Succede così. Un giorno mi sono guardata allo specchio e ho visto, improvvisamente, che sono invecchiata. Com’era la canzone? Un anno di piùùùù…e qualcosa in meno, tuuu….forse Battisti si riferiva alla tonicità delle guance, per esempio, che come in un film dell’orrore vedo cedere verso il basso, modello “Maschera di cera”. Oppure, forse, a quelle che le amiche in vena di consolazione (anche perché è notorio che “mal comune mezzo gaudio”) chiamano “rughe di espressione”. Macchè, sono rughe e basta, inutile accanirsi contro i solchi naso-labiali, per quelli c’è solo il filler o Dorian Gray. Uno di questi giorni mi guarderò allo specchio e scoprirò che mi è caduta la faccia, semplicemente, e in un cristallino momento di odio ricorderò le ore passate al sole a dissertare con le amiche sull’opportunità di usare l’olio Monoi o il latte alla carota protezione 2 (fittizia). Scopo del gioco, il color mocassino che ormai è un’utopia, perché a quanto pare anche l’abbronzatura bella uniforme è privilegio delle supergiovani; dai 25 in su, sforzi sovrumani per diventare di mezzo tono più scura del color pergamena naturale. Non parliamo poi delle altre cose che cadono. Insieme alla parte esterna del braccio, impietosamente detta “a effetto mantovana”, cala pure l’autostima. Non che volessi ad ogni costo mettermi i bracciali da Cleopatra, che si rischia piuttosto l’effetto laccio emostatico, però…
A onor del vero devo dire che complessivamente il tutto tiene ancora, ma l’improvvisa sindrome da identificazione con la Regina Madre (sarà anche questa una teoria psicoanalitica che mi era sfuggita?) si è manifestata più spiritualmente che fisicamente. Non che questo mi dispiaccia, anzi da un lato sono felice di comprenderla meglio ora, e dall’altro il tutto mi dà ancora una volta il senso di quanto sono diventata “vecchia”. Ad esempio: non sopporto più il disordine (degli altri, ovviamente). E poiché Azzurro tende a conservare tutto, ma proprio tutto, come efficacemente descritto dall’amico S.B., io non la prendo tanto bene. Capita che alla terza sollecitazione di conservare le scarpe/ buttare la confezione in plastica dei pomodorini/ raccogliere da terra le riviste (no, non i calzini, per quelli Azzurro è molto ordinato) la Regina Madry si trasformi in Attila, flagello di Dio, e passi come una tempesta. Dopo la quale non solo c’è la quiete ma anche, finalmente, il minimo sindacale di ordine necessario a sopravvivere. Esattamente come faceva la stremata Regina Madre durante gli anni della mia adolescenza. Quanto alle rughe, beh…mi consolo per davvero pensando che in fondo quei brutti solchi labiali vogliono dire che ho molto riso e molto mi sono inquietata; e per entrambe le cose mi reputo, alla fin fine, fortunata.

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