Lo dice, con commovente convinzione, il protagonista di Into the Wild-Nelle Terre selvagge, il meraviglioso film di Sean Penn tratto da una storia vera.

Pare sia una citazione del Dottor Zivago di Pasternak: uno dei messaggi subliminali del film è infatti quello per cui le buone letture portano alla scoperta, ma anche alla deriva, di se stessi.
I buoni libri, che raccontano la vita, inducono a farsi domande, a cercare risposte, e magari una dimensione più “vera”, proprio come il protagonista del film.
Il tema, secondo me, non è quello del viaggio che ti rende libero, come si potrebbe pensare vista l’ossessione del giovane per l’Alaska (le “terre estreme” appunto) e le immagini tipiche della strada americana che si snoda, libera, davanti a te.
Il vero, grande, accecante obiettivo è la ricerca della Verità, di una vita il più possibile autentica, Reale, Vera: senza le sovrastrutture della carriera, dei ruoli sociali, dei doveri e forse anche dei diritti che comunque ci obbligano ad esercitarli (quando possiamo). E il vero viaggio diventa quello dentro se stessi e contro se stessi, necessariamente in solitudine, fino alla scoperta che nulla ha valore se non è condiviso con gli altri. Troppo tardi, come talvolta accade.

Senza necessariamente affrontare questi viaggi e questi dolori, ma esercitando una spietata sincerità, fermiamoci ogni tanto (e già questo sarà uno sforzo immane) a guardare le cose per chiamarle con il loro vero nome: dietro un atteggiamento di amicizia può celarsi l’amore intimidito, dietro il relativismo che applichiamo a tutto e tutti credendo di essere tolleranti (“è fatto così, è il suo carattere, è la cultura, ecc.”) ci può essere la nostra pigrizia e la nostra indisponibilità a schierarci, esprimere una opinione, impegnarci, perché è scomodo e non abbiamo tempo, voglia, energia.

Chiamiamo le cose con il loro nome, quello che la nostra mente e il nostro cuore troppo spesso distratti, annoiati e disillusi danno loro: non per ridefinire il mondo a nostra immagine, ma per cominciare a vederne, e apprezzarne, la verità.

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9 comments

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si vivrebbe molto meglio, senza fraintendimenti, senza inutili discussioni.

sarebbe bello se si guardasse meno l’immagine e più la sotanza.
ma oramai l’immagine domina su tutto e spesso noi ne siamo schiavi e succubi.
l’immagine poi spesso sinonimo di maschera, di quello che vorremo che fosse e che invece non è..

aspetto fisico, carattere, atteggiamento…
mah..ho sempre preferiti mostrarmi per quello che sono, pregi e difetti.
potrò essere apprezzato o subire critiche o essere “odiato” o “snobbato”…ma a me fondamentalemtne, che me frega?
nulla…
e poi nessuno potrà darmi del falso

cumprendiu oh regina?

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condivido, reg, e anche con Mat.
Siccome anche io sono un pò come Mat, non ho sempre vita facile.
Essere incapace di finzioni e bugie, mi mette spesso in scomode posizioni. Per le convenzioni del vivere civile, sono costretta, ogni tanto, ad essere “impermeabile”, ossia reticente, ossia peccare di omissione per non dover dire scomode verità… ma per quanto riguarda me stessa medesima sono di una spietatezza chirurgica, e non fingo di essere ciò che non sono. e molti, in questo mondo “fantabosco style” non lo apprezzano, ma sai che ti dico? non è un problema mio, semmai è solo loro!
io sono così, odio le ipocrisie e le persone che fingono, ecoloro che confondono la conoscenza con l’amicizia, e così via… continuerei ma poi diventerei troppo lunga, mi sa…
quindi concludo con una vecchia frase, che però rende l’idea. non mi preoccupo se non ho molti Ammiratori del mio esser lucida e disincantata, e se posso venire criticata: chi non mi vuole non mi merita. Claro?

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Deve essere davvero bello quel film…peccato che nn sono ancora riuscita a vederlo!Comunque,per la serie “il senso della vita”…ci proverò a riflettere,conspevole che il mio viaggio è ancora lungo…E ci proverò ad essere meno relativista!

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Guardare -e mirare- alla sostanza, anche se la forma ha il suo valore e il suo perchè,volenti o nolenti…ma soprattutto, poi, avere il coraggio di “scegliere”…forse anche questo potrebbe essere una variante del chiamare le cose con il loro nome?

* Cumprendiu, Mat! la falsità è la peggiore cosa 🙂

* Lu, spesso le persone che vivono in un mondo di fiaba e pretendono che gli altri facciano altrettanto non hanno nessuna intenzione di uscirne, lasciamoli pure lì dove stanno :-((

* Crazy, il viaggio è ancora lungo anche per me, per fortuna :-))))

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è un film bellissimo che fa riflettere come giustamente hai sottolineato tu. Bel post. bacione

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il vero tema?
la crescita, quella che tutti noi abbiamo vissuto e viviamo…
ma cosa citava di tolstoj?
mi rimane questo interrogativo… e poi la poesia sui genitori…
che film fantastico!
(come mi entusiasmo…)

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A proposito di Tolstoj:ho cominciato “Guerra e Pace” (le mantengo le promesse io!). Presto un aggiornamento su cosa sta succedendo a San Pietroburgo nel 1805 :-))

* Ciao Elle, bacione anche a te!:-)

* Phil: anche io mi sono entusiasmata, certo con un pizzico di tristesse…

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ti auguro maggior fortuna della mia nell’affrontare guerra e pace… io l’ho comprato 23 anni fa, e ancora nn sono arrivata al 3° volume… ogni 4 o 5 anni lo riprendo… mi sbafo il 1° volume in due giorni, attacco con entusiasmo il 2° e lì… mi areno miseramente…. perdo lo slancio e puffete…rinuncio fino al prossimo tentativo. non so cosa sia,perchè tolstoj mi piace, ho divorato anna karenina in due settimane (e anche quello sono due volumi, mica un bignamino) i russi li ho letti con piacere.. mah… resurrezione divorato, delitto e castigo idem, cecov pure… michail zoshenko idem…
e ricordo ancora una splendida frase di tolstoj sull’infelicità che da sola vale un libro…
forse è il mio cervellino che si è fritto sotto la pensilina del ctm?
cmq per ora sto alla larga dai russi, adesso è il turno degli israeliani (schedulazione letteraria?ahahah). poi non si sa!

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Paradossalmente nel film vi è anche un altro significato del chiamare le cose con il loro nome, un tragico significato legato al presunto errore di non aver saputo riconoscere erbe commestibili da erbe velenose (nel libro si ipotizza invece che a uccidere Christopher fu l'aver mangiato le radici di piante di cui sono commestibili solo i fiori).

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