La celebre battuta di Nanni Moretti, inviperito per le domande di una giornalista (ah, sempre quella vil razza dannata…) in Palombella Rossa, riguardava lo scempio che spesso facciamo della nostra meravigliosa lingua italiana. Parole inventate, congiuntivi massacrati, vocaboli il più delle volte presi dall’inglese, lingua bellissima ma tiranna e onnipresente. Ma chi non si sforza di migliorare il proprio vocabolario, chi usa parole a caso senza prestare attenzione alla loro bellezza, chi parla tanto per parlare, deve destare in noi, appassionati amanti dell’italiano, qualche diffidenza perché la parola è il riflesso del pensiero? Non è una interpretazione troppo severa? Mah. Certo, poi una assiste impotente a certe esternazioni verbali e conclude: aveva proprio ragione Moretti.

(Foto Madry)

21 comments

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In questo caso la parola riflette solo l’avanzato grado di putrefazione del cervello dei giovani di La destra, ammesso che ne abbiano mai avuto uno sano.

Buona domenica mia Regina!

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Sono d’accordo con questo concetto.. pur non amando assolutamente Moretti. Secondo me non è un fatto di fazione politica, comunque, il problema sta a monte. L’inglesizzazione delle lingue, non solo quella italiana, porta inevitabilmente ad un adattamento del parlato a nuovi canoni linguistici che spesso riflettono modi di dire e/o particolari situazioni veramente difficili da tradurre… un banale esempio può essere il “night club” o “online” “outlet” “body building” e così via… tradurli in italiano significherebbe perdere il senso originario, e paradossalmente pochi capirebbero il significato se pronunciati nella lingua madre…

a tal proposito segnalo un articolo di Leslie Ray sulla agonia della lingua italiana che potete leggere su :

http://uk.geocities.com/leslie.ray@btinternet.com/italianomoribundo.html

Buona domenica..

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Certo, poi un certo grado di ignoranza è fondamentale per imbastardire la nostra lingua… spesso anche in televisione si sentono certi strafalcioni che neanche mio nipote all’elementare direbbe… la grammatica italiana è considerata un “optional” che per qualche anno è anche stato escluso dalle lezioni nelle scuole… di che ci lamentiamo allora?

P.S. mi sono accorto che il collegamento che ho scritto prima alla pagina web è venuto tagliato… riprovo adesso, in caso negativo, se vi interessa leggerlo, potete digitare “leslie Ray” su google e dovreste poter arrivare all’articolo…

http://www.uk.geocities.com/leslie.ray@btinternet.com/italianomoribundo.html

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Le lingue sono come le razze: frutto di mescolanze linguistiche le une, e di mescolanze genetiche le altre. Non esistono lingue “bellissime” o lingue inferiori. Appartenendo alla sovrastruttura, esse rappresentano il riflesso dell’evoluzione che avviene alla base: l’economia. In un’epoca in cui l’imperialismo americano la fa da padrone, non è sorprendente che anche la lingua anglo-americana, di riflesso, sia la più diffusa a livello internazionale. Così è stato per il greco, per il latino, per l’italiano in epoca rinascimentale, per il francese e lo spagnolo. Fu lo stesso Nebrija (grammatico vissuto nel XVII sec. che scrisse: “La lengua es compaňera del Imperio”. E’ strano che nel III millennio ancora non sia chiaro questo!
Janscky

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Mah, cara Regina, io continuo a credere che la nostra, anche se molto difficile, sia una delle lingue più ricche e belle. Forse è un po’ dura… il francese è più musicale come anche lo è il dialetto veneto. Vedo però che pochi usano vocaboli appropriati e molti non sanno a cosa serva la grammatica. Lasciamo stare poi l’invasione e la diffusione di barbarismi. E’ la piaga dei nostri tempi.
Buona domenica.

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Da me si è scatenato il casino per ‘sta cosa, spero non succeda lo stesso qui.
Un abbraccio regina 😉

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Amo l’italiano, che ci posso fare?sarà anche una deformazione professionale… e a costo di sembrare antipatica, ribadisco l’importanza di parlare bene, di fare attenzione, perchè la parola ci rappresenta e poi…vuoi mettere il piacere di pronunciare-o scrivere?- una bella frase? e comunque, le volgarità e gli scivoloni non sono appannaggio della sola destra :-((
Grazie per il link, K., già il titolo dell’articolo mi interessa, tornerò su questo argomento perchè mi appassiona :-))
Caro Janscky, ti assicuro che il concetto dell’imperio economico=linguistico è chiarissimo e noto ai più, e un pò mi spiace doverti contraddire: esistono lingue bellissime, sì. Almeno secondo l’opinione banale di una piccola Regina :-)….Così come esistono parole stupende in una lingua e insignificanti quando tradotte: è la musicalità di cui parla anche Sergio.
Last but not least, una aperanza, Baol: ch eun pò di casino scoppi pure qui, perchè ultimamente c’è un pò troppa pace sotto il cielo di madrigopolis!! 🙂

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Magna sovrana, è annosa questione codesta che lei luminescente ci propone. Le parole et la mente si fanno del male a vicenda? Invero credo che se si entra in un circolo vizioso finisce che l’una fa del male all’altra più e più volte. Spesso l’ignoranza genera la cattiveria, ma soprattutto genera la mancanza di una visione tollerante del vivere in comunità. Pur tuttavia credo che la base non sia il vocabolario, ma i valori con cui si è cresciuti. Io non sono un santo, ma certo mi sento di dire, suo onesto vassallo, che son cresciuto con idee ben diverse da quelle del signor storace e ne sono orgoglioso.
Sempre suo servitore

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Il congiuntivo, costrutto peculiare della lingua italiana, non è che un inutile retaggio del passato inventato dai retori latini per esprimere una sfumatura linguistica tanto fumosa quanto apprezzata da politici e avvocati nei fori dell’antica Roma. Oggi fortunatamente è sempre più in disuso e si avvia ad un declino progressivo che lo consegnerà inevitabilmente all’oblio col risultato di rendere la nostra lingua più leggera e meno ostica. Quindi attenzione: difendere l’ideale di un uso più corretto e consapevole dell’italiano è cosa sicuramente meritoria a patto di non fissarsi su inutili purismi e di riconoscere come la lingua non sia e non debba essere fissa e immutabile nel tempo bensì in continua evoluzione e solidale con i mutamenti della società che la esprime. Il linguaggio deve essere prima di tutto uno strumento al servizio degli uomini e non il contrario. Fatta questa premessa, desidero esprimere il mio accordo, pieno e incondizionato, con la celebre affermazione del mitico Moretti.

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Che noia! Che barba e che noia! Va bene non parlare ostrogoto ma non si può essere così barbosi e attaccarsi a una coniugazione! Dai, su! è il concetto quello che conta…che noia e che barba!

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Noto un pericoloso rilassamento dei costumi…contro il quale solo l’uso CORRETTO del congiuntivo ci può salvare! Assassinetto, pure tu lo usi correttamente, mi pare…approvo, continua così 😉 e poi, miei diletti, va bene l’adattamento ai mutamenti della società, la lingua viva eccetera, ma non dobbiamo certo adeguarci alla generale buzzurraggine verbale (e non solo) per stare al passo con i tempi…pazienza se non saremo estremamente innovativi e all’ultima moda, le tendenze bizzarre-buzzurre lasciamole pure agli adolescenti, chè noi abbiamo da difendere un titolo, una contea, un casato, la nostra reputazione luminescente (?!!) come un neon! 🙂

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Bè, Madry, sono d’accordo, però ammettiamo pure una cosa: ci sono persone che usano perfettamente il congiuntivo e non danno alcun senso ai discorsi che fanno!

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Questo è vero,Giraffa diletta: anzi il bello del congiuntivo è che se adeguatamente usato è uno strumento micidiale per confondere le idee, far sembrare un discorso reale,fare, insomma, fuffa… 🙂

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ciao, mi piacerebbe fare uno scambio link,questo è il mio:

http://mark-be.blogspot.com/
IL BLOG DELLA SIMPATIA
fammi sapere

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…l’italiano!
gioia e dolori!
….anche io inciampo ogni tanto nei congiuntivi….sarebbero molto difficili da usare…ma io me la caverei ogni volta! 😉

ps:….è l’ora…pardon! 🙂

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Cara F. in realtà non contraddici me, ma il 99% dei linguisti e dei filologi.
Inoltre, non vorrei apparire impopolare, ma mi piacerebbe sapere cosa significa la frase “una lingua bellissima”? Che ha dei verbi all’ultima moda? Una sintassi seducente o una fonetica affascinante? Per non parlare della morfologia, la quale di certo dovrebbe essere ammaliante!
Se esiste una classifica di Miss Lingua (nessuno pensi male!) indicatemi le coordinate per recuperarla: la voglio vedere, vi prego.
Janscky

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Ahia,a stuzzicare i duri e puri si rischia grosso, ma lo sapevo anche prima,caro Janscky…sfortunatamente non ho le competenze necessarie per disquisire di filologia nè di imperialismi e ricorsi storici; semplicemente, per quanto riguarda la lingua, vado “a orecchio”, amo le parole e preferisco alcuni suoni ad altri, o certe parole in una lingua rispetto alle stesse in un’altra; è evidente che in quanto frutto di un sentimento e un punto di vista (la mia personale opinione appunto), essa non ha alcuna presunzione di verità universale.
e francamente dei filologi e della scienza linguistica (se esiste) me ne infischio :-), proprio perchè la lingua è viva e in continua evoluzione (ma amerò sempre la sintassi corretta).
Ciao * Mark,grazie per la visita..e, * Mimmolo:anche a me capita di inciampare, ma più con gli accenti :-((

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Ma se vuoi mi invento qualcosa e scateno un putiferio…:D

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Chi parla male vive male. Appoggio Nanni.

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Hai visto, Madry, quanta erudizione alberga nel tuo reame? E quanta cura nell’uso equilibrato dei termini. Il meticoloso dosaggio di aggettivi e la certosina semina della punteggiatura. Perciò, di questa lingua Italiana, parliamone pure male, anzi, non è mai stata moderna, sicuramente non vincerà “premi di bellezza”. I più grandi detrattori li abbiamo sempre cresciuti in casa: gli esterofili scimmiottando le mode correnti, gli “acculturati” deprecandone la vetustà,ma da tutti “esibito” in bell’italiano. Se ciò non è contraddizione può darsi inclini al narcisismo, va bene tuttavia: la lingua è salva. Almeno in questo regno.

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Non so se chi parla male vive male, ma certo non dà buona impressione di sè; sembra snob da dire, ma il riferimento è ovviamente prima ai contenuti che alla forma con la quale si dicono le cose. Certo che anche questa conta…e così la bellezza di alcune parole non ha paragoni, e pazienza se sono paroline normali, perfino banali, così pochissimo erudite: “polpetta” ad esempio, ma anche “plenty” in inglese”, “corazon” in spagnolo (qualcuno mi soccorra per l’accento…), ecc. ecc.

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