La notizia non è tanto che ci fossero poche donne. La notizia è che questo ha fatto notizia, ed è già qualcosa.
Sinnova, il Salone dell’Innovazione che si svolge in questi giorni a Cagliari, è stato ieri al centro delle polemiche per la scarsa presenza femminile negli incontri.
Il caso è montato dopo il tweet dell’imprenditrice Daniela Ducato, che riporto integralmente basandomi sull’Ansa uscita ieri, 6 ottobre: “Cagliari #Sinnova16 festival innovazione: uomini 98% di interventi e tavole rotonde. Zero voce alle innovatrici donne. E’ prassi italiana“.

E’ stato ripreso anche da alcune rappresentanti politiche, io stessa l’ho condiviso perché espressione di una realtà, una “prassi” appunto, che vede spesso nei convegni, tavole rotonde, incontri e talk la presenza femminile come accessoria, comunque numericamente esigua, spesso unica, sicuramente irrealistica se non fosse altro che per la legge delle probabilità.

E’ vero anche che Sinnova ha visto la presenza di 132 aziende partecipanti, di cui 17 sono le realtà di imprenditoria femminile ( come nel 2015), oltre naturalmente alle donne presenti nelle aziende e all’ufficio stampa della manifestazione, curiosamente (forse no), tutto al femminile. Le donne, cioè, ci sono, come tutti noi sappiamo perfettamente visto che viviamo nel mondo ogni giorno.
Il problema è da una parte la loro scarsa visibilità pubblica e dall’altra la volontà (declinabile in tempo, forza, energia, fede nella causa) di fare fronte comune, “lobby”, e all’occorrenza anche chiasso su questo punto. Quello che conta è la sostanza, mi dicono alcune amiche: siamo qui, lavoriamo, esistiamo, questo approccio non è utile e in parte sono d’accordo perché riduce la questione della presenza (anche numerica) a uno strillo momentaneo, alla facciata: alla “forma”, cioè.

E’ però un problema femminile, questo, ragazze: non abbiamo tempo da perdere e quindi badiamo al sodo, in ogni occasione. Occhio però che la strada è lunga e accidentata, fatta anche di attenzione alle apparenze, all’immagine, e se necessario anche alle forzature (“quote” in politica ci dice qualcosa? Severe ma giuste, eh).
La realtà, l’ho visto anche stamane visitando Sinnova, è insomma “diversa” da come la disegniamo. E’ più complessa, sfaccettata, spesso sommersa. Sicuramente non tutto è e non è necessario che sia sempre in evidenza, in prima linea, immediatamente visibile agli occhi (e al pubblico). Ecco perché l’assenza delle donne nei talk considerati “principali” è stata evidenziata, nonostante la presenza femminile ci fosse, ci sia ogni giorno nelle realtà più innovative e creative.

L’ottimo articolo di Alessandra Guigoni (leggetelo qui) racconta proprio uno spaccato della manifestazione, con una attenzione particolare alle donne e ai giovani. Ma così come alcune donne interessanti ed evolute dichiarano pubblicamente (e io mi associo) di non voler nemmeno più accettare gli inviti agli eventi in cui sono presenti solo uomini, è ora che gli organizzatori (o organizzatrici) ci pensino bene – sicuramente meglio di quanto fanno ora- quando strutturano questi eventi, dalla conferenza nel paese di provincia al mega convegno sull’argomento X.

Perchè il rischio, per carità in buona fede ci mancherebbe, è da una parte quello di falsare completamente la realtà ignorando una buona metà del genere umano, e dall’altro quello di utilizzare la presenza femminile come accessoria, talvolta “ancellare”, come un “contentino”.
Su questo vi e ci voglio pronte, ragazze: se appena sentite odore di “ma guarda, sei l’unica donna, eh!”, ricordate che non è un complimento ma un problema del vostro interlocutore/trice con la statistica, con la realtà e probabilmente con le vostre competenze e capacità. In quanto donna, non persona.

Pace e amore [e più femminismo per tutt*]!

Inoltre vi consiglio di leggere...

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.