E non sarebbe meglio se i lavoratori fossero trattati come tali? Almeno si riconoscerebbe il loro valore monetario, economico, come si farebbe, che so, con una cassa di champagne d’annata su cui è scritto “Fragile”. Almeno.

Ve lo siete mai chiesti? Il lavoro che fate, che è espressione di voi (noi) stessi se va bene, che svolgete anche se non vi piace perché dovete (dobbiamo) mangiare se va male o normale, secondo voi è una merce come le altre all’interno di quello spazio-divinità che è il Dio Mercato? Si può, dunque, comprare e vendere, anche svendere?

Non credo sia un problema di ideologia, quanto di etica umana, e di ragionevolezza in generale, per chi vuole svilupparsi, crescere, inseguire le magnifiche sorti e progressive di un capitalismo che è anche un po’ scemo. Perché è evidente anche a noi profani che continuando su questa strada si distruggerà da solo.
Consigliatissimo questo articolo.

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18 comments

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Gallino fu mio professore durante gli studi, eppure oggi sono un “consulente”, ma non di quelli che hanno la loro ditta, il loro studio professionale, in realtà è un modo fico per dire che qualcuno affitta il tuo corpo (sì, il termine tecnico è “body rental”), pagandoti uno stipendio normale e ricevendo in cambio una montagna di denaro. Boh, non c’è un nesso, o forse sì, come in un sacco di cose (Regina, sii tollerante con un nobile decaduto anche quando straparla).

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il mio lavoro, come tanti altri…è inflazionato… siamo tanti, troppi, molto molto impreparati..
per non dire incompetenti…

ma nn ho mai accettato di svendermi. io so quanto valgo e nn sn mai stato disposto a offrire il mio lavoro per 2 lire solo per via della concorrenza.

nn condivido chi lo fa.

mi p costato un anno di dolce (amaro) far nulla…però sn stato ripagato con gli ionteressi

ciao regy 🙂

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Il problema non è che il lavoro è una merce ma che il lavoro è alla mercè di pochi stronzi! 🙁

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..sì, certo, tanto, molto impreparati eppure se li prendono e li pagano pure: miracoli di questo paese

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Body rental….Conte Granata,hai detto tutto!
* Ciao Mat, il tuo caso è piuttosto fortunato,mi pare di capire…l’eventuale impreparazione (la competenza l’acquisisci con l’esperienza, ma se nessuno mai ti fa cominciare, come fare?) secondo me deriva dalla struttura dell’università (troppo accademica e poco concreta)…

* Eh, Baol, non tutti sono stronzi…tutti però pensano che il lavoro di un uomo sia uguale a quello di una pressa o di un torchio, qualunque esso sia 🙁

* Anonimo, l’impreparazione è un concetto ampio…che non dipende mica solo dai singoli: il punto è che viviamo in un paese di astrattezze, in cui l’importante è ancora soprattutto prendersi la laurea, poi chissà….

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Oh sì, il lavoro è una merce, da sponsorizzare, pubblicizzare, vendere. Più è importante lo sponsor, più soddisfacente sarà il prezzo ottenuto, a prescindere dalla preprazione, dalla serietà, dall’impegno. Il mondo, come sappiamo, cara Madry, è pieno di Accozzoli convinti di essere sono sono per meriti propri, in realtà, hanno solo scelto bene lo sponsor.

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..di essere dove sono..

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Non commento questo post perché se penso al mio lavoro, ora come ora, mi deprimo troppo!

Ma se passi da me, vedrai che ti ho fatto un regalino 😉

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Il lavoro è una merce. Se ce l’hai ti senti mercificato. Se non ce l’hai ti senti ancora peggio che se fossi mercificato.

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come diceva un noto pensatore della Magna Grecia, tal Frassica, cani e porci hanno lo sponsor…

No Blogger

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Che dietro ogni angolo ci sia un Accozzolo sponsorizzato è pacifico,credo…rimane da decidere se ci facciano più schifo loro o il sistema che ha reso l’Accozzologia normale O_0
Quanto al lavoro come merce, mi sembra assurdo ogni volta che penso alle “ricollocazioni”, al minimo di sicurezza, alla differenza drammatica fra il salario di un operaio e il ricavo economico che il suo lavoro produce, che va dritto nelle tasche di pochi invece di avere ricadute globali. Scopro l’acqua calda insomma: è il capitalismo selvaggio, bellezza! 🙁

* Giraff, chi è peggio? chi ha cercato lo sponsor o lo sponsor che spreme l’Accozzolo perchè sa che il “mercato” è quello?

* grazie, J.Cole, ho visto il meme con cui graticherò alcuni dei miei lettori(ora non scappate però…) 😀

* Ciao Capitano, non c’è soluzione in questo sistema: ma il lavoro, al momento, è sempre meglio averlo (oltretutto, di questi tempi altri decidono per noi, perciò…)

* Ciao No-B, io guardavo con piacere “Quelli della Notte”, può azzeccarci qualcosa? 😉

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Madry, ma Accozzolo è figlio tuo!

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Mai più di coloro che, come me, occupano posti dirigenziali all’interno di una azienda privata, sanno quanto svenduti siano i lavoratori nell’ambito del commercio.
C’è da considerare una cosa, comunque…
…nell’arco di un anno, in media, un dipendente privato costa all’azienda circa 50 mila euro, tra contributi, paghe, straordinari ecc.ecc.
Il contributo che il singolo riesce a produrre per l’azienda, è certamente almeno il triplo rispetto al proprio costo, ma se consideriamo il 48%netto di tasse corrisposte allo stato sugli introiti aziendali, vedremo che oggi, un dipendente costa all’azienda quasi più di quanto gli possa essere permesso umanamente di produrre.. di conseguenza e soprattutto nel meridione, il sommerso rappresenta una delle alternative più convenienti sul mercato..

Questo, cara Regina, ha solo una spiegazione… troppe tasse ..

riducendo la pressione fiscale alle aziende, si riuscirebbe a distribuire più equamente il ricavo di un dipendente e di conseguenza sarebbero combattuti evasione e lavoro nero… oltre che favorire la consapevolezza da parte del datore di lavoro, del reale valore del proprio dipendente..

Buon w.e., Regina.. un abbraccio..

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kniedich: la minore tassazione di alcune forme contrattuali “atipiche” avrebbe dovuto portare più soldi in tasca ai lavoratori. Cos’è successo invece? Stesso netto al lavoratore, ma con un contratto che costa di meno all’azienda.
Si possono anche togliere tutte le tasse che vogliamo, resta il fatto che le pagano sempre gli stessi, quelli che non possono non pagarle.

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Conte, guardandoti intorno, puoi davvero affermare con coerenza, che le aziende e tutti coloro i quali possono dare lavoro e partecipare alla produzione interna italiana, abbiano ad oggi usufruito di sgravi fiscali o detassazioni?? A parte la Fiat e l’Alitalia che restano una spina nel fianco…

E poi io non mi riferivo affatto alle tasse sulle retribuzioni dei vari contratti, quando parlavo di pressione fiscale, piuttosto a tutto quello che ruota intorno a iva, irap,irpef e roba varia… che inevitabilmente indebolisce la gestione finanziaria di una azienda se di medie dimensioni… la distrugge se piccole.

Ma davvero, Conte, pensi che per risolvere i problemi dei lavoratori basti aumentare i salari come conseguenza ad una tassazione del datore di lavoro?

Non sarebbe più idoneo agevolare fiscalmente i privati per mantenere innanzitutto, inalterata nel tempo la possibilità di permanenza dello stesso dipendente all’interno della ditta; risolvere il sommerso che con maggiori possibilità del datore di lavoro non avrebbe motivo di esistere; concedere aumenti periodici al dipendente che non peserebbe a quel punto sullo stato ogni qual volta si renda necessario un ritocco verso il basso delle tasse in busta.

Non credi, Conte?

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Lungi da me, non ne ho i titoli e manco le competenze, intavolare una discussione tecnica su tassazione e regimi contributivi.

Tuttavia, ho citato un esempio in cui una misura che doveva portare benefici ai dipendenti è stata invece utilizzata dalle aziende per abbassare il costo del lavoro.

Esempio non casuale, valga quel che valga: c’era un’opportunità per andare in una direzione, chi ha potuto (il 99% delle aziende) la utilizza per andare in un’altra.

Nella mia visione dei diritti e doveri degli attori che si muovono nel mondo dell’economia, non devono essere le tasse (o i contributi) ad essere convenienti, così da rendere accettabile per le aziende restare nelle regole, ma il contrario. E’ solo con una lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva che ci si potrà permettere di alleggerire la pressione.

Almeno in Italia. Perché è ovvio che la grande azienda non farà grossi numeri quanto a lavoro nero ed evasione. Ma hai mai visto come funzionano le cose nelle piccole o piccolissime aziende? Ci hai mai lavorato? Quelle con gestioni allegrissime, tanto c’è sempre il TFR dei dipendenti a parare il sedere dopo scelte avventate degli amministratori.

Per questi “imprenditori”, ogni escamotage è lecito per un profitto che non tiene conto degli interessi dei dipendenti.

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Lungi da me, non ne ho i titoli e manco le competenze, intavolare una discussione tecnica su tassazione e regimi contributivi.

Tuttavia, ho citato un esempio in cui una misura che doveva portare benefici ai dipendenti è stata invece utilizzata dalle aziende per abbassare il costo del lavoro.

Esempio non casuale, valga quel che valga: c’era un’opportunità per andare in una direzione, chi ha potuto (il 99% delle aziende) la utilizza per andare in un’altra.

Nella mia visione dei diritti e doveri degli attori che si muovono nel mondo dell’economia, non devono essere le tasse (o i contributi) ad essere convenienti, così da rendere accettabile per le aziende restare nelle regole, ma il contrario. E’ solo con una lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva che ci si potrà permettere di alleggerire la pressione.

Almeno in Italia. Perché è ovvio che la grande azienda non farà grossi numeri quanto a lavoro nero ed evasione. Ma hai mai visto come funzionano le cose nelle piccole o piccolissime aziende? Ci hai mai lavorato? Quelle con gestioni allegrissime, tanto c’è sempre il TFR dei dipendenti a parare il sedere dopo scelte avventate degli amministratori.

Per questi “imprenditori”, ogni escamotage è lecito per un profitto che non tiene conto degli interessi dei dipendenti.

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Che le tasse siano troppe è un fatto; che questa sia stata la scusa principale per evaderle e scaricarne il peso sui lavoratori è altrettanto un fatto…Apprezzo l’analisi di *Kniedich, “ma anche” (oddio!) come quella del * Conte: come lui, io credo che una grande occasione di evoluzione del sistema lavoro in Italia sia andata sprecata nella direzione sbagliata, quella che associo alla malafede e al voler essere furbi a tutti i costi, tipiche degli italiani :(((

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