Ieri sono stata, insieme alla incolpevole Adaspina, a un Poetry Slam, probabilmente il primo in città. Trattasi di gara poetica in cui le poesie vengono giudicate da una giuria apposita estratta a sorte dal pubblico.
Per gli appassionati di poesia era una curiosità irresistibile: assistere all’esibizione libera dei poeti partecipanti, che come unico vincolo hanno il tempo massimo di tre minuti.

Per fortuna: perché personalmente, scottata da precedenti esperienze, temo i fiumi di parole, i singulti, i sospiri, i rantolamenti di certe performance più della rima baciata sole-cuore-amore (quella la riservo ai miei componimenti appesi in cucina).
Vi dico subito che purtroppo non sono stata estratta per fare parte della giuria, che ho trovato assai generosa nei punteggi; ma quello che è importante secondo me è la possibilità per ognuno di esprimersi, e per gli altri di ascoltare la varietà di queste espressioni (è tutta salute, si è molto più “bessiusu”, cioè “usciti”, dopo un Poetry Slam!).
Il contrario, dunque, di quelle occasioni paludate e paludose in cui le solite 5 facce parlano delle loro opere, di solito sentendosi i nuovi Neruda.

D’altra parte non finirà mai di stupirmi la quantità di persone che scrive, vuole scrivere, ha già scritto e o pensa di farlo: sospetto che a Cagliari ci siano più scrittori e poeti che centri commerciali che spuntano come funghi, tanto per fare un esempio a caso.
A un certo punto anche Azzurro ci ha raggiunte: l’ho visto barcollare fino al bancone per buttare giù qualcosa di alcolico. Tornato al tavolo con un salutare bicchiere di vermentino, l’ho rassicurato: non ho nessuna intenzione di mettermi a scrivere anche io, nonostante la mitica domanda “Ma perché non scrivi un libro?” e “…scrittrice anche tu?”, mi sia già stata fatta diverse volte.
A questo punto ritengo necessaria una poesia di Pedro Pietri, poeta-performer nuryocan (cioè newyorkese-portoricano) che del Poetry Slam aveva fatto un tipico mezzo di espressione:

Cabina telefonica numero 36421483

Non è che devo bere
per dirti che ti amo
è che devo bere dopo
averti detto che ti amo

(questa sì che avrei voluto scriverla io!).

(la foto è di F.Sanna)

6 comments

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Salve Regina madre letteraturesca,
ohhh.. io vengo qui e respiro cultura.. inspiro e respiro, inspiro e respiro.. stasera mi corico felice, avendo imparato due cose: che cos’è un poetry slam e come si chiamano i newyorkesi portoricani..
Thank you Queen

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Aria d’inverno, fresca,
il mare regala la sua risacca,
ride, il sole caldo,
dei capelli al vento..
io li amo…

No Blogger

w la poesia di strada, cioè quella stradale, prrrrrr !!!!!

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Ceeee questa l’avrei troppo voluta scrivere io!!!Ora sento che posso essere poetessa anche io,e mi diletterò non appena giunge l’ispirazione! 🙂

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Inspiriamo e respiriamo allora…
* Antonio, addirittura “Regina Madre”?? vabbè che gli anni verdi li ho passati da un pezzo, ma così mi fai sentire decrepita 😉

* Oh, Poet-Bloggy, ci stupisci sempre… (cosa è la poesia stradale, di grazia?) 🙂

* Crazy, è il bello della poesia…ispira nuove cose!! 😀

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bella poesia, fortunata chi ne è l’ispirazione

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Direi che fortunato è chiunque, uomo o donna, a cui sia mai stata dedicata una poesia d’amore…(e io, modestamente, lo fui!) :-))

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