Le giornate con Diegoarmando e Giggirriva, quasi cinque anni, sono definibili in molti modi.
Divertenti, faticose, ma soprattutto interessanti. Si imparano molte cose, alcune da Baci Perugina e altre un pò meno. Per esempio, il tempo è relativo, si fa confusione tra il mattino e il pomeriggio e anche i tempi in cui c’era la scuola ogni giorno sembrano ormai lontanissimi, perduti nella nebbia dello scirocco estivo. O forse sono io che ho le visioni? Boh, sarà il caldo.
Crediamo fermamente che le parole siano importanti, in questa famigliola imperfetta; ecco perchè quando Diegoarmando il Moralizzatore mi si siede accanto sull’asciugamano, con la sua tipica postura a braccine conserte, so già che un predicozzo è in arrivo.

E infatti: “…però questa non è l’amicizia! Quando uno è amico se gli chiedi una cosa te la presta tu gliela presti poi lui te la ridà, però”, afferma con la sicurezza spavalda che il bisticcio in atto con Giggirriva gli fornisce.
Non faccio in tempo ad abbozzare una risposta perchè ricominciano a picchiarsi, e mentre li osservo (non si interviene se non in caso di prese da wrestler troppo azzardate o sangue “a goccia”) rifletto sul senso di un bambino cinquenne per l’amicizia e il bisogno di definirla.

È un pò come quando mangiano, spazzolandosi la fregola con le “conchigliette” (le arselle, NdR), e chiedono informazioni sulla filiera di produzione:”chi le ha comprate? Papy? Grazie papy, sono molto buone!”.
A questo punto di solito qualcuna interviene,facendo rumorosamente notare che papy le avrà sì comprate ma qualcun altr* le ha cucinate, cocco. Quindi…
“…grazie,mamma!”. Ecco. Così va meglio, ma mica per altro eh, per amore della precisione.

La stessa che coglie più tardi Giggirriva, mentre gioca in piscina con il fratello: “Cazzooo, Diegoarmando! non si fa così!”, urla a volume altissimo, o così mi sembra nella quiete del pomeriggio. Il bagnino mi guarda ammiccante, intorno c’è un silenzio irreale; mi sembra di vedere l’ologramma di Tata Lucia materializzarsi nell’acqua, o forse sono i vapori del cloro, chissà. Mi guardo intorno, sperando che gli altri genitori non abbiano sentito, già pronta a tirare fuori la patetica scusa a cui nessuno (giustamente) crede: “oh, ma dimmi tu, incredibile…ma dove le avrà sentite queste parole?! Eh, a scuola, gli amichetti…”.

Saremmo tutti pronti ad accusare chiunque della somma nefandezza della parolaccia, insomma. Per fortuna non ce n’è bisogno: un altro stentoreo “Cazzo!” riecheggia nel caldo vento serale.
Raccolgo la borsa, i quattro braccioli, la rete dei giochi, i tre asciugamani, i cadaveri della merenda, le sei ciabatte e trotterello velocemente verso l’uscita, pianificando terribili esercizi di correzione tra le mura domestiche. Poi basta un congiuntivo al posto giusto e tutto è dimenticato, però.

buona domenica a tutt: 🙂

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