Arieccolo: un altro V-Day, stavolta per la libertà di informazione. Meno male che c’è Grillo, di cui condivido alcune esternazioni (di solito collocabili nella categoria della “scoperta dell’acqua calda”, solo che gridate da qualcuno famoso hanno tutt’altra eco e improvvisamente sembrano illuminate da una luce diversa, mah).
Voltarianamente parlando (“Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo“), credo che tutti abbiano il diritto di dire cosa pensano, di esprimerlo nel modo che credono (basta che non sia lesivo della libertà altrui, il buon gusto, la buona fede e i toni sono un’altra cosa), perfino quando ammucchiano un bel po’ di cose tutte insieme, per “fare volume”.
Ad esempio, mi sfugge la connessione fra l’Ordine dei giornalisti e la libertà di informazione, tema del V-day inopportunamente fissato per il giorno della festa della Liberazione (questa è un po’ megalomania, suvvia).

Grillo non è un ingenuo, né, pare, un ignorante, e dovrebbe sapere bene che la “schiena piegata” dei giornalisti riguarda coloro i quali scrivono su grandissimi mezzi di informazione, e che per ognuno dei servi della gleba ce ne sono dieci che si sono fatti un mazzo assurdo per cominciare a intraprendere la professione; la quale professione, tra l’altro, è tutto meno che una casta, visto che per un direttore di Sole24 Ore o Corriere o un giornalista “strutturato” ce ne sono 100 (interessante come proporzione, no? Incredibile come in Italia tutti vogliano fare il giornalista) che sono veri e propri “schiavi di redazione”, o lavoratori a cottimo pagati 3, 8, 18 euro lordi a pezzo pubblicato.
Che c’entra l’Ordine, al quale accedi dopo un percorso che stroncherebbe anche il caro Grillo, nonostante la potenza delle sue corde vocali e della sua demagogia? Mica stiamo parlando di un esame di Stato senza il quale non puoi lavorare o che ti fa accedere a un lavoro certo, tipo il notaio, o di una selezione con la quale la casta protegge la sua progenie, tipo gli avvocati.
Il giornalismo pratica una selezione naturale, fatta di resistenza fisica (solo per diventare pubblicisti bisogna aver pubblicato articoli per due anni di fila ed essere stati pagati, e se non sei un Accozzolo, soggetto universalmente presente in tutti gli ambiti della vita, puoi solo sperare di essere bravino e fortunato, nonché vaccinato alla colite ulcerosa) e di capacità: pare brutto dirlo, ma bisogna saper scrivere in italiano corretto prima che essere iscritti a un Ordine professionale, perché non c’è alcun vincolo di questo tipo: anche il fruttivendolo sotto casa può pubblicare un articolo, mentre il mio medico non può esercitare la sua professione senza l’abilitazione.

Il datore di lavoro del giornalista, che è il lettore (perché bisogna essere letti, sennò mi scrivo il diario segreto a casa e pace), giudicherà poi la qualità del prodotto, e se non gli piace si comporterà di conseguenza (vedete, io credo nella capacità critica del lettore, dello spettatore, ecc.)

Più che dell’Ordine, del quale ci si può lamentare giusto in relazione alle tariffe, bisognerebbe preoccuparsi del precariato selvaggio che rende i lavoratori della parola subordinati al caporedattore, al direttore, all’editore; del fatto che da anni i giornalisti aspettano il rinnovo del contratto; delle condizioni di lavoro no-limits, e di questa sottile ma persistente campagna di infangamento della figura del giornalista, che ha fatto sì, oltre alla crassa ignoranza s’intende, che su un marciapiede di Cagliari, davanti alla sede di un quotidiano, qualcuno scrivesse mesi fa “10-100-1000 Walter Tobagi” e a nessuno venisse in mente di cancellarla.

Questi sono alcuni dei problemi dell’indipendenza dell’informazione: il resto sono chiacchiere da palcoscenico, per le quali tuttavia bisogna combattere fino alla morte perché sia possibile dirle (cit. Voltaire).

15 comments

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Ma allora non sono l’unica a pensare che le esternazioni di Grillo siano per il 90% (mi sto tenendo bassa) demagogiche e anche banali?…ora mi sento meno sola!

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Da ex giornalista e da uno che ancora continuaa pagare 90 euro l’anno di tassa di iscrizione, direi che siamo assolutamente fuori dal mondo…!

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Alcune cose sono buone e giuste: vedi l’azione di contrasto al duopolio radio-televisivo, e in generale l’attenzione su questi importantissimi temi, cui spesso il cittadino non presta sufficiente attenzione…
* J., non sei sola, mettiamo su anche noi un movimento Contro L’Acqua Calda! 🙂

* Ciao Fabio, non ho capito bene: siamo fuori dal mondo per cosa? per la tassa di iscrizione( ma se non fai il giornalista, o anche se lo fai, mica sei obbligato a stare dentro l’Ordine)o per il concetto di Ordine professionale applicato ai giornalisti?

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concordo in pieno, io pure fui in un’altra vita un giornalista locale, poi mi interessai ad altro anche se potevo tranquillamente prendere la tessera da pubblicista (miracolo, poco, ma mi pagavano anche).
L’ambiente di redazione che ebbi modo di vivere era pesantissimo. Sostanzialmente era una corsa alla leccata di c…, un tagliare le gambe ai colleghi che potevano fregarti le pochissime chance di avere un riconoscimento.
Non faceva per me, ecco.

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comunque io credo che lui si rivolga proprio ai giornalisti della grande informazione, quelli che con i loro articoli hanno la possibilità di influenzare milioni di persone.

tuttavia nn è assolutamente da trascurare il contributo dei pesci un po più piccoli…

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“Il datore di lavoro del giornalista, che è il lettore giudicherà poi la qualità del prodotto, e se non gli piace si comporterà di conseguenza”

Nella classifica mondiale, l’Italia con 102 copie vendute ogni mille abitanti occupa le ultime posizioni, superando in
Europa soltanto Portogallo e Grecia. Dai primi la distanza è abissale: in Norvegia e in Giappone si vendono 588 e 577 copie ogni mille abitanti. Ma la distanza è ragguardevole anche nei confronti dei paesi in posizione intermedia: 317 sono le copie vendute ogni mille abitanti in Gran Bretagna, 303 in Germania, 300 in Danimarca, 290 in Olanda, 158 in Belgio, 145 in Francia.

… Si, penso proprio che gli italiani si regolino di conseguenza…

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sei una giornalista o aspirante tale, mia cara? allora per prima cosa togli i piedi dal fotoblog altrimenti non farai mai carriera da nessuna parte in questo mondo, soprattutto in provincia. il giornalismo non è peggio di tanti altri mondi, ma influisce sulla vita di tutti molto più di tanti altri mondi. non c’è gente migliore. allora perchè non chiedere l’abolizione di TUTTI gli ordini professionali e dare la vigilanza deontologica allo Stato? la campagna di Grillo a senso unico puzza: la libertà di informazione non è legata alla presenza o meno di un ordine, è legata alla proprietà dei mass media ed alla loro considerazione come un “prodotto” commerciale come qualsiasi altro. il “prodotto” ha l’etichetta che vuole il padrone e si mette nello scaffale dove vuole il padrone. detto questo, w l’informazione libera fin dove il giornalista la porta..

Petit Canard Enchaine

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“…una selezione con la quale la casta protegge la sua progenie, tipo gli avvocati… “

Non mi far parlare, chè al pensiero mi scoppia la gastrite (passano meno del 20% sui quasi tremila della mia Corte d’Appello…).

Anche se il vero colpo al cuore l’hai sferrato con la foto della Valentine.
Rossa.

Bacio, Regina!

🙂

L’avv.

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Grillo sembra saper parlare solamente di cose banali, scontate, gridate. E’ un populista che pretende di fare il politico comportandosi da comico.
Peccato che poi, andando in fondo, scoprire chi lo pubblica e chi lo finanzia fa venire piu’ di un sospetto sulla limpidezza delle sue adunate popolari.
Insomma, chiedere ai piccoli risparmiatori Telecom di delegare le proprie azioni per poi farsi pubblicare dal vecchio cda telecom desideroso di far fuori Tronchetti Provera mi pare molto poco politically correct.
Il giornalismo poi, non puo’ prescindere dalle sue deformazioni, che vanno dai Vespa ai Fede, passando per i Mentana per finire ai Mastella (!!).
Troppo vicino al potere per non esserne influenzato.
Ma per solidarieta nei confronti di tutti quei giornalisti indipendenti, precari, sottopagati e sfruttati, un bel Vaffa a Grillo e alle piazze vogliose di Slogan da gridare.

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Conte Granata, anche tu del ramo? è vero che in redazione di solito c’è molta competizione…quando mi è capitato di bazzicarle, di solito ho sperimentato l’effetto “invisibilità” (nel senso che i colleghi manco salutavano)… 🙁

* Ciao Mat, infatti anche i “pesci piccoli” svolgono, comunque, un lavoro di responsabilità. Però il nodo del problema è il legame proprietà-libertà, non tanto l’Ordine, qui associato alle altre “Caste”…per carità, nulla in contrario a una eventuale abolizione, ma non capisco che c’azzecchi!

* Ciao Gandalf, conoscevo i dati terribili della lettura: considera anche che quasi metà degli italiani legge meno di un libro l’anno (!!). Il problema secondo me non è tanto la qualità dei giornali (se non li leggi mai, come fai a giudicarli e notare la differenza?), quanto la scarsa volontà di utilizzare il proprio tempo per provare e confrontare i “diversi prodotti”. A questo aggiungi la scarsa curiosità della gente e il fatto che è più rilassante la TV trash della lettura/ascolto di ciò che accade…ed è fatta 🙁

* Ciao Piccolo Canard, diciamo che faccio “anche” la giornalista, ma senza grandi obiettivi di carriera…perciò “toglietemi tutto, ma non i piedini” 😉
e sono d’accordo con te sul discorso della proprietà…purtroppo attualmente una funzione di vigilanza dello Stato la vedo poco probabile, meglio che siano i cittadini ad esercitarla quotidianamente, senza assorbire le notizie in maniera passiva….per farlo, però, ci vuole la volontà e anche, ripeto, la curiosità per il mondo!

* ciao Avv., conosco per sentito dire le pratiche massacranti delle selezioni avvocatesche…coraggio 🙂

* Mammuthino, bentornato! 🙂
la solidarietà ai giornalisti precari, disoccupati, ostaggi di mille figure e figurine davanti e intorno a loro è totale…quanto a Vespa, Fede, Studio aperto e vite in diretta, quello è intrattenimento, mica giornalismo! 🙂

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Grillo dice semplicemente che il re è nudo, sarà pure banale, ma abbiamo bisogno di qualcuno che lo gridi e provi a creare un movimento di gente che vuole cambiare un po’ lo stato delle cose. Comunque, sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti, così come degli altri ordini in Italia, sono totalmente d’accordo. Poi, è chiaro che bisogna agire sul “padrone” e sui modi di concepire e usare l’informazione, ma l’eliminazione di organismi che hanno, ormai, solo la funzione di autoconservarsi, sarebbe un buon inizio.

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Azzardi giovanili, Regina.
Ora mi dedico a cose meno romantiche. Un po’ più concrete però.

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ma un giornale dovrebbe stimolare la curiosità!! io ogni mattina mi vedo su tg5 la rassagna stampa: titoloni uguali, pettegolezzi che hanno alimentato la tv la sera prima, è raro che capti un’inchiesta, un qualcosa che mi spinga a comprare il giornale… e leggere mi piace tantissimo!!

quando montanelli era montanelli, era un piacere leggere il suo giornale!! ora chi c’è?? scalfari e miele??? ahahahahahahah servi del loro padrone come vespa e fede!!

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Vabbuò, aboliamolo ‘sto ordine, o no, tanto è abbastanza uguale…ma tu, * O Giraffa, non mi diventare grilloide, ti prego, non si ammazza così una Reginetta! 😉

* Conte, tocchi un tasto dolente: la concretezza…questo è un lavoro che si fa soprattutto per passionaccia, certo sostentandosi…con altri due o tre lavori!! 🙂

* Gandalf, pienamente d’accordo: anche se il giornale secondo me ti permette di filtrare meglio la monnezza di quanto (non) faccia la TV!!!

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Mah… certo che Grillo serve a dare una scossa, anche se personalmente non mi fa impazzire. Diciamo che è paragonabile alla febbre che il nostro corpo usa per segnalare che qualcosa non va, tentando allo stesso tempo di eliminare il marcio… il resto è spettacolo..

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