La mia generazione, degli anni Settanta e qualcosa: nonostante alcune sacche di indifferenza o di sconcertante lontananza dalla realtà (“non leggo MAI un quotidiano“, che se ci pensi bene ci vuole più sforzo ad evitarli che a leggerli), mi sembra che l’interesse e/o il para-attivismo, anche quello comodo da da pc, siano abbastanza diffusi. 
O la mia è “statistica aneddotica”, per cui, siccome i miei amici  – quasi tutti- si interessano alle cose del mondo, allora ne deduco che sono tutti così, i 30-quasi 40 della mia generazione?
Poco importa.

Quello che importa è che la voglia ci sarebbe anche, ma ad alcune condizioni.
Altrimenti  l’alternativa è sempre “piuttosto, me ne vado al mare”, che, attenzione, non è un “me ne frego!”, ma la reazione a condizioni impossibili per praticare la partecipazione politica. In questo senso mi hanno molto impressionata le reazioni composte, quasi meste, dei militanti Pd ai voltafaccia del loro partito, e al modo in cui sono state considerate le istanze dei più riformisti: quasi zero (se sbaglio, mi correggerranno). Come se non ci fosse alternativa, poichè lo spazio (spesso un recinto) del partito è quello, oltre non si può andare e soprattutto la cosa principale è salvaguardarne l’esistenza ad ogni costo. Anche qui mi sembra paradigmatica l’evoluzione degli ultimi giorni del Pd, ormai divenuto un caso studio, per cui anche i “dissidenti” voteranno la fiducia. Estremi tentativi di mettere una pezza alle crepe o senso di “responsabilità”, la parola più detestabile del momento insieme ad “inciucio”, per evitare ulteriori smottamenti nel governo del Paese?


In Sardegna, nel 2014, ci saranno le elezioni regionali. Il quadro è questo: il centrodestra ha qualche papabile, fra cui il governatore uscente, Ugo Cappellacci. Il Movimento 5Stelle è al momento non pervenuto, nel senso che dopo aver espresso gli eletti al Parlamento non si ha notizia di un possibile leader alla carica di presidente della Regione (ma ci penserà Grillo). Il centrosinistra è ancora una volta il “caso studio”, con molti galli e galline nel pollaio, dei quali alcuni hanno già cominciato a lavorare in maniera sotterranea. Fra questi segnaliamo Renato Soru (again), ma anche la scrittrice Michela Murgia, da tempo attiva in quella che sembra una campagna elettorale basata su temi collettivi e civili (è sempre presente sulle tematiche del femminicidio, dell’ecologia ecc.). E gli altri? personaggi inconsistenti, oscure cariche di partito o sindaci che però, complici anche le peculiarità della nostra regione, se sono molto conosciuti nella loro zona non lo sono nelle altre. 
E le donne dove stanno, visto che il fattore femminile sarebbe una marcia in più, anche a livello comunicativo? 

Si parla dell’ipotesi di un “partito dei sardi” (dicitura che io toglierei immediatamente), capace di raccogliere tutti quelli che, soprattutto nella società civile, hanno voglia di impegnarsi, o semplicemente seguono con attenzione le evoluzioni della politica. Potrebbe essere una possibilità, ma anche qui il problema è il leader: si richiede persona psichicamente equilibrata, ancora sguarnita di corte dei miracoli che faccia da filtro nefasto tra lui/lei e la ggente, che possibilmente non abbia praticato n° cambi di casacca e che, ovviamente, pensi pensieri sensati.  Anche parlare bene è un requisito gradito, ma, soprattutto, è importante che non vi sia quell’atteggiamento spocchioso e un pò elitario (non nel senso intellettuale, ahimè, quanto in quello della fedeltà assoluta verso il capo) che ha provocato gli ultimi naufragi.

Sbaglierò, certo, ma credo che molti della mia generazione – che ha visto già abbastanza cose che voialtri umani potete benissimo immaginare- potrebbero, e vorrebbero,impegnarsi insieme, se la prospettiva di lotta e di governo fosse questa. Altrimenti, come è noto, nelle nostre spiagge si sta benissimo.

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