La nuova domenica comincia con un nano quattrenne che mi picchietta sulla guancia: “svegliati mamma, svegliati papino”. Oddio, che ore sono? Dove sono? E soprattutto, chi sono?

Quattro occhietti, quattro manine e relativi piedi in faccia mi ricordano improvvisamente che in questa casa non si può battere la fiacca, nemmeno di domenica. 
Abbiamo una Regione da gestire, noi.

Cioè, una colazione, volevo dire. Venti giorni di campagna elettorale “full immersion” hanno condizionato le mie percezioni del mondo, e quando Diegormando, indispettito perché gli tolgo di mano l’ottavo biscotto consecutivo, tutto rosso in faccia mi dice: “Non potete decidere sempre voi!”, penso immediatamente che in realtà stia facendo pressioni per un assessorato nella nuova Giunta regionale.

Subito spiego al ragazzino che il Presidente, in questa casa, sono io: carica conquistata sul campo, con un numero di preferenze stratosferico rispetto alla coalizione costituita da lui, il suo gemello diverso e talvolta, a rotazione secondo un meccanismo di rimpasto politico ogni settimana diverso, le nonne. Gli zii di solito forniscono un “appoggio esterno”, venendo in soccorso del Presidente.

Diegormando protesta, e Giggirriva tenta di rinforzare con qualche lacrima a zampillo, difficile da produrre però se hai gli occhioni asciutti. Vabbè, meglio questo di certi lampi d’odio che baleneranno più avanti, nell’adolescenza, e talvolta anche in età adulta: in politica, mi dicono, capita spesso.

Comunque, la battaglia per un assessorato “pesante” è metafora della vita, evidentemente, o forse sono io che sono una romanticona. A casa mia è una contrattazione quotidiana, anche se la mia linea politica tende di più alla monarchia illuminata che alla democrazia con i suoi effetti collaterali funesti. 
Mi sento vicina al vincitore delle elezioni sarde, perché qualcuno dovrà pure decidere quali giochi dei nani mettere nella borsa che ci porteremo in giro oggi. Ci dovrà essere una selezione netta, basata sulle competenze e anche sulla “novità”, nel senso di giocatt…, cioè di soggetti non storicamente incollati alle Istituzioni.

Per dire, il pupazzo vintage originale anni 70 di Ernie (Ernesto) oggi non entrerà nella busta dei giochi, è pur sempre in politica da quarant’anni. Anche i pupazzetti con cui D.Armando e Giggi dormono non vanno bene, perché alla fine sono solo ornamentali, una coperta di Linus che serve soprattutto a rassicurare gli alleati. D’altronde, il numero dei “signorini” (cit. i nani) delle costruzioni, cioè gli omini Lego, è molto alto e questo mi induce a prevedere futuri casini nella formazione e tenuta della Giunta. 
Chi vorrà prendersi la rogna del Lavoro? (la Cultura l’abbiamo già assegnata al coccodrillo gigante di pezza di produzione svedese, come si regolerà con i finanziamenti alla Limba Sarda Comuna?).

Ma che sto dicendo? Bisogna decidersi, tenendo presente che mediare e contrattare va bene, ma fino a un certo punto: poi ognuno si prenda le sue responsabilità. Penso allora che ci porteremo dietro un libro dei pirati, due dinosauri a testa, una macchina della polizia e un camion lampeggiante dei pompieri, perché la pista del trenino –eterna incompiuta da decenni ormai- non ci entra, nella borsa. Dovrò assumere anche la delega ai Trasporti, temo, oltre agli Affari Generali.

Mentre io e il padre dei nani, presidente ex aequo che è anche Assessore alla Programmazione, riflettiamo su questi problemi, il tavolo di coalizione lo risolve Giggirriva, 4 anni e mezzo anche lui. Il ragazzino conclude la riunione – svoltasi in una piccola cucina con le pareti giallo banana e non nel solito privè di un ristorante che fa tanto Prima Repubblica- con un teatrale: Addio, piscioni!”. E addenta una zeppola.

La domenica è ancora lunga, forse riposeremo, o forse no: c’è il resto della squadra da scegliere e le pretese sono molte. Le quotazioni di Batman comunque, sono in rialzo.

Buona domenica a tutt*

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