miei omaggi gentile sovrana

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vi adoro, miei pensierosi sudditi innamorati dell’amore e reattivi alla poesia…d’altronde è il Poetry Power, S.B :-)) quanto alla vita, beh..interessante, Antò, interessante…pensavo che, come disse qualcuno,”la felicità è desiderare ciò che si ha”, ma forse la mancanza, i desideri,la sana ambizione costituiscono poi la molla che ci spinge avanti…

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Queste parole me le segno. Grazie.

P.S. Se passi da me ti offro una fetta di torta!

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“La vita che vorrei…” piano piano ci sto provando. Ho iniziato 4 anni fa e mi sento fortunata già ad avere fatto il primo importante passo per cercare di raggiungerla… Sono circondata da persone che “vorrebbero” ma non “possono”, dicono… come se avessero una seconda vita in cui godere dei benefici della prima….
Ciao, mi piace il tuo blog, quello che scrivi…. buona giornata !

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I casi della vita…la stessa poesia di Kavafis l’ho letta l’altra mattina su city roma e sono andata a fare una ricerchina su internet…ho trovato quest’altra poesia che ti giro:
Le candele – Costantinos Kavafis

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente

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grazie a Giuliana per quest’altra poesia di Kavafis,bellissima, che ci ricorda l’importanza-la necessità-di guardare avanti.Forse dovremmo essere tutti più capaci di dimenticare le cose del passato, rimunoverle come se non fossero mai state,non rimanere legati a nulla di ciò che sappiamo ormai essere “andato”…e cogliere le occasioni. Perchè è vero che il famoso “vorrei ma non posso” è reale solo nel 50% dei casi…nel rimanente 50%,è una nostra scelta…

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Complimenti anche stavolta per le poesie…ti dò ragione,la felicità è desiderare ciò che si ha,come disse qualcuno…ma visto che si sà che la felicità non dura che pochi istanti e che siamo eternamente insoddisfatti e tesi verso qualcosa…le conclusioni vengono da sole.meglio cercare sempre spunti e nuovi obiettivi da raggiungere,illudendoci che la vita che vogliamo sarà come l’avevamo desiderata fino a quel momento,e accontentiamoci di un pò di serenità che è più fattibile e umana.ma la cosa importante da ricordare tutte le mattine è:moriremo tutti.anche qui le conclusioni vengono da sole.o se non vengono è colpa dell’ora e delle molteplici correnti ideologiche nella mia testolina in questo momento.notte!

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La vita che si spera dovrebbe essere quella che si è capaci di realizzare nel lungo o breve termine. Basta avere o prefissarsi un punto di arrivo…

Personalmente è quella di ritornare ad essere un emigrato… ma di classe superiore…

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E se la vita che vogliamo fosse quella che già abbiamo? inquietante domanda,lo so…e ancora più difficile è eliminare le sovrapposizioni e gli accumuli che nascondono le cose più importanti…ha ragione Kniedich sull’obiettivo, che io chiamerei consapevolezza dei propri bisogni- e sono curiosa di questo desiderio di emigrazione!
Forse, Crazy M., attraversi un momento di riflessione e della consapevolezza di cui sopra…certo che moriremo tutti,ma questo dovrebbe essere uno stimolo a vivere pienamente l’unica vita che abbiamo! 🙂 o almeno a provarci..

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