E’ la malattia del secolo, forse di sempre: abilmente contraffatta da strumenti come Facebook, Skype, la posta elettronica, il virtuale che sorpassa e in qualche modo danneggia il reale.
E’ la solitudine, che senza neanche sorprendermi troppo causa, secondo una ricerca scientifica, anche un malessere del corpo oltre a quello, evidente, dell’anima.
Pasolini scriveva che “bisogna essere molto forti per amare la solitudine“: quando questa non è la compagna di una sera o di un periodo in cui non abbiamo voglia di stare con gli altri o a dirla tutta non ne possiamo proprio più di gente che parla, urla, insiste e non capisce, ma è una condizione perenne e (apparentemente) insolubile che ci si appiccica e non riusciamo a superarla.

Mentalmente, e anche fisicamente, è un danno, e una situazione di “intensità e carica devastante, paragonabile alla rabbia o alla sete” dicono gli scienziati. Forse peggio, perché se a una puoi porre rimedio con un bicchiere d’acqua, la solitudine ostinata non è immediatamente interrompibile.
I soliti discorsi – la vita alienante nelle città, la frenesia moderna, le angosce per il futuro che ti fanno pensare solo al pane e mai alle rose – lasciano il tempo che trovano, così come gli ammennicoli farlocchi tipo i social network o le chat. Fateci caso: nel mondo virtuale si è tutti improvvisamente più disponibili e simpatici, ma se le stesse persone che ci hanno cercato su Facebook ci incontrano per strada, al supermercato, in un locale, difficilmente si sdilinquiscono come invece è facilissimo fare da dietro un monitor. Forse mi sbaglio, e aspetto smentita (io adoro essere smentita, è un effetto collaterale del pessimismo della ragione).

Discorsi vecchi, lo so, e pure un po’ moralisti, ma il problema della solitudine lo vedo spesso anche in chi mi sta vicino, mi addolora molto, non so come porvi rimedio perché spesso, anzi sempre, la disponibilità ad ascoltare deve andare di pari passo con quella a parlare di sé, delle cose importanti però.
Sennò è solo opportunismo, oltre che triste (e questa sì irrimediabile) abitudine alla solitudine.

10 comments

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Sono solo di passaggio per farti un saluto ed avvertirti che da me c’è qualcosa che ti riguarda.
Domani passerò a leggere il post e a commentarlo.
Buona notte

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Passata qui seguendo i link di Jane… 😀 e credo tornerò!

Quindi la colpa è sua 😀

Buonanotte

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La solitudine è consigliabile in alcuni momenti della vita. E’ necessaria per mettere ordine nella propria vita, per ricostruirsi dopo la fine di un rapporto devastante o per cercare di prendere la decisione giusta senza essere influenzati da altri.
La solitudine di cui tu parli è la stessa che MI AUGURO DI NON PROVARE MAI…MI FA PAURA!
baci la volpe

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Tema aspro la solitudine, tema duro più di quanto non si creda. Purtroppo cresciamo nell’idea che “meglio soli che male accompagnati” e talvolta nell’adolescenza ne facciamo una fede oltre che un inno. Io ho fatto così e riconosco di averci perso molto. Il confronto serve, serve sempre e comunque. Il dialogo serve, sempre e comunque. Stare soli fa male, fa male alla testa, fa male al corpo, fa male al modo in cui vediamo gli altri. Viene spostaneo essere dolci ed indulgenti con chi si rinchiude nella solitudine, ma talvolta questo può anche non aiutare. Talvolta bisogna dare una sveglia brusca ma necessaria, per fare uscire dall’intorpidimento. Prima che diventi impossibile.

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Per un periodo della mia vita (breve, ma sempre troppo lungo) ho scelto la solitudine fino a quando ho deciso di “tornare alla vita”.
Quest’esperienza mi è servita per capire che gli altri ci “servono” soprattutto per confrontarci, per farci crescere, per farci vedere le cose da diversi punti di vista.

Il lato positivo è stato soprattutto scoprire che ero mancata agli altri tanto quanto loro erano mancati a me.

ps: che commento sdolcinato!

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meglio solo che cercare compagnia su facebook eheheheh.
scherzi a parte…credo che la solitudine sia quanto di piu brutto possa colpire una persona. e’ come una malattia che pian piano ti divora

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Stare bene con se stessi vuol dire anche stare bene da soli, se fosse sempre cosi’ sarebbe grandioso.
Alle volte invece e’ una scelta dettata dal non saper gestire le aspettative delle persone.
Dal sentirsi prosciugati da quello che ( giusto e doveroso) gli altri chiedono.
Magari ci si abitua e poi non ci si accorge che gli “altri” si sono irrimediabilamente allontanati. All’inizio per rispettare, accettandoli, il carattere e i limiti della persona, dopo, disidratati e svuotati dalla mancanza di scambio.
Mi ricollego soprattutto alla parte finale del tuo discorso, amando molto una persona che e’ rinchiusa dentro se stessa, nelle sua ambiguita’, nella sua mancanza di chiarezza e si fa bastare il poco che si prende ( potendo avere molto) e sente come “smisurato” invece il poco che da.
Gli ho voluto molto bene, adesso lo accetto, so che e’ il massimo che puo’ dare, ma ne sono costantemente ferita.

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Ringraziamo gli scienziati che, talvolta, ci spiegano che cos’è l’acqua calda. Secondo me, per vita vissuta mia e di persone care, una persona è sola quando si sente sola, non quando noi le mettiamo il bollino rosso “S”, quando si sente inutile, quando si concentra troppo su se stessa senza pensare che potrebbe fare tanto per gli altri (compreso ascoltarli) quando non riesce a far capire alle persone che ha accanto che, sì, magari sta parlando proprio di sè, delle cose che ritiene importanti, dei suoi desideri, dei suoi progetti. E poi, Madry, non voglio smentirti, ma il mondo è pieno di persone che parlano e straparlano di sè, senza preoccuparsi minimamente di ascoltare gli altri, ascoltarli veramente, senza “esserci”, contenti loro:-)

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caribelli…
# ciao Rabb-it, benvenuta/o e torna, torna a Madrigopolis 🙂

# ciao volpe, ma certo che la solitudine come scelta è molto utile in alcune situazioni…il prossimo post lo dedicherò al bello dello stare soli, e contrariamente ad # Antonio io credo ancora che sia una situazione preferibile all’essere male accompagnati….anche se comprendo che talvolta questa filosofia può degenerare nella superbia di bastare a se stessi!

# Jane, non sei sdolcinata, è tutto vero! 🙂

# ciao Mat, Facebook è un modo come non altro, forse, per sentirsi parte di qualcosa, ma ho l’impressione che sia un pò ingannevole…

# Angel cara, anche io ho vissuto e vivo una situazione simile a quella di cui parli: l’unica cosa da fare è accettare anche che le persone non ci corrispondano nell’esternazione dei sentimenti…io (e sono pochissimo tollerante in questo) li trovo un pò menomati e pò opportunisti, che ci posso fare? eppure ad alcuni voglio un bene dell’anima…

# Cara Girà, non mi smentisci affatto :))….quelli che sono contenti (e fessi) del loro essere totalmente egocentrati sono, purtroppo, i candidati ideali a soffrire della solitudine cattiva, in un prossimo futuro o presente… 🙁

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Io vivo solo adesso ed ogni tanto ho un sacco di botte di malinconia :/

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