Caro amico ti scrivo 
Così mi distraggo un po’ 
E siccome sei molto lontano 
Più forte ti scriverò

Scriverò anche per te, per quelle volte che ci siamo detti “scriviamo qualcosa insieme”. E nel volerlo fare insieme c’era quello che oggi manca, manca dappertutto, cioè il desiderio di fare le cose con qualcuno e non per qualcuno, di condividerle, di metterci alla prova in un mondo normalmente distratto o indifferente, a volte ostile. E di distrarci anche da noi stessi, che male non ci farebbe.

Da quando sei partito 
C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai 
Ma qualcosa ancora qui non va

Te ne sarai accorto, immagino. Tutto è un po’ sfuocato, un astigmatismo generalizzato. O forse è la gente che non vuole vedere, impegnata com’è nella resistenza quotidiana. E’ faticoso guardare oltre che vedere, lo sappiamo bene quanta energia richiede accorgersi di tutto. E volerci porre rimedio. Sono tempi difficili, manchiamo di leggerezza, e ti confesso che molte cose hanno perso importanza e perfino il loro nome è lontano: sono sparite dalla visuale. Non male, credo lo chiamino “ridefinire le priorità”.

Si esce poco la sera 
Compreso quando è festa 
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra
E si sta senza parlare per intere settimane 
E a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane

Confermo, intere settimane senza parlare. Cioè, delle cose vere, intendo, chè delle altre ne parliamo pure troppo, da farmi venire mal di testa, o forse è fame, o entrambe. Come stai, come sto, il cuore è sempre spezzato o la ferita piano piano guarisce, e così l’allegria, che poi è un uccellino nel petto e bisogna riconoscerla ma soprattutto difenderla.
Dimmi qualcosa di bello, o di brutto che ti è successo. Potrei continuare per ore, ma quella è sempre stata roba per noi, gli altri non la reggono. Quindi, intere settimane senza parlare.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno 
Porterà una trasformazione 
E tutti quanti stiamo già aspettando
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno 
Ogni Cristo scenderà dalla croce 
E anche gli uccelli faranno ritorno

Mi accontenterei di molto meno. Meno promesse assurde e quindi menzognere, meno odio, meno infelicità intorno a noi, meno sovraesposizione, più pane e rose e meno rassegnazione.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno 
Anche i muti potranno parlare 
Mentre i sordi già lo fanno

Da mangiare per tutti, dove devo firmare? Perchè vedi amico mio, il problema, come dicevamo spesso, è la poca misericordia, la migliore amica della realtà. Che non è la pietà pelosa per chi sta peggio e questo ci rassicura, ma la consapevolezza che al loro posto potremmo esserci noi, perché nulla di umano ci è estraneo. Compresi la noia, la prepotenza, il desiderio di dominio, la pigrizia. Potrei continuare, ma diventerei perfino più noiosa di quanto io sia oggi.

E si farà l’amore ognuno come gli va 
Anche i preti potranno sposarsi 
Ma soltanto a un a certa età
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà
Saranno forse i troppi furbi 
E i cretini di ogni età

Un sogno impossibile, per questo nuovo anno, ma vogliamo crederci. E’ più facile, comunque, quella cosa del far l’amore ognuno come gli va. Comunque ci andrei cauta, chè spariscono sempre quelli di cui abbiamo più bisogno, o così ci sembra, dopo. Finchè erano qua non ce ne accorgevamo nemmeno, erano ovvi, scontati. E invece, eh?

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico 
E come sono contento di essere qui in questo momento
Vedi, vedi, vedi, vedi
Vedi caro amico cosa si deve inventare 
Per poter riderci sopra 
Per continuare a sperare

Ti chiederai perché non dico il tuo nome, amico mio. Perchè per me sei tu, lo sarai sempre – il tuo sorriso, il modo di fumare, la tua voce – ma gli altri, leggendo queste poche e inutili parole, forse penseranno al proprio caro perduto, ai suoi gesti, al suono di una risata, e anche alla propria quando stavano con lui o con lei. Il dolore ha senso, mi sembra, se aiuta qualcuno. Se fa risuonare qualcosa dentro di noi, incrina il ghiaccio, se qualcosa emerge.
Quindi, vedi, è importante non personalizzare troppo. I grandi dolori sono certamente una questione privata, ma hanno di buono (perché il buono c’è sempre, l’utile anche, ce lo siamo insegnati a vicenda, no?) che ti fanno sentire più vicino agli altri, e quindi meno solo. La chiamano umanità, credo. E speranza.

E se quest’anno poi passasse in un istante 
Vedi amico mio come diventa importante 
Che in questo istante ci sia anch’io

Sì, è importante. So, sappiamo perché: parlare delle cose è farle esistere e resistere. Se vuoi rileggiti la lettera dell’anno scorso: è la prova che dico sempre le stesse cose, sto invecchiando di cent’anni al minuto. Forse non malissimo, però.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
Io mi sto preparando 
È questa la novità

Ciao, e scusami se mi sono dilungata, con te mi succede sempre. Ti abbraccio. E grazie.

F.

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