Ci sono i misteri religiosi, come le apparizioni e conseguenti guarigioni di Lourdes, Fatima, Medjugorie e simili; ci sono quelli un po’ più prosaici e tutti italiani come l’aereo caduto a Ustica, il treno Italicus, Roberto Calderoli che fa il ministro.
Ma ce n’è uno ancora più grande, irrisolto, che non smette di esercitare il suo fascino anche su chi, come Madry, anche a causa della vetusta età è ormai incamminata per una strada impervia fatta di cinismo e pessimismo e fastidio (‘sagerata…è che gli alluci mi fanno sempre male, incattiviti perfino dalle ballerine argentate ma chiuse).
Non facciamo durare oltre questa stuzzicante suspence: il mistero misterioso è quello per cui sembra che chiunque in Italia voglia fare il giornalista o almeno scrivere un libro.
Ma perché? esistono tante altre cose infinitamente più utili e soddisfacenti, per se stessi e la società. Il volontariato, fare il medico o l’infermiere, l’insegnante o il poliziotto, il genitore a tempo pieno.
E invece prima o poi tutti gli sventurati, alla domanda “cosa ti piacerebbe fare?”, rispondono.
“…il giornalista”, appunto. Anche se fino al giorno prima facevano la Letterina, il digei e perfino la carabiniera fiorettista olimpica. Boh.

Qualche giorno fa guidavo sulla mitologica (nel senso che la stanno costruendo e “ultimando” dai tempi di Zeus) S.S. 131 per poco non finivo in cunetta: Radio Capital intervistava l’acuto Gad Lerner in merito ai risultati di un sondaggio (sic!) secondo il quale i giornalisti, appunto, sono una delle categorie più detestate: considerati dalla “ggente” dei venduti, manipolatori, narcisi, bugiardi e chi più ne ha più ne metta.

Il caro Gad sottolineava che però è sempre una professione ambitissima, che attira molto, forse perché i giovani si immaginano innanzitutto lauti guadagni, visibilità, un po’ di quel fighettume evocato dalla tua firma su un giornale o dall’essere riconosciuto al supermercato. Poi, certo, c’è l’impagabile piacere di raccontare delle cose, di farsi capire da chi ti legge, di rappresentare se stessi attraverso il racconto dell’evento.
Ah, c’è anche l’essere pagati – per ogni pezzo pubblicato – l’equivalente di una pizza con birra (in un locale economico però), o non essere pagati proprio, il dover continuamente battere cassa come l’ultimo dei questuanti, non avere rimborsi di alcun tipo, lo sbattersi come pazzi per arrivare a determinati requisiti che consentano l’iscrizione all’Ordine (la cui quota annuale costa come dieci articoli pagati), al quale peraltro si iscrivono cani e porci. Certo, se cominci la tua esperienza in prima serata sulla Tv nazionale forse il trattamento è un po’ diverso, immagino.
In ogni caso, come mi disse una bravissima giornalista di grande esperienza: “Francè, per fare ‘sto lavoro ci vuole un fisico resistente”. Concordo.

Comunque, non finirò mai di stupirmi per questa evidente differenza fra l’immaginazione e la realtà, fra le luci della ribalta e il conseguente potere di alcuni e l’ombra affollata in cui si muovono gli altri, che fanno questo mestiere con il sudore, l’acidità di stomaco, talvolta la noia mortale e sempre con una grande passione che li muove: altrimenti non si spiegherebbe perché si ostinino a farlo, per correre oltretutto il rischio di essere poi considerati degli infamoni al pari di certi camerieri della carta stampata o della seconda serata televisiva.

Soltanto stamattina mi hanno chiesto che lavoro faccio, e dopo un attimo di indecisione fra “casalinga” e “giornalista”, per tagliare corto ho optato per quest’ultimo, anche se non è del tutto esatto (e esaustivo), ma tant’è: e quella lucetta di interesse si è subito accesa negli occhi del mio interlocutore, manco gli avessi detto che leggo i tarocchi o faccio la personal shopper (cosa nella quale, modestamente parlando, riesco benissimo).
Mistero.

(la foto è di Fiorella Sanna)

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8 comments

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..e vabbè, ma che vuoi? E’ ‘na professione ambita? Allora, lavora, sbattiti l’anima, ingoia rospi e anche vitelli interi. Forse – dico forse – ce la farai. Prima o poi. E forse – dico ancora forse – sarai anche pagata decentemente per quello che scriverai. E se pure qualcuna (o qualcuno) ti passerà davanti grazie all’onusto sudore delle cosce, fattene una ragione. E’ il giornalismo, bellezza!

No Blogger

P.S. detto da uno che l’ha fatto per anni, di fatto, ma non lo è diventato, di diritto.

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magna sovrana se voi concordate io son pronto ad aprire una sottoscrizione, stile panda, in quanto anche nel campo del mestierume psicologico sembra che in troppi vogliano diventare tali, perchè pensano che così si va in giro nelle tv a parlare di grane amorose o serial killer.
Per il resto, giusto per esser un pò velenoso, ho gran piacere a rimembrare lo splendido inizio di quel magnificente film che è “Harry ti presento Sally”. Harry dice a Sally “dobbiamo arrivare fino a new york, raccontami la storia della tua vita”. Sally: “non mi è successo ancora niente, per questo vado a new york”. Harry “E che ci vai a fare?” Sally “vado a diventare giornalista”. Harry: “così vai a raccontare quello che succede agli altri”.
Non commento le scarpe argentate (e vabbè la nobiltà..); in quanto al fatto che vostra maestà ascolti radio capital, diciamo che non ne nutrivo alcun dubbio. Non poteva che essere così.

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beh..ma vista la non imparzialità, l’incapacità di scovare la notizia senza prendere tutto per buono quello che viene passato da fonti interessate, l’incapacità di comunicare in modo chiaro di molti giornalisti (spesso i più presenti in tv) è ovvio che poi una che prima aveva come sogno quello di diventare letterina ora punti sul giornalismo…se cosi si può chiamare..

ho la sensazione che molti giornalisti bravi nn riescano a emergere..ma questo problema spesso riguarda anche altre categorie..

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Forse il punto è effettivamnete un altro.
Ci sono tanti medici, migliaia, ma solo pochi sono famosi e conosciuti. Ci sono migliaia di architetti, ma non tutti espongono alla biennale. Ci sono anche tanti giornalisti me non tutti scrivono su testate nazionali o vengono invitati in tv insieme ai medici e architetti di cui sopra.
Forse la differenza fra il giornalista e tutti gli altri mestieri sta nel fatto che a scrivere siamo buoni tutti te lo insegnano in prima elementare, magari diagnosticare una malattia o progettare una seduta innovativa richiede una preparazione che il mestiere di giornalista apparentemente non richiede.
E qui sta l’inghippo…
Prova a commentare una notizia di economia o di politica estera se non hai profonde conoscenze in materia.
Titolo:
“CALANO GLI INDICI DELLE BORSE EUROPEE…”
Commento del pseudo-giornalista:
“Nee…Sarà un po’ di pressione bassa. E’ colpa del cambio di stagion, è successo pure a mia moglie ieri al mercat…”
Il problema che mi pongo però è questo: ma non sarà che poi il mestiere glielo fanno fare comunque?

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Ciao Regina, è proprio vero, il mestiere del giornalismo ha il suo fascino, anche se per quanto mi riguarda nei miei vaneggiamenti sulle possibili professioni che avrei potuto/voluto fare (naturalista, architetto,psicologo, storico, pasticcere,fiorista..e chi più ne ha più ne metta), forse quella del giornalista è una delle poche che mi manca; dunque per me la ragione per cui tutti amino così tanto questo mestiere è proprio un mistero. Devo dire la verità, spesso anch’io ho collegato il giornalismo con il qualunquismo, con l’opportunismo, con la scarsa serietà e sensibilità a cui ci hanno abituato soprattutto i tuoi colleghi della tv. Se poi però penso ai “Grandi” è tutto un altro discorso. Forse tutti sappiamo scrivere fin dalle elementari ma solo in pochi hanno il dono del saper raccontare riuscendo a “rapire”, letteralmente, l’attenzione altrui. Penso a Montanelli, che con il suo stile semplice e com la sua impareggiabile intelligenza mi “catturava”, qualunque cosa stessi facendo. Adoravo ascoltarlo, così come amo, tutt’ora, leggere le sue “stanze”.
Credo che nell’epoca in cui viviamo, siano soprattutto le luci della ribalta a fare da specchietto per le allodole per quanti aspirano a fare questo mestiere. Magari ce ne fossero di giovani che fanno questa scelta spinti da una grande passione!

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Io lo capisco bene perchè il mestiere attrae…però penso che ci sia molta differenza fra quello che uno si immagina all’inizio (e il modo in cui si dovrebbe/potrebbe lavorare)e quello che poi si riesce a fare in realtà…

* Caro No-B,tranquillo che i rospi non mancano… 🙂
Ps: onusto??? e che è? ‘na cosa che se magna?!

* Ahhh, Antò, forse solo la mitologia dello psicologo/psichiatra/psicoterapeuta/psicopatico ;P può battere quella del giornalismo…a voi vi hanno rovinati il cinema e la Tv!!! ;))

* ciao Mat, la difficoltà a farsi capire dal pubblico è infatti un difetto, a mio parere…però occhio, perchè a forza di semplificare si finisce a raccontare soltanto di mucche che attraversano la strada bloccando il traffico! 🙁

* Ciao Volpe, non ci crederai ma non è che siamo proprio tutti tutti capaci di scrivere dei concetti intelligibili in italiano corretto….giornalisti compresi ovviamente !! :DD

* Claire, quelli di Montanelli erano altri tempi, in cui il mestiere era diverso e soprattutto concretamente fattibile…cioè allo sbattimento vero e sincero poteva anche seguire una carriera o qualcosa di simile…e sulla passione non dubitare: oggi come oggi chi tenta questa strada senza avere il posto garantito (vedi alla voce Accozzoli) non lo fa certo per soldi nè per diventare famoso!

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…mbè, quell’onùsto al massimo se lìngua, nun se màgna…và che ‘r vocabbolario è ‘na cosa che te devi avere se vvoi fà ‘a giornalaia..e còmpralo, che pò èsse utile pure per mètte ‘n piedi ‘r tavolo ;-))

No Blogger

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Ma per i press-tour e le trasferte pagate, no?

Magari tutta colpa dei temi che ci fanno fare a scuola.

E poi hai notato, anche il politico, è un mestiere che in teoria saprebbero fare tutti.

Per quanto mi riguarda proprio la settimana scorsa ho detto di no a una richiesta di “collaborazione” come informatrice, spiegando che siccome è il mio mestiere non mi sembra etico chiedermi di farlo gratis, ma che se vedono modo di farmi fare qualcosa per quel numero come incarico, di corsa sono qualificatissima.

La colega ha detto che prova a perorare la mia causa con il diretur, meglio che sbattersi gratis, almeno la solidarietà.

Insomma, siamo pure noi, certe volte a metterci troppo presto a 90gradi (Farhenheit, intendo).

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