E io che (mi) pensavo che il rutto libero a tavola fosse segno di gradimento del pasto. E che bastasse dire “scusate!” dopo un bello scorreggione mefitico in pubblico per rispettare le regole del vivere civile.

E invece. Scopro oggi (grazie agli amici di Radio Press che ne hanno parlato stamattina) che il Comune di Cagliari, Assessorato ai Servizi Sociali (cioè lo stesso che si occupa di anziani, disabili, asili, alloggi popolari, assegni familiari eccetera), ha pubblicato un utile libretto per le scuole, argomento: il Galateo.
Proprio quello che riguarda lo stare a tavola (guai alla scarpetta nel sugo!), il comportamento al ristorante (la signora sta un passo indietro per non accorgersi di quanto paga l’uomo per il conto, ecc.), e varie amenità da insegnare, si suppone vista la destinazione, ai ragazzi delle scuole.
Ragazzi senza famiglia? O questa famiglia non è in grado di insegnare che non si tuffa la faccia nel piatto come gli animali e quindi si rende necessaria una spesa di denari pubblici e l’impegno di un assessorato comunale?

Mi viene in dubbio, forse perché non conosco la differenza esatta (o la conosco fin troppo bene) fra galateo e buona educazione: forse c’è bisogno dell’intervento dei Servizi Sociali, per esempio, per i miei vicini di casa che dopo avermi propinato per mesi Marylin Manson a palla alle 3 del pomeriggio sono passati allo spostamento dei mobili a mezzanotte e ai festini (sopra la mia camera da letto) che durano fino alle 7 del mattino… E per quanto riguarda quelli che mi sbattono in portone in faccia anche se mi vedono arrivare carica di buste della spesa, o quelle che nei negozi manco salutano?
Altro che insegnare loro come si apparecchia, ussignùùùùùrrr…..

AGGIORNAMENTO: fra le raccomandazioni del Gala-Teo del comune di Cagliari, anche quella di ripulire per bene il pettine dai capelli residui dopo averlo usato, mirare dritto nel w.c quando si fa la pipì se “maschietti” (il diminutivo indica che si sta parlando di bimbi piccoli non dotati pienamente della virtù della mira?) e, curiosamente, quella di non chiedere mai scusa se ci scappa una puzzetta in pubblico, “perchè gli altri potrebbero anche non essersene accorti”.

(un grazie imperituro a Vito)

8 comments

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Tolleranza, musica e tolleranza Regina, magari dai loro la tua playlist da mettere sui piatti alle tre del pomeriju. Per le brosciures educhescional non ho parole :-I

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Toglietemi tutto, ma non la scarpetta nel sugo!
E al diavolo il galateo: la buona educazione, come fai notare anche tu o mia Regina, la si vede da ben altri gesti di attenzione e di gentilezza, certo non da come si piega il tovagliolo o si versa il vino.

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Ma il Comune di Cagliari è troooooppo chic! E perchè non fare anche un manuale per i dipendenti comunali che hanno contatti con il pubblico, così magari imparano anche a dare le informazioni senza sbuffare? Ah, ma per quello non bisogna essere chic, bisogna solo essere educati, sorry..

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Oh mamma….siete davvero all’avanguardia 😀

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* Fiorsa,per la pleilist mi sto attrezzando….sentirai! 🙂

* Ross, sono pienamente d’accordo con te, e infatti stasera cucino pasta al sugo, ecco 🙂

* Cara Gi, per quei dipendenti ci vorrebbe ben altro…che so, un contratto a termine…un co.pro…un coccodè….

* Eh, sì, Baol, invidioso, eh? ;-(((

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Ehi, alla storia della puzzetta non ci avevo pensato. la prossima volta non chiederó scusa 😉

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o mia Regina, non potendo procurarmi il libretto, ti prego: rivelami il nome della nobile autrice (che immagino abbia fatto opera di volontariato)

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* Adaspina, l’importante sulla puzzetta è abbozzare…. 🙂

* Anonimo caro, ho saputo solo ieri chi è l’autrice materiale (e spero ben retribuita) del libretto, ma la repsonsabilità mica è sua: trattasi di lavoro su commissione…istituzionale! O_O

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