Eh sì,anche io sono sempre stata molto choosy (ma dire “selettivo”, noo? siamo pur sempre in Italia… o la mia sensazione di irrealtà coinvolge anche certi professori?), come la Fornero raccomanda di non essere: ad esempio, quando accettavo lavori a cottimo per 8 euro lordi. Oppure quando lavoravo solo due pomeriggi alla settimana per una cifra probabilmente equivalente al costo delle scarpe della signora ministro (ma è giusto, le scarpe sono importanti). Oppure quando prendevo il treno ogni mattina alle 8 per dare una mano nell’attività di famiglia (che peraltro stava chiudendo, c’era poco da scegliere). 

Potrei allegare il mio curriculum, ma prefererisco non farlo: mi imbarazza essere disgregata. E’ proprio così: dopo più di un decennio di lavoro, il mio percorso professionale è diventato talmente eterogeneo che un’amica mi dice che sono “un’artista”. Con affetto, certo, ma sostanzialmente perchè ho fatto molte cose diverse, forse troppe.  

E l’Italia – la Sardegna in particolare- non mi è sembrata finora apprezzare particolarmente quelle caratteristiche che le scienze inesatte quali la “selezione e l’orientamento delle risorse umane” definiscono di interesse per i potenziali datori di lavoro: flessibilità (o contorsionismo), capacità di adattamento (o selezione naturale), curiosità e interesse, capacità di gestire lo stress o di passare da un tipo di lavoro all’altro conservando la sanità mentale e, ripeto, la voglia di lavorare. Detto in poche parole, se hai sempre fatto qualcosa nella tua vita pur di non stare buttata a fissare il soffitto- lavoro retribuito, corsi di formazione, almeno 4 lavori principali più alcuni collaterali, più la famiglia, ovviamente- , la cosa rischia di essere uno svantaggio.

Insomma, non sono stata abbastanza selettiva, fondamentalmente perchè avevo voglia e mi piaceva (mi piace ancora) lavorare. E’ una banalità, altri aspettano (in eterno?) l’occasione giusta, ma almeno, a metà del cammin di nostra vita, non sprofondano nell’imbarazzo quando qualcuno chiede loro: ma tu cosa fai? Ieri, per dire, sono tornata alla dicitura sulla mia carta d’identità: casalinga. 

A questo punto mi aspetto un rimbrotto anche su questa condizione dal ministro Fornero, che forse conosce una quantità spropositata di giovani mandronazzi (pigri), e non dubito che ci siano (ne conosco anche io, anche di meno giovani, ancora più inquietanti perchè sembrano vivere in un altro pianeta). Però, allo stato dell’arte, devo dire che forse mi sarebbe convenuto essere più choosy: a  parte che suona bene ed è fighetto, mi sarei stressata meno e non dovrei ogni volta tagliuzzare il mio curriculum qua e là.

(la vignetta è di Bruno Olivieri e Francesco Abate)

3 comments

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Non sarebbe stato d'accordo Mogol il quale, in una recentissima intervista televisiva tutta incentrata sull'attuale condizione dei giovani lavoratori, ha esclamato entusiasta (già, proprio entusiasta): "Fate qualsiasi cosa, anche ciò che non vi piace! Bisogna mettersi in gioco".
Tipo se hai una laurea in Antropologia Culturale e una in Filosofia Politica (come me), mettiti in gioco lavando i piatti al bar del porto nei fine-settimana! Oppure prova l'ebbrezza di fare la rappresentante Avon davanti alle zitelle grinzose del vicinato! O accetta la super sfida di farti il sedere piatto alla postazione del call center per 10 ore al giorno!
Che rabbia, cara Francesca. E neppure tu te lo meriti (insieme a una marea di altre persone in gamba). Perché ho un ottimo ricordo di te: battuta arguta e lessico brillante.
Sono Serena, quella studentella cui facesti da tutor qualche tempo fa alla casa editrice di via Sant'Eulalia.

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carissima Serena,anche io ho un ottimo ricordo: quello è stato un lavoro molto interessante! 🙂
quanto agli entusiasti di ogni tipo (che siano ministri o qualche altra cosa), se ci fai caso hanno tutti una certa età, in cui tutto era possibile: e sembrano essersi fermati lì…. O_O

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I've never been choosy!!!!Mi verrebbe da rispondere alla "cara" ministra. Ecco l'elenco delle varie "attività" lavorative che ho fatto: svariate "raccolte" in campagna (vendemmia, arance, olive…); operaia forestale; operaia di cantiere comunale (pulizia strade, cura del verde pubblico, lavori da vero "manovale"); tre belle stagioni come cameriera di sala in quel della Riviera Adriatica (il lavoro più pesante in assoluto dal punto di vista "fisico"… per questo solidarizzo sempre con i camerieri); tre belle campagne fiscali (così come le chiamano loro) presso un sindacato confederale (come sfruttano la gente loro non ve immaginate); impiegata comunale; addetta d'archivio presso un comune; rilevatrice Istat; coordinatrice Istat. Scusate se non sono stata schizzinosa…Vi basta?? Ah dimenticavo…pulizie a ore!! Figo no??Non "rinnego" nessun lavoro che ho fatto, anzi, per non parlare degli svariati concorsi pubblici con varie idoneità (inutili)conseguite, ma mi fa una rabbia immensa sentire certe frasi da chi dovrebbe avere, ma non ha, una minima idea di cosa sia la realtà.

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