Attenzione attenzione! urge disintossicarsi dai grandifratelli, dalle buonedomeniche, dai quartigradi e sanguinamenti in prima serata, dalle scoperte di Kazzenger, i telefilm ameriganzi e le reclame, come diceva mia nonna, che ci propongono qualunque cosa per anestetizzarci dalla realtà o per consolarci dalla sua banalità. Disintossicarsi per guardare a cosa succede, a quelle brutte notizie che dimentichiamo dopo cinque minuti, dimenticandoci che ci sono delle persone vere, dietro e dentro. Cosa c’entra tutto questo con Rossella Urru? C’entra eccome, perchè tutti abbiamo sentito, più o meno vagamente (e che diamine!questi se la vanno a cercare, no? E poi, chissà dov’è, ma sarà poi vero? La televisione non ha detto niente, cioè mi sembra di aver sentito qualcosa, ma non ricordo…ma chi è?), dicevo, abbiamo saputo che questa bella ragazza dal visetto pulito e dei bei capelli neri con la frangetta, è stata rapita, e altri con lei.  

Di mestiere fa la cooperante, cioè aiuta la gente nelle zone più sfigate della Terra. E’ sarda di Samugheo, ha 29 anni, al momento del rapimento -la notte tra il 22 e 23 ottobre scorso- lavorava in Algeria, nei campi dei rifugiati saharaui. Perchè scriverne? Perchè pensarci e basta non è sufficiente. Ora anche il comune di Cagliari, un filino in ritardo, ha finalmente appeso uno striscione per lasciare un appunto, diciamo, nelle nostre agende troppo impegnate. Certamente né io o gli altri blogger, né Fiorello o Geppi Cucciari possiamo fare qualcosa di concreto per lei, ma allo stesso tempo non siamo completamente inutili. Perchè parlare, scrivere di qualcuno o qualcosa, soprattutto se lontani, serve a renderli più reali, prossimi, vicini a noi: ci lega a loro, in un certo senso ci rende responsabili, e felici per loro quando tornano a casa.

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