Caro amico,
un altro anno è finito. Lo salutiamo con una certa allegria, vero? E’ stato complicato, a volte difficile. O magari no, è andato benissimo, ma comunque è andato, e dobbiamo sempre, comunque, dovunque continuare a sperare, anche se si tratta di una attività rischiosa e spesso dolorosa (speranza).

Ho chiesto un po’ in giro, che mi aiutassero a trovare qualche piccola indicazione per il 2018, magari qualche parola giusta, perché se ben ricordi, amico mio, abbiamo spesso convenuto sul fatto che è meglio dire qualcosa in più piuttosto che avere il braccino corto, no? (generosità). Con chi lo merita, e forse anche con chi non sa di meritarlo: in ogni caso, caro, ti ricordo che non facciamo la contabilità dei sentimenti e che è importante mantenere la nostra identità. Se siamo caldi, restiamo tali; se siamo freddi, pazienza.

Vedi, caro amico, alcune di queste parole le avevo già sognate e pensate l’anno scorso, e non sempre sono riuscita a osservare i loro piccoli ma importanti comandamenti: quest’anno farò meglio, promesso. So che tu ti sei impegnato, anche perchè hai sempre l’idea di essere a scuola e di essere valutato – su questo dobbiamo lavorarci, eh.

Sul fatto che noi dobbiamo essere amati non per ciò che facciamo ma per come siamo, o per meglio dire nonostante quello che siamo. E non farmi quella faccia di disapprovazione perché ho osato dire che “dobbiamo”: dobbiamo pretenderlo, sì. Lo standard l’abbiamo già abbassato abbastanza (radicale).

Amico mio, quest’anno ho conosciuto meglio e parlato con persone meravigliose, anche a loro insaputa (non sono forzatamente buona, è che gli stronzi, le sanguisughe, i noiosi, i tromboni, gli indifferenti ho imparato a riconoscerli al volo e quindi ho notevolmente risparmiato tempo). Mi hanno raccontato storie di pazienza, di perdita, di amore e disamore; ho visto facce stanche, sospettose, gesti che rivelavano interi mondi in un attimo, non sempre piacevoli, talvolta inaspettati. Il nostro corpo non mente mai, è un amico saggio e non dobbiamo mai trascurarlo o sottovalutarlo (a proposito, stai dormendo bene? Sogni molto e forte? E stai mangiando? Mi raccomando).

Ma tutto è utile, e in ultima analisi tutto è bello, là fuori. Te lo dico perché tu non abbia la pigra tentazione di tornare nella tua personale caverna da cui criticare il mondo. (Credere).
Ho capito che quasi sempre la chiave è il tempo: che è un vecchio nemico con cui si può anche venire a patti, soprattutto nei momenti difficili. Caro, adorato amico mio, non volevo tirarla per le lunghe: soltanto suggerirti alcune di quelle parole che qualche volta mi si materializzano davanti come se fossero solide, e che magari ci aiuteranno in questo anno che sta arrivando.
Speranza, tempo, radicale, credere, corpo, generosità, identità, e altre.

Spero che mi risponderai, e mi farai sapere cosa ti fanno venire in mente. A me, tutte cose utili (non ho detto piacevoli per forza, smettila di alzare gli occhi al cielo).

Ti abbraccio,
F.

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