Giulia è una simpatica bambinotta che vive a Pisa, preferisce il ragù al sushi e va in vacanza dalla nonna invece che in un resort. Usa la bicicletta invece del fantamacchinone, e non sembra apprezzare le cene di gala.
E’ una specie di manifesto della decrescita felice, anche se non lo sa; curiosamente però si tratta dello spot della coca cola, non esattamente la bandiera della società anticonsumistica per eccellenza.

Altrettanto intelligentemente Giulia elenca una serie di cose che la maggior parte di noi non ha mai fatto, né potuto o voluto fare; ascoltando la ragazzina, e trovandomi d’accordo con lei (il pesce crudo mi fa impressione, e io uso i mezzi pubblici per non morire sotto le ruote di qualche cagliaritano che fa lo splendido mentre si muove col SUV anche per andare a comprare il prezzemolo a 200 metri di distanza, e non frequento le cene di gala), mi sono sentita per la prima volta in vita mia davvero politicamente corretta, responsabile, quasi ecologista, insomma: sobria.
Lo spot mi è sembrato perfino esagerato (se i dati dell’Istat sono questi, almeno: e sappiamo che nella realtà sono, di solito, peggiori), nel senso che do per scontato di non frequentare i resort e mangiare a casa mia (non il ragù con la cocacola, però).
Poi ho ripensato a quelli che non lavorano, ergo non guadagnano, o hanno un reddito basso o precario con mutuo o figli a carico, e però, inspiegabilmente, hanno lo scarponcino firmato e la camicia Ralph Lauren, la cintura Burberry da 100 euro e il Moncler per il bimbo di due anni, e l’unica spiegazione che mi sono data è che insieme alla coca cola si mangino la pasta in bianco per tre mesi, piuttosto che rinunciare a questo tipo di “sicurezza” degli oggetti. Perché?

7 comments

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Vorrei dire una cosa: la bimba dello spot non parla in vero pisano… Tu sei un po’ toscana, ma forse non te ne sarai accorta… Però saprai che noi toscani non sopportiamo chi imita male la nostra parlata… Ricordo solo due non toscani in grado di imitare la nostra parlata, curiosamente legati entrambi a Pinocchio: Nino Manfredi (molto bene, con una calata tendente al pisano vero) nella versione di Comencini e Kim Rossi Stuart (un po’ peggio e con un accento indefinibile) in quella di Benigni… Comunque per riderci un po’ su qualcuno ha tirato fuori questo

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* Matteo, ho notato che l’inflessione non è esattamente pisana, nemmeno nella divertente parodia….il mio ramo toscano è esattamente pisano-lucchese!

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Simpatica la parodia… La Giulia vera invece, per il solo fatto di abbinare la coca cola al ragù, la prenderei a mattonate sui denti.

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Io i mezzi pubblici non li posso prendere perchè non vivo in centro città ma in periferia e se mi adattassi agli orari ( impossibili ) dell M potrei morire di stenti alla fermata.
Il pesce crudo ? Molto buono ( come trovo molto buono il ragù ) , ma non lo mangio , il sushi, perchè a Cagliari nessuno lo fa ( a Milano lo mangiavo spesso e spendevo esattamente quanto per una pizza ).
Nemmeno io vado in vacanza nel resort e nemmeno a casa della nonna visto che non ce l ho, la nonna, ma vado nella casa al mare di proprietà della mia famiglia che i miei genitori hanno pagato profumatamente con un bel mutuo ventennale , e magari avrebbero speso meno se si fossero fatti la vacanza al resort ogni anno.
Occhio ai luoghi comuni e al fin troppo facile buonisimo.

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p.s. si nota che ultimamente sono di ottimo umore ? 😉

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Credo che le famiglie di ceto medio (si può ancora dire?) facciano molto poco tutte le cose che hai elencato,almeno il campione che conosco io

Fi

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* Ross: zero ragù con la coca cola!

* Contessina, diciamo più o meno la stessa cosa: anche quella della bambina Giulia è una lunga serie di stereotipi (sushi, resort, ecc.), che io trovo bizzarra di questi tempi perchè, appunto, poche persone possono praticare qual tipo di stile di vita. O forse, do per scontato che pochi possano farlo e invece è più accessibile di quanto sembra:
* Fi: ripeto, io vedo decine di esempi di persone del “ceto medio” che si svenano per avere status e griffe, e non li capisco molto (questo non significa che ciò non sia legittimo o che io abbia il diritto di fare loro i conti in tasca).

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